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Geopolitica
Cinafrica, non solo povertà e migranti. La grande bugia sul continente nero
Il presidente cinese Xi Jinping durante una recente visita in Zimbabwe

LA CINA INVESTE SULL'AFRICA

Povertà, disperazione, colpi di Stato, immigrazione. Di solito in Europa e in Occidente in genere si parla di Africa solo in questi termini. Un immenso continente a noi vicino considerato solo come un immenso problema, sconosciuto e insolubile. Ma quelli che Donald Trump chiamò "shithole countries" sono molto di più. Possono persino diventare un'opportunità. E c'è chi lo ha capito. Piccolo indizio: non siamo noi europei. No, ad aver capito le grandi potenzialità che l'Africa può offrire è stata per prima la Cina. Così, se da una parte c'è una Françafrique destabilizzata e politicamente instabile, dall'altra si sta rapidamente consolidando una Cinafrica dove lo sviluppo non è più una parola tabù.

60 MILIARDI DI DOLLARI DI INVESTIMENTI

Per capire la portata di quello di cui stiamo parlando basterebbe un episodio, avvenuto lo scorso settembre, quando nella grande Sala del Popolo di Pechino si sono presentati, tutti insieme, 50 capi di Stato africani. Sì, esatto, cinquanta. Mentre in Unione europea continuano a volare stracci tra i 28 (sorry, ormai 27 Brexit permettendo) Stati membri e si tengono riunioni riservate ad Aquisgrana, in estremo Oriente c'è chi è riuscito a riunire tutti sotto lo stesso tetto i leader di un continente così variegato ed eterogeneo. In quell'occasione Xi Jinping ha annunciato 60 miliardi di dollari di investimenti in Africa tra progetti infrastrutturali, prestiti, fondi speciali. Una cifra monstre che è il coronamento di una politica portata avanti da anni e che ha reso Pechino un attore fondamentale per il futuro del continente nero.

PROGETTO IMPERIALISTA O PIANO MARSHALL 2.0?

La Cina vede nell'Africa uno sbocco fondamentale per il colossale progetto One Belt One Road, vale a dire la Nuova via della Seta. Un progetto portato avanti ingenti investimenti e nessuna interferenza politica negli affari interni dei Paesi beneficiari, sulla scorta della storica linea cinese in materia di politica estera. In Occidente si continua a leggere l'espansione cinese come un progetto imperialista e neocolonialista. Una lettura dovuta in larga parte dal pregiudizio degli Stati Uniti, che da tempo hanno individuato nell'ascesa politica e diplomatica cinese il proprio nemico. Per altri osservatori, però, più che un progetto imperialista quello cinese assomiglia a un piano Marshall 2.0

SORPRESA: L'AFRICA PUO' SVILUPPARSI

Già, perché fermo restando i timori legati all'esposizione dei paesi africani nei confronti di Pechino (con la paura di replicare quanto accaduto allo Sri Lanka che ha dovuto cedere in gestione per 99 anni il porto della propria capitale Colombo per l'incapacità di ripagare il proprio debito) gli investimenti cinesi stanno portando molti benefici al continente. In primis dal punto di vista economico. Gli yuan cinesi stanno aiutando lo sviluppo dell'Africa orientale, l'area dove le aziende cinesi sono presenti in massa, tra progetti infrastrutturali e di ammodernamento.

LA MAPPA DELLA CINAFRICA

Basti pensare alla ferrovia che dal Gibuti arriva in Etiopia e, secondo i piani, dovrebbe arrivare fino alla costa occidentale dell'Africa. Proprio l'Etiopia, testa di ponte della presenza cinese nell'area, è uno dei paesi con le migliori prospettive economiche per i prossimi anni. Il nuovo premier Abiy, che recentemente ha visitato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, si propone come simbolo del cambiamento africano e, anche grazie al soft power cinese, è riuscito a chiudere una guerra lunga decenni con la vicina Eritrea, facendo ripartire gli scambi commerciali tra i due paesi. 

PECHINO STA ARRIVANDO ANCHE SULLA COSTA OCCIDENTALE

La Cina è presente in larga parte dell'Africa orientale, dal Kenya alla Tanzania fino allo Zimbabwe. Ma sta arrivando anche altrove. Recentemente è stata chiusa una importante serie di accordi commerciali con la Nigeria e con il Burkina Faso, dopo che quest'ultima ha interrotto le proprie relazioni diplomatiche con Taiwan. L'Istituto Confucio, storico veicolo di insegnamento della lingua cinese e di soft power di Pechino, è arrivato persino in Senegal, sulla costa occidentale dell'Africa, favorendo gli scambi culturali tra il continente e la Cina. Non a caso il numero di giovani africani che studiano in Cina è in costante aumento.

AFRICA CRUCIALE PER LO SVILUPPO TECH DELLA CINA

Pechino è presente anche militarmente in Africa, con la sua prima base permanente all'estero che è di stanza in Gibuti, il piccolo Stato che rappresenta un punto strategico per la sua posizione all'ingresso dello stretto che separa il golfo di Aden e il mar Rosso. L'obiettivo della Cina è lo sviluppo dell'Africa, per creare un nuovo attore indipendente in grado di emanciparsi dalla storica dominazione occidentale. In cambio la Cina può avere accesso alle immense risorse naturali che l'Africa offre, con tutta una serie di minerali fondamentali per la produzione dei nuovi dispositivi tecnologici, settore nel quale Pechino punta moltissimo per la sua ascesa economica (e non a caso Trump cerca di colpire Huawei, uno dei campioni del Dragone cinese nel campo dell'innovazione).

NON SOLO IMMIGRAZIONE, NON SOLO FRANCAFRIQUE

Uno sviluppo che può mettere seriamente in pratica il vecchio proposito dell'"aiutiamoli a casa loro", creando le condizioni per il popolo africano di sfruttare pienamente le proprie risorse e avere più prospettive di futuro nel proprio paese, senza bisogno di rischiare la morte su un gommone nel mezzo del Mediterraneo, preda del business dei trafficanti di esseri umani. Certo, il processo non presenta punti critici, ma mette a nudo la grande bugia di chi pensa che l'Africa sarà per sempre solo un problema. Certo, se si guarda all'area francofona della Françafrique, tra guerre civili (vedi Camerun), terrorismo (vedi Mali) e colpi di Stato più o meno eterodiretti dall'ex colonizzatore (vedi Costa d'Avorio), la tentazione di pensarla così ci sarebbe. Ma la Cina sta dimostrando che non deve essere per forza così. E mentre la presenza degli Stati Uniti nel continente è costantemente diminuita negli ultimi anni, l'Europa ha l'occasione, se ne avesse la voglia e la forza, di sostenere lo sviluppo dell'Africa magari collaborando, e allo stesso tempo contenendola, con la Cina.

twitter11@LorenzoLamperti

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