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Geopolitica
Salvini da catalano a sovranista. L'indipendenza imbarazza la Lega
Salvini a Brescia con una bandiera della Catalogna nel 2017

C'era una volta Roma ladrona. Quella Roma ladrona che sabato 19 ottobre ospita la manifestazione del centrodestra a guida Carroccio contro il governo. C'erano una volta le bandiere e le dichiarazioni di aperto (apertissimo) sostegno alla Catalogna, anzi alla Catalunya come si scrive a Barcellona e dintorni il nome della comunità autonoma indipendentista della Spagna. Quella Catalunya il cui destino di auspicata indipendenza era intrecciato a doppio filo con quello della Padania e di cui oggi, in tempi di nazionalismo sovranista, si parla per forza di cose un po' meno. 

La Lega di Matteo Salvini, prodigioso "capitano" della rinascita leghista arrivata a essere il primo partito italiano dopo le macerie delle elezioni politiche del 2013, ha messo da tempo in soffitta il secessionismo di bossiana (e non solo, per la verità) memoria. E la parabola per certi versi sorprendente nella quale il segretario del Carroccio è riuscito nell'impresa di conquistare anche l'elettorato del Sud Italia ha costretto a rivedere se non la linea quantomeno i toni utilizzati sul tema catalano.

30 settembre 2012. Matteo Salvini su Twitter: "In Catalunya vince l'Indipendenza!"

11 settembre 2013. Matteo Salvini su Facebook: "Oggi sono un Cittadino di CATALOGNA! Centinaia di migliaia di persone in piazza per chiedere l'INDIPENDENZA da Madrid: il 52% dei Catalani è a favore dell'Indipendenza, e l'80% è a favore della convocazione di un REFERENDUM sul tema. Loro sono vicini alla VITTORIA perchè prima di sentirsi di DESTRA o di SINISTRA, si sentono CATALANI. Sono fiducioso, il Vento di Libertà non si ferma".

Sono i tempi in cui Salvini indossa magliette pro indipendenza della Catalogna e dei Paesi Baschi. Ancora qualche anno dopo solleva bandiere catalane a eventi pubblici. Oggi le cose sembrano stare diversamente. Non la linea probabilmente, ma di certo i toni.

La sentenza dei giudici spagnoli con le dure condanne inflitte ai leader indipendentisti catalani non è stata affrontata direttamente dal leader della Lega e il mirino del partito sembra essersi fortemente spostato sull'Europa più che su Madrid, sfumando di molto il tema dell'indipendentismo.

Lo dimostrano le dichiarazioni ad Affaritaliani.it Luca Zaia: "Che Europa è un'Europa che processa le idee e fa condanne semplicemente per un referendum per il popolo?" si chiede il presidente della Regione Veneto. "E' la stessa Europa che accetta che per reati gravi come gli omicidi le pene siano molto inferiori". Quindi il problema non è Madrid ma Bruxelles? "L'Europa dov'è su questa partita qui? Che Europa è? Che democrazia è?", conclude Zaia.

Negli scorsi giorni si era espresso in merito un altro decano della Lega, Roberto Calderoli: "Una disobbedienza civile con manifestazioni di piazza repressa a manganellate dalla Polizia e adesso con condanne esorbitanti nei tribunali. La Spagna ha usato la mano pesante e questo temo non farà altro che aizzare gli animi in Catalogna". La posizione più dura è stata quella espressa dal Consiglio regionale del Veneto, che ha organizzato una protesta in aula: "Il governo spagnolo deve capirlo: non può mettere in galera le idee e la libertà di espressione. La volontà del popolo è stata ancora una volta calpestata con violenza", ha dichiarato Riccardo Barbisan, vicepresidente veneto del gruppo Lega. Restando alle regioni del Nord, il Consiglio regionale della Lombardia ha invece approvato una mozione di solidarietà al popolo catalano.

Duro anche il capogruppo della Lega in Commissione Esteri della Camera Eugenio Zoffili (commissario del Carroccio in Sardegna, trait d'union con il Partito Sardo d'Azione e dunque particolarmente sensibile al tema delle autonomie): "Punire con la galera i rappresentanti eletti di un' assemblea legittima per atti compiuti nell'esercizio delle loro funzioni dovrebbe suscitare lo sdegno, l'allarme e l'indignazione di tutte la forze politiche italiane perché mina alla radice le più elementari basi della democrazia, dello stato di diritto e della separazione dei poteri", ha dichiarato Zoffili che ha poi chiesto "la scarcerazione di quelli che sono a tutti gli effetti prigionieri politici".

Una battaglia, quella catalana, su cui il leader Salvini e l'establishment della Lega sovranista non sembrano però più disposti a combattere in prima linea.

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