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Politica
Elezioni regionali sondaggi: la verità su Emilia e Calabria. Ecco chi vince

L'incubo di Matteo Salvini in vista delle elezioni regionali del 26 gennaio in Emilia Romagna, vero snodo cruciale per le sorti del governo e della maggioranza, si chiama disgiunto. Ovvero il forte rischio che una parte dell'elettorato leghista e del Centrodestra voti come candidato alla presidenza della Regione il Governatore uscente Stefano Bonaccini anziché la senatrice del Carroccio Lucia Borgonzoni.

In Emilia Romagna c'è la classica "sindrome dissociativa", spiega ad Affaritaliani.it il sondaggista Alessandro Amadori dopo aver analizzato le stime uscite finora sul voto del 26 gennaio. Ovvero? Se guardiamo al voto di lista e dei partiti la Lega è nettamente in testa, soprattutto grazie al voto della provincia, mentre la partita sui candidati governatori vede Bonaccini leggermente davanti. E' quello che gli esperti chiamano "disgiunzione" o sondaggi altalenanti e incoerenti. La Lega al momento in Emilia Romagna si attesta attorno al 32-34% con un altro 10-12% portato da Fratelli d'Italia e Forza Italia. Il Centrodestra quindi arriva al 44-46%. Però sul candidato presidente la Borgonzoni perde un 2-3% che la riporta intorno a quota 40 con Bonaccini che viaggia verso il 45%. E il voto disgiunto, stando alle ricerche sui flussi elettorali, è di tutto il Centrodestra e quindi soprattutto da parte degli elettori della Lega che è nettamente la prima forza della coalizione oltre che regionale. In sostanza circa un elettore leghista su dieci potrebbe (condizionale d'obbligo) non votare la Borgonzoni ma Bonaccini pur votando il Carroccio come partito.

Tutto ciò, sempre secondo Amadori, accade perché il presidente uscente gode di un più forte credito amministrativo. L'Emilia Romagna è una Regione pragmatica composta da persone concrete che danno il giusto valore alla dimensione economica e amministrativa. Per certi versi è come il Trentino o il Veneto o anche la Lombardia dove il profilo prettamente amministrativo conta molto. Il merito è della gente emiliana e romagnola e non tanto del Pd anche se Bonaccini, molto abile, sta proprio impostando la campagna elettorale sul pragmatismo ovvero sul Pil regionale simile a quello della Germania e sulla gestione efficiente della macchina regionale. Il governatore uscente si propone in sostanza come un buon amministratore di condonominio più che come un politico, un amministratore con le palle.

Il problema della Lega è quindi il voto disgiunto ma non perché la Borgonzoni non sia una buona candidata, preparata e seria, ma perché è all'esordio come amministratrice della Regione. La senatrice della Lega - argomenta ancora Amadori - è piena di energie ed efficiente ma non ha l'esperienza della gestione della macchina alle spalle. Quindi se vuole davvero vincere Salvini nelle ultime settimane di campagna elettorale dovrà essere in grado di trasportare la forza delle liste di Centrodestra, e soprattutto della Lega, sulla candidata alla presidenza e riuscire a farla apparire in grado di gestire una realtà produttiva come ha saputo fare Bonaccini.

La Calabria, invece, che andrà alle urne il 26 gennaio insieme all'Emilia Romagna, segue dinamiche elettorali totalmente diverse e in quella Regione del Sud - secondo Amadori - il Centrodestra potrebbe avere vita abbastanza facile per avere la meglio. Alla fine serve qualcuno che sblocchi la Calabria, Regione ferma dal punto di vista economico e sociale, e quindi una proposta sovranista potrebbe fare breccia nell'elettorato.

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