I magistrati di Salerno e Reggio Calabria che hanno dato vita a "uno scontro tra procure che non ha precedenti" hanno arrecato un "inusitato vulnus" alla sistema giurisdizionale italiano, perdendo i requisiti di "imparzialità ed equilibrio" propri di un magistrato.
Per questo la sezione disciplinare del Csm il 19 gennaio ha disposto la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio di Luigi Apicella, procuratore capo di Salerno, e il trasferimento ad altra sede e ad altre funzioni dei suoi sostituti, Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi, e contemporaneamente ha stabilito il trasferimento del procuratore generale di Catanzaro Enzo Iannelli e del sostituto Alfredo Garbati.
Leggendo le 61 pagine delle motivazioni di quella sentenza si evince infatti che i cinque magistrati hanno inferto "un inusitato vulnus" al sistema giudiziario, una ferita "mai verificatasi prima nella storia repubblicana della "funzione giurisdizionale, fondamentale nel nostro Stato democratico e di pari dignità, secondo la nostra Costituzione, rispetto alle altre funzioni, legislativa ed esecutiva".
In più, "nessuno degli incolpati nel corso delle diverse udienze camerali - si legge ancora nella sentenza - ha dimostrato di essersi minimamente reso conto dell'eccezionale gravità del proprio comportamento deontologico, che violando fondamentali regole procedurali, ha determinato il concreto di una vera e propria implosione della giurisdizione".
Discorso a parte merita "il comportamento processuale dei magistrati di Salerno", che hanno abbandonato l'Aula dopo aver letto una dichiarazione. QUesto, secondo il Csm, "dimostra che essi hanno inteso difendersi 'dal processo' e non 'nel processo'. L'essenza stessa della giurisidizione, invece, fonda sul rigoroso rispetto delle regole da parte di chi ne rappresenta il centro e il cuore, ovvero il magistrato. Non vi è giurisdizione credibile se non vi è rispetto delle regole da parte dei suoi protagonisti e senza una giurisdizione credibile - scrivono ancora i consiglieri - si pone in crisi una delle funzioni fondamentali di uno Stato democratico e si scivola verso uno Stato di polizia, che è la negazione del moderno Stato di diritto ed è di ostacolo alla realizzazione di quel principio fondamentale della nostra Costituzione, secondo cui la legge è uguale per tutti".