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Geopolitica
Cina, accordi sul 5G con la Croazia. Ue inquieta per l'espansione nei Balcani


Dopo il vertice a Bruxelles va in Croazia. In vista accordo sul 5G 

Dopo Bruxelles e il cuore dell'Europa ora tocca ai Balcani. Miniere, ponti, autostrade, una fabbrica siderurgica, centrali a carbone: gli investimenti della Cina nei Balcani crescono, nell'ambito del progetto della Nuova Via della Seta, che coinvolge anche l'Italia, e l'Unione europea s'inquieta. Preoccupazione anche perché dovrebbero essere chiusi degli accordi bilaterali con la Croazia in materia di telecomunicazioni e 5G, temi particolarmente sensibili per l'Ue anche per le pressioni costanti ricevute dagli Stati Uniti.

Ue inquieta per l'espansione della Cina sui Balcani

Non solo. Venerdi' a Dubrovnik, in Croazia, il premier cinese Li Keqiang incontrera' i leader dei 16+1, i Paesi dell'Europa centrale e orientale, in occasione di un summit che si terra' dall'11 al 12 aprile. E gli investimenti cinesi nella regione saranno al centro del dibattito. Per il momento l'Ue ha ancora una netta supremazia nella regione, con il 70% degli investimenti esteri in Serbia, Bosnia, Montenegro, Macedonia del Nord, Albania e Kosovo, dove la Cina pesa ancora solo l'1%, ma la sua offensiva nella regione e' palese e Bruxelles comincia a preoccuparsi, come dimostrano le parole del commissario all'Integrazione, Johannes Hahn, il quale non nasconde la sua "inquietudine per gli effetti economici e finanziari degli investimenti cinesi". 

Gli investimenti della Cina sui Balcani. Coinvolti anche settori sensibili come il 5G

Tra il 2007 e il 2017 gli investimenti cinesi in Serbia, Bosnia, Montenegro, Macedonia del Nord, Albania e Kosovo hanno raggiunto i 12 miliardi di euro, di cui un terzo in Serbia e il 20% in Bosnia. A Smederevo, a est di Belgrado, i cinesi hanno acquistato il piu' grosso impianto siderurgico della Serbia, sborsando 46 milioni di euro e salvando dal fallimento 5.000 addetti. Il presidente serbo, Aleksandar Vucic e' poi riuscito a convincere Pechino a rilevare la miniera di rame di Bor, nel sud del Paese. Pechino ha investito anche nelle centrali a carbone, andando contro la politica Ue di combattere l'inquinamento. In Montenegro, dove il debito pubblico e' salito al 70% del Pil, il Paese ha contratto un prestito da 800 milioni di euro con una banca cinese, per costruire un'autostrada sulle montagne. Lo spettro della "diplomazia del debito" preoccupa Bruxelles. "Questi investimenti cinesi non arrivano a caso", dice Johannes Hahn, secondo il quale i prestiti di Pechino rischiano di compromettere l'obiettivo di "migliorare la stabilita' e lo sviluppo economico dei Balcani". Hahn rileva anche che questi fondi vengono concessi svincolati dall'obbligo di lottare contro la corruzione nella regione".

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