Per quanto riguarda la ricostruzione dei fatti e delle responsabilità, il disciplinare del Csm equidistribuisce le 'colpe'. I magistrati di Salerno, secondo quanto si legge nella sentenza, hanno "abdicato" al loro ruolo "imparziale e super partes", essenza stessa dell'essere magistrato, e si sono allineati alle tesi del pm Luigi De Magistris, riproducendo nelle motivazioni del sequestro del fascicolo Why not, in maniera "pedissequa e senza alcun vaglio critico, il contenuto delle più di 60 dichiarazioni" rese loro dall'ex magistrato di Catanzaro. Ciò ha portato alla stesura di un provvedimento di sequestro ai danni dei colleghi di Catanzaro definito "abnorme". Non solo: secondo i consiglieri del Csm, la condotta dei magistrati salernitani e il loro atto ha "fortemente delegittimato tantissimi soggetti anche istituzionali, coinvolti a sproposito" nel provvedimento di sequestro del fascicolo Why not, per di più "senza che fossero indagati".
Come conseguenza, ciò ha portato a una lesione del loro "diritto al rispetto della vita privata e familiare". Il tutto a causa della "prevedibile pubblicazione su Internet" del provvedimento "abnorme". Infine, i magistrati di Salerno "hanno insinuato dubbi di correttezza, senza la benchè minima prova", persino sulle "più alte cariche dello Stato", inserendo dell'atto di sequestro dell'inchiesta Why Not "notizie allarmistiche e impertinenti" su "personaggi estranei" al loro procedimento penale, "senza che ciò avesse alcuna attinenza" con le finalità proprie del sequestro. Non solo: i magistrati salernitani "si sono spinti fino a coinvolgere gratuitamente in critiche sconsiderate" persino il presidente della Repubblica.
La posizione dei colleghi di Catanzaro, seppur non meno grave, appare nella sentenza, più sfumata. Loro sarebbe stata infatti la responsabilitò, in un primo momento dei rapporti, di non aver fornito la "necessaria" collaborazione ai colleghi. Poi, con il provvedimento passato in cronaca con il nome di 'controsequestro', avrebbero commesso quello che nello sport sarebbe un 'fallo di reazione', hanno cioè reagito in maniera "indebita" con un atto che esulava dalle loro competenze a danno dei colleghi di Salerno.