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Politica
Europee, Salvini trionfa con Trump e il rosario. Il ruolo di Giorgetti

"Mi tocco!". "Mi ritocco!". Sono gli sms con i quali Matteo Salvini, leader della Lega, ha risposto ad Affaritaliani.it durante il pomeriggio di domenica, ben prima delle proiezioni che hanno sancito il trionfo del Carroccio alle elezioni europee, quando avevamo percepito che il partito guidato dal ministro dell'Interno stava per mettere a segno un successo storico e lo comunicava direttamente al titolare del Viminale.

I sondaggi che giravano questo weekend - ora possiamo scriverlo - continuavano a parlare di 27, 28, 29 o massimo 30%. Ma la sensazione era quella che la Lega avrebbe potuto sfondare ampiamente (come è avvenuto) la barriera del 30% andando addirittura a battere il dato dei 5 Stelle realizzato alle Politiche del 2018. Prudenza doverosa da parte di Salvini, anche se il numero due della Lega, Giancarlo Giorgetti, alle ore 16.26 di domenica rispondeva su Whatsapp alla semplice domanda 'Sensazioni?' con un'emoticon felice e sorridente.

E' il segno che in Via Bellerio si aspettavano un risultato di queste proporzioni, o quasi. Ed effettivamente a guardare la distribuzione territoriale dei dati emergono importanti spunti di analisi degni di essere evidenziati. Con un risultato intorno al 40% (o addirittura superiore) la Lega è nettamente il primo partito sia al Nord-Ovest che al Nord-Est. Segno che lo storico bacino elettorale ex padano ha confermato il voto per il Carroccio andando perfino oltre le migliori performance dell'epoca d'oro di Umberto Bossi. Altro che reddito di cittadinanza mal digerito dal popolo dei piccoli imprenditori e dei sciur Brambilla della Brianza.

Ad esempio nella Bergamasca, nel Bresciano e in provincia di Treviso (culle della vecchia Lega secessionista) Salvini supera ampiamente il 50% dei voti. Una spinta che servirà anche e soprattutto per provare ad accelerare l'approvazione dell'autonomia regionale per Lombardia e Veneto finora frenata (anzi stoppata) dai pentastellati. Notevole anche il 40% di voti circa ottenuti in Friuli Venezia Giulia (merito in parte di Massimiliano Fedriga) e nella provincia autonoma di Trento. Ma attenzione, il Carroccio non è più solo quello delle valli ed è tornato ad ottenere ottimi risultati anche nelle grandi città del Nord. In Provincia di Milano supera il 30%, in quella di Torino si avvicina a queste percentuali e a Genova addirittura sfiora quota 35%. Impressionante il dato di Venezia, ben oltre il 40%. Le periferie urbane delle metropoli hanno punito il M5S riversandosi in massa su Salvini. Quasi incredibile il dato della Valle d'Aosta con il Carroccio nettamente primo partito sopra il 35%.

Ma la Lega vola ben oltre il 30% anche nell'ormai ex regione rossa Emilia Romagna superando, anche se di poco, il Partito Democratico. Il trionfo di Salvini è quello di aver migliorato il dato al Nord riuscendo a sfondare in maniera perfino superiore rispetto alle previsioni al CentroSud. Primo partito nella circoscrizione Centrale con un dato anche qui oltre quota 30%. Altra medaglia al petto di Salvini è quel quasi primo posto in Toscana (sopra il 30%), impresa ancora più ardua che in Emilia Romagna. I risultati hanno quasi dell'incredibile e sarebbero stati impensabili solo fino a pochi mesi fa: quasi il 40% in Umbria e oltre il 35% nelle Marche.

Al Sud la Lega sfonda il 20% (quando alla vigilia la davano appena sopra il 10) con punte oltre il 30% in Abruzzo. Bene anche in Basilacata, Puglia e Calabria (oltre il 20%), ferma intorno al 15% soltanto in Campania (Regione dove Salvini ha ottenuto il risultato più basso). E infine le due Isole. Trionfo in Sardegna oltre il 25% (primo partito con il 30% ad Oristano) e ottimo 20% circa in Sicilia con punte del 25% ad esempio in provincia di Ragusa.

Ma quali sono le ragioni di questo trionfo del ministro dell'Interno? Salvini ha impostato una campagna elettorale stile destra conservatrice americana alla Donald Trump: armi e Bibbia. Il tutto è iniziato con la foto con il mitra postata sui social a Pasqua che tante polemiche aveva suscitato. Poi il quadro si è chiuso con l'invocazione della Vergine Maria, con il rosario sempre in mano nella manifestazione sovranista di Milano di sabato 18 maggio e con il costante richiamo all'aiuto di Dio e di Gesù.

Una strategia che, a dire il vero, aveva lasciato perplesso anche qualche collaboratore del responsabile del Viminale ("Attento, l'Italia non è l'America", gli avevano detto). Ma evidentemente, con il senno di poi, il messaggio semplice e chiaro ha fatto breccia tra gli elettori. Poi la svolta dopo le commemorazioni a Palermo per ricordare la strage di Capaci in cui morirono Giovanni Falcone e gli uomini della scorta. Da quel momento e per il rush finale della campagna elettorale Salvini è diventato rassicurante, ha parlato dei problemi reali del Paese (abbassamento delle tasse in testa), non ha più polemizzato con Di Maio e con i 5 Stelle e soprattutto ha chiesto un voto non contro l'Europa ma per cambiare l'Europa (come ha poi affermato ad Affaritaliani.it commentando dopo la mezzanotte i risultati elettorali).

Gli uomini vicini al leader leghista spiegano l'avanzata ben sopra quota 30% proprio con questo 1-2 della campagna elettorale (prima identitario e di destra e poi rassicurante) insieme all'azione di Giorgetti che sparando sui pentastellati (e su Giuseppe Conte non più imparziale) ha galvanizzato la base dei duri e puri del Nord (e i risultati hanno pagato).

Che cosa succederà ora in Europa e in Italia è un libro ancora tutto da scrivere, ma il capitolo Europee si chiude con la Lega che ricorda (almeno in termini di percentuali) la Democrazia Cristiana. E quello di una nuova Dc 2.0 - sovranista, nazionalista, che metta al centro parole come ordine e legge rilanciando i valori tradizionali del cristianesimo di fronte al "buonista" Papa Francesco - è proprio uno degli obiettivi del ministro dell'Interno. E non a caso anche durante la conferenza stampa in Via Bellerio post-Europee (vedi foto) teneva in mano (baciandolo) il rosario. Amen.
 

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