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Geopolitica

Brunei: lapidazione per i gay, il mondo insorge

In vigore dal 3 aprile il nuovo codice penale del Brunei che prevede tra l'altro la pena di morte per lapidazione per adulteri e omosessuali. Secondo la legge, l'incriminazione avverrà in caso di confessione o se l'atto sessuale sara' testimoniato da quattro persone. L'omosessualità è già illegale nel Brunei ed e' punibile con il carcere fino a 10 anni. La legge si applica solo ai musulmani. Nel nuovo e rigoroso codice penale e' prescritta anche l'amputazione di una mano o di un piede per il furto: l'amputazione della mano destra nel caso di una prima infrazione, del piede sinistro per la seconda. La pena capitale per blasfemia, diffamazione del nome del profeta Maometto e apostasia; e la fustigazione per l'aborto. Il nuovo codice penale era stato annunciato nel 2013 ma l'attuazione e' stata rinviata per anni, di fronte all'opposizione dei gruppi per i diritti umani e al lavoro di messa a punto degli esperti. Mentre il sultanato scaglia la prima pietra, il mondo e' in rivolta: attivisti dei diritti umani, governi, istituzioni, attori e cantanti si schierano contro la normativa. Il dipartimento di Stato Usa ha espresso "preoccupazione" e ricordato "gli obblighi dei governi nel garantire a tutti, comprese le persone Lgbt, il libero godimento dei diritti umani universali e delle liberta' fondamentali". L'Onu ha denunciato come "crudele e inumano" il nuovo codice penale: "Mi appello al governo affinche' blocchi l'entrata in vigore di questo nuovo codice penale draconiano che, se verra' applicato, segnera' una grave battuta d'arresto per la tutela dei diritti umani" in Brunei, ha dichiarato l'Alto Commissario per i diritti dell'uomo, Michelle Bachelet. Amnesty International ha protestato formalmente e chiesto alle autorita' di "fermare immediatamente" l'applicazione delle nuove pene. "La legalizzazione di tali punizioni crudeli e inumane e' atroce", ha commentato Rachel Chhoa-Howard, la responsabile dell'ong nel Paese.

I vip insorgono contro il nuovo codice penale del Brunei

Tra le celebrities, il primo a schierarsi e' stato George Clooney, invitando a boicottare gli hotel di lusso che fanno capo al sultano del Brunei, tra i quali il Beverly Hills a Los ngeles, il Plaza Athenee a Parigi e l'Eden a Roma. "Vogliamo davvero contribuire a pagare per queste violazioni dei diritti umani? Ho imparato negli anni che non si riesce a influenzare questi regimi assassini ma che si possono influenzare le banche, i finanziari e le istituzioni che fanno affari con loro e che preferiscono girarsi dall'altra parte". Dopo di lui e' sceso in campo Elton John: ha reso noto che, con il marito David Furnish, "da tempo" si rifiuta di soggiornare in quegli alberghi e ha invitato ad "unirsi in segno di solidarieta', anche con tutti i lavoratori di beni posseduti dal Sultano, molti dei quali sono gay". Il famoso Hotel Bel-Air di Los Angeles e' uno degli alberghi citati da Clooney nel suo appello a boicottare le strutture di proprieta' del Sultano del Brunei in tutto il mondo. Un invito che riguarda altre strutture ricettive rinomate, tra cui The Dorchester a Londra e il Beverly Hills Hotel, tutti parte della catena di lusso Dorchester Collection, che non hanno gradito l'iniziativa di contestazione per potenziali danni di immagine ed economici. "Inclusione e diversita' rimangono valori e credenze fondamentali in quanto non tolleriamo alcuna forma di discriminazione. Il nostro codice e' basato sull'uguaglianza, il rispetto e l'integrita' in ogni nostro settore di attivita', sia per i dipendenti che nei confronti dei nostri ospiti" recita un comunicato della Dorchester Collection. Da Parigi, la direzione dell'albergo Le Meurice non ha commentato la campagna di boicottaggio di Cloney ma conferma il rispetto dei diritti dei LGBT. Anche l'Hotel Plaza Athe'ne'e, parte del gruppo Dorchester, si e' difeso, sottolineando di "essere un albergo francese con valori: rispetto, uguaglianza e integrita'. Da noi ogni forma di discriminazione non viene tollerata". 

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