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Politica
Di rigore si muore.Torna a parlare Napolitano dimenticando la realtà dei fatti
Credit Photo Nick Zonna

E’ tornato a parlare Napolitano sulle colonne di Repubblica l’indomani del grande successo di Salvini a Milano sottolineando come il sovranismo sia un pericolo per gli ideali europei: “Alle urne va respinto chi esalta gli Stati sovrani come risposta ai problemi dei cittadini ma anche chi con ipocrisia si finge a favore della Ue. All'Italia servono rinnovamento ed equo rigore: assurdo continuare a pagare più per gli interessi sul debito che per l'istruzione”.

Rigore dunque è la parola che torna sulle sue labbra. Era il 12 novembre 2011 quando Berlusconi fu costretto a rassegnare le dimissioni sotto i colpi dello spread che raggiunse il record di 574 pb. Il capolavoro di Napolitano era compiuto; quattro giorni prima aveva eletto Monti senatore a vita e successivamente Presidente del Consiglio, imposto dalla UE a garanzia di un default che sembrava ormai certo. Il Tesoro collocava sul mercato BoT a 6 mesi al rendimento record del 6,4%. Monti, che vanta una sola pubblicazione economica, distruggerà l’Italia con il famoso Decreto Salva Italia riguardante provvedimenti in materia fiscale e previdenziale (la famosa legge Fornero).

Ripercorriamo quel periodo ricco di assonanze con l’attuale governo ma non (per fortuna) nell’esito finale. Il rapporto Debito/Pil stava viaggiando verso il 120% ben al di sotto dell’attuale 132%. Il governo Berlusconi, che pure aveva superato un insidioso voto di sfiducia il 14 dicembre del 2010, sembrava poco coeso, lacerato tra liti interne alla coalizione di centro-destra, esattamente come appare l’attuale coalizione giallo-verde.

Il premier cercò di avocare a sé la gestione delle finanze statali, che fino ad allora erano state saldamente nelle mani del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. La sua idea era quella di ridare fiato all’economia con un robusto taglio alle tasse, per provocare un positivo shock per la ripresa economica. Esattamente come sta facendo l’attuale compagine governativa. L’Europa invia una lettera in 39 punti. Una lettera scellerata che getterà l’Italia nel baratro. I punti salienti erano quelli di procedere rapidamente con le liberalizzazioni (leggasi svendite) degli asset nazionali, tagliare i salari, precarizzare i lavoratori incentivando i licenziamenti, alzare l’età pensionabile, inasprire la tassazione sugli immobili, tagliare la spesa pubblica. La lettera si chiudeva con “Confidiamo che il Governo assumerà le azioni appropriate. Con la migliore considerazione, Mario Draghi, Jean-Claude Trichet”. Abbiamo visto tutti gli esiti. 

La narrazione economica  ha consegnato che grazie a questa cura da cavallo lo spread diminuì e che l’Italia si salvò. Ma fu la verità? Al di là del singolo picco che non rende l’idea del vero andamento delle cose notiamo che tutti i grafici che ci venivano proposti non erano mai stati “nettizzati” dall’inflazione. Ebbene se facciamo questa operazione notiamo il vero andamento sia dello spread che del rendimento dei buoni. Alle dimissioni di Berlusconi il rendimento del Bund (decennale) tedesco era circa allo 0%, quello del Btp (decennale) italiano era intorno al 2,5%, Ebbene nel periodo del governo Monti se il Bund tedesco si attestò addirittura in territorio negativo (-0,4%/0,5%) quello del Btp italiano schizzò al 3,6%/3,7%; parimenti lo spread nel periodo di Monti ebbe il culmine nel 2012-’13 in cui raggiunse rispettivamente di 365 e 343 punti base, sempre al netto dell’inflazione.

Insomma la cura di Monti non servì a nulla se non a distruggere il Paese. Fu invece il QE della BCE che fu aperto non certo per grazia da Draghi ma per salvare l’Euro che abbassò la temperatura sui mercati. La storia del dafault greco ha insegnato proprio che le politiche di ottuso rigore sono solo devastanti per un Paese. Sembra però che non tutti lo abbiano ancora capito.

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