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Geopolitica
Bolivia, l'Argentina peronista con Morales."Golpe".Rinasce il blocco chavista?

Alla fine Evo Morales ha ceduto. Almeno per ora. Dopo settimane di crescenti proteste che denunciavano brogli e contestavano i risultati delle presidenziali del 20 ottobre, il presidente ha annunciato nuove elezioni, poi, pressato dall'esercito, si è dimesso. Anche se non è andato in Argentina, come annunciato da alcuni media. I media boliviani mostrano immagini dell'aereo presidenziale atterrato a Chimore, dipartimento di Cochabamba, da dove Morales ha annunciato le dimissioni. In precedenza il quotidiano argentino Clarin, che aveva dato la notizia della fuga, aveva poi precisato che il presidente argentino uscente, Mauricio macri, aveva negato asilo a Morales.

CAOS BOLIVIA, L'ARGENTINA DEL PERONISTA FERNANDEZ STA CON MORALES

Ma in realtà la nuova Argentina gli si stringe subito vicina, come ai vecchi tempi di Mar de la Plata e del blocco chavista antimperialista. Il presidente eletto dell'Argentina, Alberto Fernandez, ha dichiarato che la rinuncia del presidente boliviano Evo Morales è frutto di "un colpo di stato provocato da gruppi civili violenti, da personale delle forze di sicurezza ammutinato e dalla passività delle forze armate". Lo ha scritto in un messaggio pubblicato sul suo profilo twitter nel quale sottolinea che si tratta di un "golpe perpetrato contro un presidente che ha convocato un nuovo processo elettorale". Fernandez, che assumerà l'incarico il prossimo 10 dicembre, ha quindi rivolto un appello all'attuale governo del presidente Mauricio Macri a "preservare l'integrità fisica di chi potrebbe soffrire persecuzioni da parte dei golpisti". 

"La lotta non finisce qui. Gli umili, i poveri, i settori sociali continueranno questa lotta per l'uguaglianza e la pace. E' importante dire alla gente che e' mio dovere come Presidente cercare questa pacificazione", ha dichiarato nel frattempo Morales. "Spero che (Carlos) Mesa e (Luis Fernando) Camacho abbiano capito il mio messaggio. Non maltrattare sorelle e fratelli. Non ingannare con le bugie e usare la gente", ha aggiunto. In precedenza si erano dimessi il presidente della Camera, Victor Borda, e i ministro delle Miniere, Cesar Navarro e degli Idrocarburi, Luis Alberto Sanchez. Manifestanti inferociti avevano attaccato la casa di Borda, bruciato quella di Navarro, come anche l'abitazione di una sorella di Morales e quelle e di due governatori. Dal 2017 parte dei boliviani sono in rotta con il primo presidente indigeno, accusato di autoritarismo e di corruzione, oltre ad avere ottenuto il via libera alla sua quarta candidatura, in barba al referendum popolare a lui contrario. Tre settimane fa il presidente è stato rieletto per il quarto mandato consecutivo, fino al 2025, superando il centrista Carlos Mesa di oltre 10 punti, risultato subito contestato dall'opposizione.

Ma intanto è interessante il segnale che arriva dall'Argentina e dalla possibile riedizione del blocco chavista di oltre un decennio fa.  

 

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