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Geopolitica
Assemblea Onu: pressing Usa sull'Asia Centrale. Ma la Cina è già radicata
Il tavolo del C5+1

Mentre si apre il tavolo dell'assemblea delle Nazioni Unite a New York, gli Stati Uniti ne aprono un altro con i paesi dell'Asia Centrale. Si è infatti svolta una sentita riunione del cosiddetto formato C5+1 tra i ministri degli Esteri delle cinque repubbliche ex sovietiche dell'Asia Centrale (Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan, Turkmenistan e Kirghizistan) e il segretato di Stato degli Usa. Oltre a Pompeo erano dunque presenti gli omologhi Mukhtar Tileuberdi, Chingiz Aidarbekov, Sirojiddin Muhriddin, Abdulaziz Kamilov e l'ambasciatore del Turkmenistan negli Stati Uniti Mered Orazov.

Sul programma ufficiale campeggiava la cooperazione in materia di antiterrorismo ma in realtà buona parte dell'incontro si è concentrato sulla Cina, il grande rivale geostrategico di Washington. Pompeo ha sollevato con durezza il tema dello Xinjiang. "Chiediamo a tutti i paesi di respingere le richieste della Cina di rimpatriare gli uiguri", ha detto Pompeo. Ma in realtà gli Stati Uniti, oltre alle preoccupazioni per lo Xinjiang, vogliono cercare di contenere l'influenza cinese nell'area, che si affaccia pericolosamente (nell'ottica degli Usa) sull'Europa. La presenza cinese nell'area però è già molto radicata.

Grazie al placet della Russia, che continua a mantenere una forte stretta politica e diplomatica sull'area, Pechino si è infatti estesa con una miriade di progetti nei paesi dell'Asia Centrale. Il Kazakistan è il paese, insieme al Pakistan, dove la presenza della Belt and Road Initiative (Nuova Via della Seta) è più visibile, con decine di progetti completati o in fase di completamento in particolare nei settori delle infrastrutture, dei trasporti e dell'energia. In Tagikistan invece si trova una presenza anche militare cinese, con uno schieramento di truppe nella regione del Gorno-Badachšan e una chiacchierata (ma non confermata) base, che sarebbe la seconda all'estero per Pechino dopo quella di Gibuti.

Insomma, gli Usa ci provano ma l'Asia centrale sembra già entrata nell'orbita di Pechino.

twitter11@LorenzoLamperti

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