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Politica
E adesso comanda Matteo Renzi. Da oggi il governo è più debole...

Da "Enrico stai sereno" a "Giuseppe stai sereno" il passo è relativamente breve. D'altronde sono trascorsi solo cinque anni (2014-2019). La scissione nel Partito Democratico da parte di Matteo Renzi e dei suoi fedelissimi, anche se almeno per il momento non tutti, produce inevitabilmente un indebolimento del governo Conte bis.

Con una pattuglia di circa trenta parlamentari e con 12 se non addirittura 15 senatori, i renziani diventano determinanti sul piano numerico a Palazzo Madama, mentre alla Camera Pd, M5S e LeU restano autosufficienti. Il rischio di scivoloni e trappole in Aula e soprattutto in Commissione è da oggi più alto. Di fatto l'ex premier ed ex leader dem, nonostante i sondaggi lo accreditino al massimo al 5%, ha in mano le sorti dell'esecutivo e della legislatura. Sarà lui a poter condizionare l'azione di governo pur non facendone parte.

Non solo. Il fatto che una fetta di renziani sia ancora nel Partito Democratico - su tutti Luca Lotti e il ministro della Difesa Lorenzo Guerini - dimostra che l'ex premier e leader dem potrà in parte ancora condizionare anche le scelte del Pd e non solo dei suoi nuovi gruppi parlamentari.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ora non avrà più da mediare solo tra Pd, 5 Stelle e gruppi minori ma dovrà trovare la sintesi anche con i renziani a partire dalla Legge di Bilancio per passare al caso Autostrade-concessioni fino a tutti i temi più spinosi e delicati dell'agenda politica. Nicola Zingaretti non è più l'unica controparte dei 5 Stelle e per forza di cosa il Pd avrà meno voce in capitolo dovendo sempre cercare l'intesa anche con gli scissionisti del Nazareno.

Ma a subire più di tutti lo strappo tra i dem sono Luigi Di Maio e il M5S. I pentastellati fin dai primi giorni delle consultazioni al Quirinale dopo la crisi aperta da Matteo Salvini hanno sempre affermato di non sedersi nemmeno al tavolo con Renzi e di trattare solo con Zingaretti e i vertici dem. Da oggi non sarà più così. Renzi è ufficialmente e a tutti gli effetti un alleato di governo dei 5 Stelle con il quale dovranno fare i conti. Una svolta non facile da spiegare a una base già in fermento per la decisione di sposare il Pd.

Il rischio è quello di un proliferare di casi Paragone in Parlamento visto che per il M5S Renzi è da sempre il nemico numero uno (la sequela di dichiarazioni contro l'ex premier degli ultimi anni è innegabile). Insomma, Renzi se ne va dal Pd ma non dal governo diventandone l'azionista di maggioranza, non numericamente ma grazie a una sorta di golden share politica. Il passo da "Enrico stai sereno" a "Giuseppe stai sereno" è davvero breve.

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