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Geopolitica
Cina: centrale fotovoltaica nello spazio entro il 2050, energia 24 ore su 24

La Cina avrebbe intenzione di  installare un mega impianto di pannelli in orbita geostazionaria, intorno alla terra, per produrre energia inesauribile 24 ore su 24, senza le interruzioni dovute alle ore notturne, al passaggio delle nubi, ai cambiamenti meteorologici e stagionali che invece influenzano il rendimento degli impianti solari sulla terraferma. A rilanciare il fotovoltaico spaziale su vastissima scala sono stati i cinesi, in un recente articolo pubblicato su Science and Technology Daily, il quotidiano scientifico ufficiale del ministero cinese della Scienza e della Tecnologia, poi ripreso da diverse testate online della stampa internazionale.

Secondo Phang Zhihao, ricercatore dell’Accademia per la Tecnologia Spaziale cinese, una stazione di questo tipo sarebbe “un’inesauribile fonte di energia pulita per l’umanità” e potrebbe fornire energia in modo affidabile il 99% delle volte con un rendimento pari a sei volte quello di tutte le centrali solari terrestri. L’idea di per sé non è nuova: se ne discute da anni in vari paesi, ad esempio negli Stati Uniti con il programma fotovoltaico spaziale del California Institute of Technology (Caltech) e in Giappone attraverso le ricerche dell’agenzia per l’esplorazione aerospaziale Jaxa, Japan Aerospace Exploration Agency.

In Cina si parla, in sostanza, di una grandissima stazione solare da diversi GW di potenza, posta a 36.000 chilometri di distanza dalla Terra. L’energia elettrica sarebbe convertita in un fascio di microonde inviato a una stazione ricevente sulla superficie terrestre, dove queste microonde sarebbero riconvertite in elettricità da immettere nella rete. Un’idea del genere riprende il concetto di generare tantissima energia in un luogo concentrato per poi trasmetterla su lunghe distanze verso i centri di maggiore consumo: era l’idea, ad esempio, di Desertec, il super progetto a trazione europea che immaginava di realizzare immensi impianti solari nei deserti africani, la cui elettricità sarebbe stata distribuita fino al vecchio continente con nuovi elettrodotti di altissima capacità.

Nel fotovoltaico terrestre la Cina è già diventata leader globale: per capacità produttiva di pannelli, per potenza totale installata, per la crescita annuale in termini assoluti delle nuove installazioni. La Cina, infatti, con i suoi 8 miliardi di dollari di budget annuale destinati alla ricerca spaziale, si pone al secondo posto dietro gli Stati Uniti tra i Paesi che più investono. La riprova è data anche dal recente allunaggio della sonda Chang’e-4 sul lato oscuro del nostro satellite naturale, preludio a tutta una serie di missioni made in China che porteranno, secondo i piani di Pechino, a stabilire la prima colonia umana stabile sulla Luna.

Non sarebbe la prima grande iniziativa della Cina, come conferma quella di realizzare una nuova Via della Seta (One Belt One Road Initiative) con una serie di mega infrastrutture commerciali, energetiche e dei trasporti tra Oriente e Occidente. Stando all’articolo cinese riportato dalla stampa internazionale, le prime fasi sperimentali del lavoro che dovrebbe portare al super impianto FV nello spazio sono già iniziate a Chongqing. Gli scienziati puntano a costruire un impianto dimostrativo di minori dimensioni da collocare nella stratosfera entro il 2025, per poi sviluppare dopo il 2030 un sistema pilota più grande (la scala è quella dei MW) arrivando infine a piazzare nello spazio una stazione da almeno 1 GW intorno al 2050.

Non è chiaro al momento, come gli esperti cinesi intendano risolvere i numerosi problemi tecnici e logistici di una simile impresa: come portare lassù migliaia di tonnellate di materiali per un parco fotovoltaico orbitale di enormi proporzioni? Nell’articolo si parla di utilizzare i robot e la stampa 3D direttamente nello spazio. Non sarà una cosa semplice..

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