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Geopolitica
Cina, McDonald's costretta a chiedere scusa per lo spot che citava Taiwan

La lista si allunga. Anche McDonald's finisce nel mirino della Cina per un riferimento a Taiwan e la catena di fast food più famosa al mondo, così come tanti altri suoi illustri predecessori, è costretta a scusarsi con Pechino.

LO SPOT DI MCDONALD'S FINITO NEL MIRINO DELLA CINA

Tutto nasce da uno spot circolato a Taiwan, isola autogovernata ma che formalmente fa parte del territorio cinese. Nel video si intravede la carta di identità di una donna che nel campo nazionalità recita: "Taiwan". A Pechino si è subito sollevata una polemica, con McDonald's accusata di sostenere l'indipendenza di Taipei. Un'indipendenza de facto ma mai ufficialmente dichiarata. Proprio questa mancanza di rotture ufficiali consente di far reggere lo status quo, un principio mai così delicato come adesso, con la Cina che sta alzando la pressione in vista delle elezioni presidenziali taiwanesi del 2020, che diranno molto del futuro dell'isola. La vittoria dei filo indipendentisti o del Kuomintang storicamente più vicino al governo centrale può cambiare di molto gli scenari, tenendo comunque presente che Xi Jinping ha più volte ribadito l'integrità territoriale della Cina, compresa Taiwan, offrendo ai "compatrioti" oltre lo stretto la struttura "un Paese, due sistemi", già adottata a Hong Kong e Macao.

LE MINACCE DI BOICOTTAGGIO E LE SCUSE DI MCDONALD'S

Sui social network cinesi si erano diffusi diversi commenti negativi su McDonald's e c'era chi chiedeva anche un boicottaggio della catena. Così come era successo, tra gli altri, per Gap, Marriott e diverse compagnie aeree, McDonald's ha dovuto chiedere scusa per non mettere a repentaglio i floridi affari portati avanti nel gigantesco mercato cinese. "Ci dispiace che il nostro video abbia creato un fraintendimento", si legge in una comunicazione ufficiale di McDonald's apparsa sul social network cinese Weibo. "Abbiamo sempre sostenuto il principio di "una sola Cina" e siamo determinati a continuare a supportare la sovranità e integrità territoriale cinese". Il video, postato su YouTube a dicembre, è stato rimosso. Negli scorsi giorni anche Apple e Amazon sono entrate nel mirino di Pechino per i riferimenti "errati" a Taiwan. E Pechino continua a ribadire che non accetterà interferenze straniere su quella che considera una questione puramente interna.

 

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