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Politica
Europa, il ruolo della politica nelle città regione

di Silvia Davite 

L'intervista al Corriere della Sera di Mario Monti e' senza dubbio molto utile per fare il punto della situazione nella discussione sul che fare dell'Europa che sta avvenendo a Bruxelles 
È importante l'opera di divulgazione che il Senatore sta sistematicamente avviando in ogni sua uscita pubblica .
Personalmente, da cittadina, gli sono molto grata poiché consente di seminare una "cultura civile europea" condizione necessaria perché la politica recuperi a pieno la propria dignità 
Auspico, da questo punto di vista, uno sforzo di tutti i partiti nel cogliere l'occasione che proprio dal Professore della Bocconi ci giunge e nel saper fare un salto di qualità perché ciò che manca, a mio avviso, è proprio questo, uno sforzo di cultura politica capace di far dialogare mondi diversi, il sapere con il saper fare, che interroghi su una domanda molto semplice tutti coloro che oggi non abbandonano l'impegno e che lavorano perché altri contribuiscano: quale responsabilità circa i modi di raccolta del consenso e le ragioni per cui lo si chiede?
Diversamente continuare a discutere della semplice "gestione azienda Europa" resta un esercizio per pochi, inutile, persino dannoso e tanto vale davvero allora, tornare a semplici accordi commerciali tra gli Stati nazionali. 
Quale politica economica garantisce passi avanti nel processo di confederazione europea? Quale al contempo equità sociale e tenuta in equilibrio dei conti pubblici? 
Quale consente di immaginare tempi e modi di revisione dei trattati perché tanto Inghilterra e Spagna quanto i paesi dell'est possano contribuire in senso federale all'applicazione dei principi di solidarietà e responsabilità in Europa?
È chiaro che l'Italia non può pensare di stare in questo dibattito come avvenuto sino ad oggi: ridurre il tutto ad una dialettica mediatica serve a poco. Occorre invece stimolare riflessioni pubbliche nella società, quello che poco si è fatto per la riforma del Senato, esaltare gli aspetti positivi di un dialogo dentro le istituzioni come elemento fondante della democrazia e della convivenza civile perché questo è conveniente per tutti, come bene abbiamo memoria.
Come ci ha ricordato il Presidente Giorgio Napolitano nell'intervento all'Accademia dei Lincei "non esiste una risposta una volta per tutte", invece esiste l'incessante confronto tra visioni e interessi diversi che rappresenti in modo più ampio possibile il consenso all'interno di un Paese che trova nei partiti il primo soggetto di mediazione per le riforme e di accompagnamento all'azione governativa.
In Italia come in Europa. 
C'è un tempo per tutto, anche quello per accogliere, padroneggiare e sedimentare i cambiamenti: ecco che la stabilità, evidentemente non assenza di democrazia, acquista un valore. Meglio piccoli passi ben piantati che continui capovolgimenti di fronte: questo per noi non è tempo di utopie.
Se concordiamo, tanto la legge elettorale, quanto la legge di stabilità, fino alla legge sul riordino delle regioni non può che essere pensata all'interno di un'ambizione federale europea.
Da questo punto di vista le suggestioni, gli sforzi pratici e il protagonismo storico di Milano Città Regione offrono un aiuto.
In che cosa ci si potrà domandare? 
Rispondo con Montanelli "Milanesi non si nasce, si diventa" o ancora come raccontato dall'On. Rognoni sabato scorso all'Unione  cristiana imprenditori e dirigenti "siamo bresciani di elezione" e ancora non posso non citare la visione culturale di "sindacato di territorio" propria di Umberto Bossi e della Lega Lombarda.
E che cosa significano questi esempi se non una comune concezione delle istituzioni tesa ad attuare libertà come esercizio di diritti e doveri, responsabilità e solidarietà, libera espressione di popoli in un quadro di regole, comportamenti e costumi che non minaccino le libertà personali ne' tanto meno la convivenza civile.
È un'operazione di riscatto quella che l'opinione pubblica attende sebbene non sempre lo comunichi in modo ragionevole.
È un'operazione pedagogica a cui ciascuno di noi ha il diritto dovere di contribuire.
È un'operazione che riconsegni alle persone in modo ampio, reale ed efficace il ruolo di protagonisti della politica, dell'economia e del lavoro perché c'è spazio per tutti, basta stare in equilibrio.
Milano e il suo destino, il bel libro di Carlo Tognoli e Ludovico Festa termina con una raccomandazione che possiamo oggi riproporre alla vigilia delle scelte sul dopo expo: spiegare con chiarezza l'obiettivo generale a cui si punta.
Da questo punto di vista credo che la visione proposta da La Triennale, Ance, Aifi e mondo della cooperazione possa offrire una direzione utile da percorrere 
Un percorso che la politica deve avere il coraggio di assumere e riproporre offrendo una riflessione culturale pubblica sul ruolo di Milano città regione protagonista in Europa.

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