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Politica
Crisi, trattativa in salita M5S-Pd. Nessun incontro tra capigruppo

GOVERNO. FONTI M5S: NESSUN INCONTRO CON PD PREVISTO PER OGGI

Nessun incontro in programma oggi pomeriggio tra i capigruppo m5s e Pd. Lo fanno sapere fonti M5S. 

Crisi, Zingaretti: No disponibili a prese in giro o a diktat via Twitter

"Noi siamo pronti a fare la nostra parte per un governo nuovo e di svolta, anzi la stiamo facendo mettendo a disposizione le nostre idee. Ma occorre un confronto, non siamo disponibili ad essere presi in giro o solo ad accettare diktat o niet via Twitter. Non è cosi che si governa un grande Paese". Lo fa sapere a Repubblica il segretario Pd Nicola Zingaretti.

Crisi: premier e ministri, confronto aperto sul governo M5s-Pd

Formalmente il no di Zingaretti ad un Conte bis resta, ma non si tratterebbe piu' di una posizione granitica. Quel no potrebbe trasformarsi in un si' se arrivassero dei segnali di discontinuita' dal Movimento 5 stelle sulla composizione del governo. Ovvero se M5s cambiasse alcuni 'interpreti' che hanno governato con la Lega cadrebbe il veto. La trattativa tra Pd e M5s va avanti. La giornata di oggi potrebbe segnare il punto della svolta. Potrebbe quindi 'rovesciarsi' in qualche modo il quadro: ovvero Conte sempre a palazzo Chigi ma con un passo indietro di alcuni esponenti - fonti parlamentari del Pd non escludono che lo stesso Di Maio potrebbe essere a 'rischio' nelle vesti di vicepremier - che hanno fatto parte dell'esecutivo giallo-verde. Di Maio ha smentito tramite il proprio staff un'offerta fatta pervenire a Zingaretti - ieri mattina i due si sono sentiti - di una sorta di 'monocolore' Pd con Conte alla guida. Ma sul tavolo ci sarebbe un confronto aperto proprio su questo scenario. Figure di rilievo vicine al Pd andrebbero a occupare caselle chiave: ai dem potrebbe toccare Esteri (favorito Gentiloni), Mef (ipotesi Padoan ma non si esclude del tutto la permanenza di Tria), Interni (difficile Gabrielli, nella rosa anche Minniti) e forse Difesa (si fa il nome di Rosato).

La Difesa pero' potrebbe rimanere a M5s con Trenta, mentre non e' ancora chiaro a chi toccherebbe la casella della Giustizia. Agli atti comunque restano le parole di Zingaretti: "L'Italia non capirebbe un rimpastone, il mandato della segreteria e' per un governo di discontinuita' e discontinuita' e' anche cambio di persone". Ed ancora: "Non crediamo nella formula del contratto, bisogna costruire un programma utile. Incontriamoci da domani e parliamo sui contenuti, senza veti e ultimatum".

La risposta del Movimento 5 stelle pero' non si e' fatta attendere: "La soluzione e' Conte, il taglio dei parlamentari e la convergenza sugli altri 9 punti posti dal vicepremier Luigi Di Maio. Non si puo' aspettare altro tempo su delle cose semplicemente di buon senso. E' assurdo. L'Italia non puo' aspettare il Pd". In ogni caso sia il Pd che il Movimento 5 stelle stanno lavorando sui punti per un programma di fine legislatura. Sugli eventuali nomi di governo non c'e' ancora alcuna schiarita. Per il Pd si fanno i nomi di De Micheli, Gentiloni, Martina, Chiamparino, Bressa ed Ascani, tra i pentastellati quello di Fantinati, per quanto riguarda Leu il nome di Muroni. Ma si tratta di schemi che non trovano alcuna conferma, anche perche' la partita per ora e' sul ruolo del presidente del Consiglio.

