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Geopolitica
Cina, 70 anni e sfida agli Usa. Ma Hong Kong (e non solo) preoccupa Xi


"Non c'è forza che possa scuotere le fondamenta di questa grande nazione". La Cina festeggia con una celebrazione senza precedenti il 70esimo anniversario della Repubblica Popolare e Pechino mostra i muscoli al mondo. Le parole di Xi Jinping, uno dei passaggi principali del discorso tenuto a piazza Tiananmen e che riportiamo in integrale in fondo al pezzo, sono un messaggio tanto all'esterno quanto all'interno: la Cina vuole tornare al posto che le compete e non consentirà più a nessuno di farle vivere un nuovo "secolo della vergogna".

D'altronde lo stesso messaggio, in maniera ancora più esplicita, era arrivato dal Libro Bianco pubblicato negli scorsi giorni in previsione del settantesimo anniversario e nel quale si leggeva che in questo momento storico di "problemi radicati" e di "crescenti instabilità e incertezze" in tutto il mondo alla Cina serve "una leadership forte" altrimenti sarebbe "il caos". A Pechino, capitale di una civiltà millenaria, lo sanno bene: la storia della Cina è un continuo elastico tra un forte potere centrale in grado tenere unito un territorio così sterminato da assomigliare a un continente e tanti piccoli poteri locali che dividono e indeboliscono l'impero.

In questi 70 anni trascorsi dalla fine della guerra civile nel 1949, la Cina si è riunificata con Mao Zedong e si è riformata con Deng Xiaoping, sempre lontano dai riflettori globali. All'ombra della guerra fredda e delle fallimentari avventure in Medio Oriente degli Stati Uniti il Dragone asiatico ha proseguito il suo lento ma inesorabile risveglio. Oggi, con Xi Jinping, il Dragone sta tornando a ruggire. 

La Belt and Road Initiative (Nuova Via della Seta) è stato il segnale che la Cina stava tornando a fare sul serio. Non tanto per volontà di dominazione globale come sostengono gli Stati Uniti, ma per il desiderio di ritornare a un ruolo che Pechino sente spettargli a livello storico e soprattutto per il mantenimento dell'ordine interno. L'estroversione verso l'esterno è una necessità prettamente interna per una Cina che non può mai mostrarsi debole per non rischiare di essere disgregata.

La rimozione del vincolo dei due mandati e l'accentramento del potere decisionale a tutti i livelli, compreso quello militare, rendono oggi Xi Jinping il presidente più potente dai tempi di Mao. E Xi vuole mostrare al mondo, ma ancor prima alla Cina stessa, che la Repubblica Popolare è tornata a essere forte, sia dal punto di vista civile (in tal senso un chiaro simbolo dell'ascesa cinese è l'inaugurazione del Daxing Airport di Pechino, a forma di fenice) e militare.

Le celebrazioni di piazza Tiananmen, annunciate da 70 colpi di cannone e dall'alzabandiera, sono state caratterizzate da un dispiegamento di forze per certi versi impressionante e impensabile fino a qualche anno fa. La parata militare ha coinvolto 15 mila soldati, 580 sistemi di armi e 160 tipologie di aerei militari. E hanno sfilato armi di ultima generazione tecnologicamente avanzate. A partire dal DF-41, un missile intercontinentale in grado di andare oltre i 12 mila chilometri di gittata e dunque raggiungere qualsiasi punto degli Stati Uniti. Ma anche un missile balistico ipersonico (il DL-17), i caccia bombardieri J-20, i droni Sharp Sword con i quali saranno attrezzate le portaerei di una marina in continua espansione e che potrà contare anche su sottomarini nucleari di nuova generazione.

Se si pensa ai colossali passi avanti fatti in materia tecnologica, dal 5G all'intelligenza artificiale applicata in campo militare (settore nel quale il sorpasso agli Usa non appare così lontano), si capisce come la Cina possa davvero mettere in discussione, anche senza volerlo, l'ordine mondiale a guida statunitense. Eppure.

Eppure per Xi e la Cina ci sono anche delle preoccupazioni. Qualcuno le chiama persino crepe. Mentre la potenza della Repubblica Popolare sfilava in piazza Tiananmen, a circa duemila chilometri di distanza verso Sud Hong Kong andava ancora una volta in fiamme. Gli scontri, annunciati, tra polizia e manifestanti sono stati molto duri, raggiungendo nuovi livelli rispetto a quelli che hanno caratterizzato tutti gli ultimi mesi nelle strade dell'ex colonia britannica.

Hong Kong è un rompicapo per Xi, la cui promessa di garantire su alti livelli l'autonomia secondo il classico schema "un paese, due sistemi" non è bastata per placare i manifestanti. Un bel problema per Pechino, dove è in corso da tempo un dibattito tra chi vorrebbe intervenire in maniera più decisa per soffocare la rivolta e tra chi ritiene che si debba provare a mediare. 

Ma il timore della Cina è che la mancata soluzione del caso Hong Kong possa riaccendere anche altri fronti interni, dal Tibet allo Xinjiang, sul quale ora anche alcuni paesi stranieri sembrano aver alzato il livello di attenzione. Per non parlare di Taiwan, il vero nervo scoperto della Repubblica Popolare. L'isola democratica, ritenuta una provincia ribelle da Pechino, è la vera spia della sfida tra Cina e Stati Uniti. Finché Taipei non "tornerà a casa", con le buone o le cattive, la Repubblica Popolare non avrà completato il processo di riunificazione, il grande obiettivo da raggiungere entro il 2049. 

