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Politica
Crisi di governo a fine gennaio. Il Pd stacca la spina se... 'Inside'


Con i se e con i ma non si fa lo storia. E nemmeno la storia politica. Ma quando i se e i forse diventano tanti, i rumor si trasformano in ipotesi e le ipotesi in scenari probabili. O addirittura altamente probabili. Una cosa è certa: tra la vicenda delicata dell'ex Ilva e la Legge di Bilancio che ancora deve affrontare un difficile percorso parlamentare, nella sede del Partito Democratico si è acceso più di un campanello d'allarme. Al Nazareno, fonti vicine al segretario Nicola Zingaretti, spiegano in maniera estremamente semplice la situazione politica della maggioranza: o il governo è unito e lavora per il bene del Paese, rispondendo alle "balle" dell'opposizione di Centrodestra, oppure se l'esecutivo serve a Renzi e Di Maio per evitare il ritorno alle urne e per mettere bandiere da vendere sui giornali non ha alcun senso andare avanti.

E' del tutto evidente che la manovra deve essere approvata (non fosse altro per evitare l'aumento dell'Iva, motivazione ufficiale che ha portato a fine estate alla nascita del Conte II) e quindi almeno fino al 31 dicembre, salvo improbabili colpi di scena, non ci saranno terremoti politici. Poi a gennaio, passate le vacanze di Natale, gli occhi saranno inevitabilmente puntati sulle elezioni regionali dell'Emilia Romagna di domenica 26, vero snodo dopo il trionfo salviniano in Umbria. Fonti parlamentari dem danno per "certa" la caduta del governo e la fine della maggioranza giallo-rossa in caso di sconfitta del Centrosinistra e di Stefano Bonaccini, anche perché l'ennesima batosta nelle urne si unirebbe al balletto dei distinguo che caratterizza la vita quotidiana dell'alleanza Pd-M5S-Italia Viva.

Ma che cosa contestano i dem? Qualche esempio concreto per capire bene perché la temperatura è sempre più alta certificata anche dal rialzo dello spread tornato a quota 150 punti. I renziani che votano la fiducia sul provvedimento che toglie l'immunità penale ad ArcelorMittal salvo poi, il giorno dopo, dire che non erano d'accordo. Oppure, sempre Italia Viva protagonista, che in Consiglio dei ministri approva la Legge di Bilancio e poi l'indomani Renzi spara sulla plastic tax. E ancora. Luigi Marattin che propone la misura sulle auto aziendali poi contestata subito dopo dall'ex premier ed ex leader dem. Ecco le bandiere e le prese di posizione continue che logorano la maggioranza e che - dicono al Nazareno - consentono all'ottimo comunicatore Salvini, ma anche alla Meloni, di far breccia nell'opinione pubblica accusando il governo di varare una manovra di solo tasse, carcere e tagli.



ELOQUENTI LE PAROLE DI LUIGI DI MAIO... VIDEO



Non a caso appena il Pd nelle interviste fa balenare l'ipotesi delle elezioni Renzi esce allo scoperto affermando che la legislatura deve andare avanti fino al 2023, anche perché - spiegano i retroscenisti del Nazareno - interessato all'imminente partita delle nomine pubbliche e all'elezione del presidente della Repubblica in agenda nel 2022. Il problema dei 5 Stelle, sempre secondo il Pd-pensiero, riguarda soprattutto la spaccatura interna, ormai evidente, e l'incapacità di Di Maio di tenere unita la folta pattuglia parlamentare grillina.

Sul caso ex Ilva, ad esempio, l'ipotesi di reintrodurre lo scudo si scontra con l'ala più radicale dei pentastellati minando la compattezza dell'esecutivo nelle trattative. Ma anche sulla manovra è un continuo distinguo, per non parlare del rilancio fatto dai 5 Stelle del salario minimo, storico cavallo di battaglia che però rischia di creare nuove tensioni nell'alleanza di governo. Il problema di Di Maio è chiaro, è costretto a spingere sugli argomenti classici dei pentastellati per cercare di tenere unito il più possibile il Movimento e di provare a recuperare dopo il flop in Umbria e il netto calo nei sondaggi, ma così facendo le frizioni con Renzi e con il Pd non fanno altro che aumentare.

In questo contesto il premier Giuseppe Conte inevitabilmente si è avvicinato al Pd, forza che almeno apparentemente ha una linea più coerente e meno soggetta a oscillazioni quotidiane. Un altro esempio su tutti sono le liti Italia Viva-M5S su quota 100 e sul carcere ai grandi evasori alle quali i dem e il presidente del Consiglio hanno assistito attoniti.

Gennaio, dunque, sarà il momento del redde rationem. I dem danno ormai per certo che in Emilia Romagna non ci sarà alcuna alleanza con i 5 Stelle, che sarebbe addirittura controproducente, e che comunque Bonaccini alla fine può spuntarla sulla leghista Lucia Borgonzoni. Si vedrà la mattina di lunedì 27 gennaio, ovviamente, ma una sconfitta segnerebbe la fine dell'esecutivo che non potrebbe sopportare le polemiche e le liti che inevitabilmente farebbero seguito a un esito elettorale nefasto. Quello che accadrà dopo un'eventuale crisi di governo è un punto interrogativo. Zingaretti e Franceschini hanno più volte sottolineato come questa esecutivo è l'ultimo della legislatura e che se cade Conte ci sono solo le urne. Ma la stessa cosa veniva ripetuta continuamente anche durante il governo M5S-Lega e poi sappiamo come è finita...

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