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Geopolitica
Accordo sulla Cina? La Lega frena. "Ok solo se ci sono tutte le tutele"
Foto: LaPresse


Marco Zanni, l'accordo sulla Nuova Via della Seta è stato trovato?
"Stiamo ancora discutendo e valutando tutti gli aspetti, ma sono convinto che, in un senso o nell'altro, l'accordo verrà trovato a breve. È però molto importantante analizzare questa tematica su due direttrici".

Quali?
"Il primo aspetto di cui tenere conto è quello squisitamente economico. Come sappiamo è un momento difficile per l'economia globale, con il sistema multilaterale di libero scambio che sta vivendo problemi strutturali. È giusto che l'azione di governo proceda non solo per lo sviluppo della domanda interna, aspetto fondamentale su cui si è concentrata la manovra, ma anche sul ribilanciamento e l'apertura alle opportunità sui nuovi mercati. È poi ovvio che, qualsiasi sia la posizione sulla Cina che può avere un governo, non si può non tenere conto dell'imponente presenza di questa potenza che da due decenni ormai si è affacciata sulla scena globale. Capire come questo memorandum può essere di beneficio per tutto il Sistema Italia è un compito dal quale non possiamo esimerci, anche perché si parla di tutto lo scenario dei mercati asiatici. La Cina è il centro del continente ma poi non si possono trascurare realtà in grandissima crescita come il Vietnam e gli altri paesi del Sud Est asiatico. Per raggiungere questo obiettivo bisogna tenere bene in mente che siamo indietro ad altri competitor europei come Francia e Germania. L'eventuale accordo con la Cina ha senso se serve anche a recuperare quel gap sui mercati asiatici che abbiamo con i competitor europei".

E il secondo aspetto è quello della sicurezza?
"Esatto, in parallelo non si può non tenere conto degli aspetti che riguardano la sicurezza nazionale e i settori strategici come le infrastrutture, l'energia, i collegamenti. È importante valutare questi aspetti insieme a quello economico. Anzi, direi che la sicurezza viene prima dell'interesse economico".

Ma tenuti presenti questi due aspetti l'accordo nel governo c'è oppure no?
"Se ci sono le garanzie che chiediamo in ambito di sicurezza e benefici per il sistema Italia, credo che si possa trovare un accordo senza irritare nessuno. L'Italia ha un'opportunità non solo economica ma anche geopolitica. In Europa stiamo assistendo a una grossa crisi di leadership che apre uno spazio politico e geopolitico nel rapporto con gli Stati Uniti. Dopo la Brexit e Donald Trump, il Paese, con l'esperimento del governo giallo-verde, può innestarsi in questa area di cambiamento e grazie al suo posizionamento può diventare il nuovo interlocutore privilegiato di Washington in Europa, allo stesso tempo affermandosi come interconnessione con le economie asiatiche".

L'accordo con la Cina non mette in discussione l'alleanza con gli Usa?
"Assolutamente no, il nostro alleato storico rimane Washington. L'accordo con la Cina può invece renderci il trait d'union tra Usa, Europa e il mondo asiatico. È un percorso difficile ma che siamo convinti di poter portare a termine".

Non si poteva raggiungere questo obiettivo firmando solo accordi commerciali singoli senza firmare il memorandum sulla Belt and Road?
"Se si guarda oggettivamente ai fatti credo che sia stato più che altro alzato un polverone mediatico sulla ipotetica firma di questo memorandum. Come detto, noi lo firmeremo se ci saranno date tutte le garanzie sulle criticità sollevate anche dagli Usa e che in buona parte condividiamo. Ma invito a riflettere su una considerazione: sorprendersi della presenza cinese in Europa mi sembra ipocrita. Come si sono mossi autonomamente con accordi bilaterali prima di noi Francia, Germania e Regno Unito possiamo farlo noi. Perché loro ne hanno il diritto e noi no? Le critiche dell'Ue sono strumentali perché tutti si sono mossi in modo bilaterale con Pechino e ora che lo facciamo noi, che dobbiamo recuperare il ritardo, c'è un'alzata di scudi? Mi sembra strano e ipocrita".

Nessun rischio di ingerenza politica cinese dopo la firma del memorandum, dunque?
"Come detto, noi firmermo se ci saranno scritte nero su bianco che tutte le tutele in ambito di sicurezza, controllo delle infrastrutture e dei settori strategici che chiediamo. Il memorandum non ci vincola e ci dà il tempo di valutare i progetti singolarmente. Ricordo poi che tutti principali paesi europei sono coinvolti nella Asian Infrastructure Bank, il braccio finanziario della Belt and Road. Se poi si parla di ingerenze bisognerebbe fare riferimento al governo Renzi, quando le porte di Cdp furano aperte alla presenza cinese con percentuali importanti anche in aziende strategiche".

Non teme nessuna reazione negativa da parte degli Usa dopo la firma?
"No, anzi, la mancanza di investimenti in infrastrutture in Europa può essere uno stimolo per gli Usa per criticare ancora più fortemente le politiche Ue di sviluppo socio economico. Se oggi molti Stati si rivolgono a chi mette soldi per le infrastrutture al di fuori dell'Europa è perché l'Europa non ha favorito gli investimenti autoctoni, a causa di politiche autodistrutrive. Il livello infrastrutturale europeo è ridicolo. La discussione sulla Bri può essere uno stimolo in più  per gli Usa e per l'Europa per cambiare atteggiamento sulle politiche di investimento in infrastrutture".

Il 5G resterà fuori dal memorandum?
"Le telecomunicazioni sono il settore strategicamente più critico e quindi noi chiediamo restino fuori".

Pare che gli americani abbiano perplessità anche sui porti. Muro anche lì?
"Anche i porti sono infrastrutture strategiche e meritano una valutazione più approfondita. Valuteremo quali saranno i progetti e decideremo caso per caso. Se Pechino garantisce il mantenimento di un nostro controllo pubblico o privato non credo ci saranno problemi. Se non ci saranno garanzie forti diremo di no".

Su questo tema, come sulla Tav, si è parlato di scontro nel governo. Ma litigate davvero sempre?
"Macché, sapevamo e sappiamo che su alcuni temi possono emergere delle criticità perché non sono regolati dal contratto di governo e ci sono posizioni diverse. Ma posso dire per esperienza diretta che il rapporto tra Di Maio e Salvini, con la mediazione di Conte, è molto più sincero e onesto di quanto i media non dicano. Quando leggo alcuni articoli o ricostruzione che enfatizzano scontri che non esistono mi viene da ridere. Poi certo su alcuni temi ci possono essere posizioni diverse ma i due leader hanno già dimostrato di essere in grado alla fine di trovare sempre una sintesi".

E le divisioni interne alla Lega? Sul caso Belt and Road pare vi siate divisi in filo americani e filo cinesi...
"No, nessuna divisione. Non a caso lunedì scorso Salvini ha voluto dare un messaggio forte comparendo in conferenza stampa seduto di fianco al vicesegretario Giorgetti proprio per smentire l'esistenza di spaccatura che in realtà non ci sono mai state".

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