Gennaio 2020 sarà un mese fondamentale per capire il futuro, visto che a Taiwan ci saranno le elezioni presidenziali. Una nuova vittoria dei filo indipendentisti del Dpp di Tsai Ing-wen sui nazionalisti Kuomintang (più vicini a Pechino) potrebbe far precipitare i rapporti e innalzare ancora di più la tensione sullo Stretto. Il tutto mentre gli Stati Uniti continuano a vendere armi a Taipei intensificando i rapporti bilaterali. A questo scenario già complesso va aggiunto le questioni della peste suina e ovviamente quello della trade war che stanno avendo ripercussioni sull'economia cinese. E mentre alla luce del sole il partito comunista cinese appare sempre un blocco unico di granito, dietro le quinte le discussioni ci sono state e forse ci sono ancora.

La Cina che compie 70 anni è completamente diversa da quella del 1949. Più forte, più economicamente avanzata, più proiettata all'esterno, più sicura di sé. E' riuscita a creare un "nuovo sogno cinese" proprio mentre il "vecchio sogno americano" sembra essere tramontato. Ma farlo durare e bloccare l'elastico della storia non sarà semplice.

twitter11@LorenzoLamperti

IL DISCORSO INTEGRALE DI  XI JINPING ALLE CELEBRAZIONI DI TIANANMEN

Connazionali, compagni, amici,  oggi siamo riuniti qui per celebrare il settantesimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese. In questo momento, persone di tutti gruppi etnici in Cina e uomini e donne cinesi in tutto il mondo sono pieni di gioia e di orgoglio per questa grande nazione e mandano auguri alla nostra grande madrepatria. Qui, a nome del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, dell’Assemblea Nazionale del Popolo, del Consiglio di Stato, della Conferenza Consultiva Politica del Popolo e della Commissione Militare Centrale, lasciatemi esprimere il mio più profondo contributo per gli eroi della nazione e per i martiri per il loro contributo per l’indipendenza nazionale, la liberazione del popolo, e la costruzione delle fondamenta del benessere del popolo. Fatemi congratulare con le persone di tutti i gruppi etnici e i cinesi patriottici in tutto il mondo. Lasciatemi esprimere la mia sincera gratitudine agli amici di tutte le nazioni per avere sostenuto lo sviluppo della Cina. Erano esattamente settanta anni fa oggi, che il presidente Mao da questo stesso posto annunciò solennemente al mondo la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, che ha segnato la fine di oltre cento anni di umiliazione e miseria che il Paese ha sofferto sin dai tempi moderni. Il popolo cinese è riuscito a reggersi sulle proprie gambe. In settanta anni, i cinesi si sono uniti come un unico popolo, e attraverso il duro lavoro abbiamo raggiunto risultati senza precedenti. Oggi una Cina socialista sta nell’est del mondo, e non c’è forza che possa scuotere le fondamenta di questa grande nazione. Nessuna forza può fermare il popolo e la nazione cinese dal continuare nei progressi.  Compagni, amici, Progredendo, rimarremo devoti alla leadership del Partito Comunista Cinese, a mettere il popolo al primo posto, al socialismo con caratteristiche cinesi, a seguire complessivamente le linee teoriche, le linee guida e le strategie, soddisfare le aspirazioni del popolo per una vita migliore e impegnarci in nuove e storiche imprese. Progredendo, dobbiamo rimanere impegnati nella strategia della riunificazione pacifica e a “un Paese, due Sistemi”. Manterremo la prosperità di lungo termine e la stabilità di Hong Kong e Macao, avanzeremo nello sviluppo delle relazioni nello Stretto, uniremo l’intero Paese e continueremo a combattere per la completa unificazione  del nostro Paese. Progredendo, dobbiamo rimanere impegnati sul sentiero dello sviluppo pacifico, mantenere una strategia aperta di cooperazione di beneficio reciproco, e continuare a unire le forze con i popoli di tutto il mondo per costruire una comunità di futuro condiviso per l’umanità. L’Esercito di Liberazione Popolare e la Polizia Armata del Popolo conserveranno per sempre le caratteristiche, i propositi e la natura di essere le forze armate del popolo: salvaguarderanno risolutamente gli interessi di sovranità , sicurezza e sviluppo della nazione e la pace mondiale.  Compagni, amici, la Cina di ieri è già scolpita nella storia dell’umanità. La Cina di oggi è creata da centinaia di milioni di diligenti cinesi, e la Cina di domani sarà ancora più prospera. Il partito, l’esercito e il popolo di tutti i gruppi etnici devono essere più fermamente uniti, rimanere autentici nella nostre aspirazioni originarie, e tenere fermamente a mente la nostra missione. Dobbiamo continuare a consolidare e sviluppare questa Repubblica del Popolo e continuare la nostra lotta per raggiungere i due obiettivi del centenario e realizzare la corrente cinese del rinnovamento nazionale.  Lunga vita alla Repubblica Popolare Cinese! Lunga vita al Grande Partito Comunista Cinese! Lunga vita la grande popolo cinese!"

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