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Geopolitica
Usa Cina, un vero accordo è impossibile. Huawei primo passo per il decoupling

"Al mio segnale, scatenate l'inferno". Non ci saranno gladiatori o Russell Crowe in sella a un cavallo nella veste di un generale romano ma la sfida tra Stati Uniti e Cina sta assumendo sempre più le fattezze di un kolossal. Da scontro sui dazi a trade war, da guerra tecnologica a nuova guerra fredda, la rivalità tra Washington e Pechino sta pericolosamente superando i livelli di guardia, portando il commercio globale sull'orlo del cosiddetto "decoupling", il disaccoppiamento tra le due principali economie mondiali. Con il mondo ancora una volta diviso in due sfere di influenza.

BLACKLIST E HUAWEI: LA CINA RISPONDE COLPO SU COLPO

Uno scenario che sembra avvicinarsi sempre di più dopo le ultime notizie odierne, con la Cina che ha annunciato la creazione di una lista nera di società straniere "inaffidabili" e il ritorno a casa di diversi dipendenti statunitensi di Huawei che lavoravano nella sede centrale di Shenzhen. Due mosse che rappresentano l'annunciata risposta "colpo su colpo" agli Usa dopo le misure anti Huawei promosse da Donald Trump.

L'ARMA DELLE TERRE RARE E LA LISTA NERA

Due mosse che arrivano al termine di una settimana nella quale Pechino ha anche ventilato la possibilità di utilizzare l'arma delle "terre rare", con un possibile stop alle esportazioni che danneggerebbe seriamente la produzione tecnologica made in Usa, visto che la Cina è il principale produttore di metalli delle terre rare e ha le maggiori riserve al mondo. 

Dopo le minacce ecco i passaggi formali, con il comunicato a nome del portavoce del ministero del Commercio che annuncia la creazione di una "lista di entità inaffidabili", nella quale verranno inclusi “compagnie straniere, organizzazioni e individui” che “non si attengono alle regole del mercato, deviano dallo spirito degli accordi, impongono blocchi o terminano la fornitura di imprese cinesi per scopi non commerciali” e che “danneggiano seriamente i diritti e gli interessi legittimi delle imprese cinesi”. 

LA NUOVA LUNGA MARCIA DI XI JINPING

Insomma, altro che cedere alle richieste di Washington, che ha messo da tempo nel mirino la stessa impalcatura dell'economia di Stato cinese. Pechino, che parla di "minaccia alla propria sovranità", ha deciso di rompere gli indugi e la linea più accomodante per rispondere colpo su colpo e iniziare quella "nuova lunga grande marcia" che aveva evocato la scorsa settimana Xi Jinping, riferendosi alla ritirata strategica vincente di Mao e del partito comunista contro i nazionalisti di Chiang Kai-shek.

SILICON VALLEY COSTRETTA A STARE CON TRUMP

Si tratta di un segnale importante. Finora Pechino non aveva del tutto tagliato il cordone ombelicale con le aziende Usa, un po' per interesse conoscitivo e un po' per usarle come leva nella sfida contro la Casa Bianca. La Silicon Valley si è sempre infatti impegnata per attenuare lo scontro commerciale, provando a calmierare l'aggressività trumpiana. 

Lo scenario è cambiato dopo che Google ha subito seguito le disposizioni di Trump su Huawei. Quello è stato il segnale che il clima è davvero cambiato. Anche i colossi tech made in Usa sono stati richiamati alla "responsabilità nazionale" e Pechino è costretta a cambiare linea. Non a caso, subito dopo l'annuncio della lista nera, Huawei ha ordinato ai dipendenti di cancellare i meeting tecnici con controparti americane e ha rispedito a casa numerosi dipendenti statunitensi impegnati nel quartier generale di Shenzhen. 

LO SCENARIO DEL DECOUPLING

Ecco allora che lo scenario decoupling non è più fantascienza, con una Cina che in realtà potrebbe avere molto da perdere se non dovesse riuscire a completare il processo "self-reliant" prefigurato dal progetto Made in China 2025. Il disaccoppiamento sembra sempre più vicino, mentre i giornali cinesi (compreso il più "laico" South China Morning Post di Jack Ma) prevedono che al G20 di fine giugno a Osaka non ci sarà nessun accordo decisivo tra Trump e Xi Jinping.

twitter11@LorenzoLamperti

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