Intanto la Lega resta alla finestra e 'spera' ancora in Di Maio. Nei giorni scorsi ci sarebbero stati contatti tra il responsabile del Viminale e il vicepremier M5s. Gli 'ex lumbard' sostengono che Di Maio per rimanere capo politico del Movimento e magari diventare anche presidente del Consiglio non puo' che tornare ad un asse con la Lega. "A maggior ragione se dovesse cadere il veto di Zingaretti su Conte", osserva un 'big' del partito di via Bellerio. La Lega insomma 'spinge' Di Maio a rigettare la prospettiva di un esecutivo giallo-rosso, anche perche' - osserva la stessa fonte - "secondo i sondaggi che abbiamo M5s con un'alleanza con i dem sarebbe destinata a scomparire. Per loro un ritorno con la Lega sarebbe il male minore". La partita in corso pero' e' tra Pd e M5s. Con Beppe Grillo che anche oggi e' tornato a farsi sentire per perorare la causa di un 'ritorno' di Conte a palazzo Chigi.

GOVERNO: DI MAIO 'IL NOME E' CONTE', M5S PREME 'PAESE NON PUO' ASPETTARE PD''. OGGI VERTICE CON CASALEGGIO A ROMA. RUMORS

Luigi Di Maio non molla la presa sul Conte bis. Il vicepremier M5S punta a fare breccia nel muro alzato dai dem. Non a caso, al termine della telefonata con il segretario Pd Nicola Zingaretti, trapelava un certo ottimismo da parte del capo politico pentastellato. Il leader democratico, raccontano all'Adnkronos fonti grilline di primo piano, "era molto possibilista": "in verità", viene spiegato, "sono rimasti solo lui e Paolo Gentiloni a dire no" alla riconferma di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi. E infatti l'ala renziana del Partito democratico ha subito colto l'occasione per incalzare il segretario, chiedendogli di dare il via libera alla riconferma del premier uscente. La giornata ha poi vissuto un picco di tensione: in conferenza stampa al Nazareno Zingaretti ha ribadito l'esigenza di una "discontinuità" anche sui nomi. Gelida la risposta dei grillini: "L'Italia non può aspettare il Pd, la soluzione è Conte". Ma dietro le quinte si continua a lavorare, come dimostra l'invito di Zingaretti a incontrare il M5S "da domani". Indiscrezioni, per ora non confermate, parlano di un possibile vertice dello stato maggiore M5S con Davide Casaleggio, in programma sempre domani a Roma, per fare il punto della situazione. Al momento non sarebbe stato ancora deciso se sottoporre o meno a referendum sulla piattaforma Rousseau l'alleanza di governo col Pd. Forti sono i timori di un responso negativo della base ed è anche per questo motivo che, viene evidenziato, si starebbe insistendo sulla figura di Conte: "l'unico", ragiona un esponente pentastellato di peso, "in grado di far digerire ai nostri elettori un'intesa di questo tipo". Dalla partita per la premiership si è intanto sfilato il presidente della Camera Roberto Fico. Fonti della presidenza di Montecitorio hanno fatto sapere che la terza carica dello Stato intende "dare continuità" al suo ruolo. Ma i tempi per chiudere l'accordo si assottigliano sempre di più. Il Movimento è consapevole che dal Quirinale non faranno sconti sui tempi e già domani sera - dice un big M5S - il Colle si aspetta segnali concreti in vista del secondo giro di consultazioni, fissato a martedì. Resta sullo sfondo la questione del forno leghista, che i 5 Stelle non hanno mai detto ufficialmente di voler chiudere. Le parole di Conte di ieri, infatti, sono attribuite alla sua volontà di non ripetere l'esperienza gialloverde, ma non impegnano in alcun modo il Movimento. Ma anche chi tiene quotidianamente i contatti col Carroccio cede allo scetticismo: "Se tornassimo indietro accettando il 'corteggiamento' di Matteo Salvini, non terremmo più i gruppi. Sarebbe molto complicato far accettare ai nostri un'inversione a U di questo tipo".

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