A- A+
Geopolitica
Crisi di governo nella sfida Usa-Cina. Trump tifa(va) Lega, Xi teme il voto
Foto: LaPresse

Per qualche tempo abbiamo pensato di "farla franca". Per qualche tempo ci siamo mossi rimbalzando tra Est e Ovest, firmando l'adesione alla Nuova Via della Seta cinese e presentandoci deferenti a Washington. Per qualche tempo abbiamo pensato di poter ambire a un ruolo di grande mediatore sfruttando la disomogenea versatilità delle due forze che componevano il cosiddetto "governo del cambiamento", Movimento Cinque Stelle e Lega.

Ecco, ora le cose potrebbero cambiare presto e con la crisi del governo Conte l'Italia si ritrova al centro della sfida tra Stati Uniti e Cina che viene comunemente bollata come "trade war" ma che in realtà è una partita geopolitica giocata su scala globale. Donald Trump e Xi Jinping, già impegnati in maniera diretta su tanti fronti, guardano con interessi contrapposti a quello che potrebbe accadere nel nostro Paese, diviso tra un accordo tra M5s e Partito Democratico e nuove elezioni in autunno alle quali Matteo Salvini partirebbe nettamente favorito. Presto l'Italia, comunque vada, potrebbe essere chiamata a scegliere tra le due superpotenze.

Gli Stati Uniti hanno subito fatto capire che la "tregua" è finita. Dopo gli incontri (riservati o meno) nel periodo che ha preceduto la visita a Roma del presidente cinese Xi Jinping e gli inviti più o meno ufficiosi a non firmare accordo con Pechino su infrastrutture sensibili ma soprattutto su telecomunicazioni e 5G, Washington ha deciso di uscire allo scoperto con una mossa che esplicita (a chi ancora non l'avesse capita) la sua posizione sulla collaborazione tecnologica con la Cina. Nell'ultima tornata di 46 entità di Huawei, il colosso digitale di Shenzhen, sono stati inseriti infatti anche Huawei Italia e il centro ricerche di Milano. Non si tratta di una decisione di poco conto, vista l'importanza strategica che l'Italia riveste per il piano di espansione europeo di Huawei. Proprio nel laboratorio di Milano il noto scienziato Renato Lombardi conduce studi fondamentali sulle tecnologie delle microonde applicate alla comunicazione digitale e satellitare. Proprio in Italia Huawei, attraverso l'ad nel nostro paese Thomas Miao, ha recentemente annunciato l'investimento di 3,1 miliardi nei prossimi tre anni. Per l'esattezza 1,9 miliardi destinati all'acquisto di forniture e 1,2 miliardi in marketing e operations, oltre a ulteriori 52 milioni in ricerca e sviluppo. Investimenti che porteranno, secondo i programmi, anche alla creazione di tremila posti di lavoro, mille diretti e duemila indiretti.

Salvini, che recentemente è stato protagonista di un viaggio diplomatico negli Stati Uniti durante il quale ha incontrato il segretario di Stato Mike Pompeo e il vicepresidente Mike Pence, ha colto la palla al balzo per insistere sulla linea trumpiana che già negli scorsi mesi aveva fatto pensare a una possibile crisi di governo scatenata anche con i favori dell'inquilino della Casa Bianca. "Firmerei già oggi se dovesse arrivare una maggioranza Ursula", ha dichiarato il leader della Lega. "Voglio vedere le reazioni di Washington, tanto quelle di Pechino sono già previste, i cellulari Huawei usciranno dai rubinetti".

Salvini prova dunque a riaccreditarsi come interlocutore privilegiato degli Stati Uniti trumpiani, riprendendo il discorso momentaneamente interrotto dopo il caso Savoini che aveva svelato i rapporti di alcuni suoi collaboratori con la Russia di Vladimir Putin e creato qualche imbarazzo anche Oltreoceano sull'opportunità di proseguire nella relazione privilegiata che si stava costruendo. 

Non è un mistero che il sottosegretario Giancarlo Giorgetti sia stato negli Usa qualche settimana prima dell'arrivo di Xi Jinping in Italia, così come non è un mistero che proprio ad alcuni uomini del Carroccio, compreso Guglielmo Picchi, Washington abbia chiesto rassicurazioni sui dossier più delicati (compreso quello delle telecomunicazioni) dopo aver capito che si era mossa troppo tardi per fermare l'adesione alla Belt and Road Initiative di Pechino. Questo nonostante l'uomo che più si è speso per lo storico avvicinamento alla Cina sia stato un uomo in quota Lega, il sottosegretario al Mise Michele Geraci

Nonostante le pressioni degli Stati Uniti, il decreto sul golden power voluto dalla Lega per analizzare maggiormente i rischi legati al ruolo di mercato di aziende straniere, con un riferimento nemmeno troppo implicito ai player cinesi come Huawei, non è stato convertito in legge. Sembra scontato pensare che ora la Lega cerchi di farsi portatrice delle richieste di Washington sull'argomento, sottolineando il presunto pericolo di disallineamento dall'asse euroatlantico che il possibile governo M5s-Pd potrebbe causare, sempre secondo il Carroccio.

Da parte loro gli Stati Uniti, al di là delle dichiarazioni più o meno ufficiali di Trump sulla crisi di governo italiana, vedrebbero con ogni probabilità di buon occhio il ritorno alle urne e un governo di centrodestra (tradizionalmente lo schieramento più vicino ai repubblicani Usa) in grado di rivedere gli accordi con Pechino e bloccare l'espansione di Huawei su un mercato cruciale come quello italiano. E soprattutto un governo che opererebbe una politica fiscale dichiaratamente trumpiana tra flat tax e altre misure sul tavolo di Salvini e Meloni. Senza contare la posizione critica che tale esecutivo avrebbe nell'Unione europea a trazione franco tedesca che tanto detesta Trump, che potrebbe invece sfruttare la sponda di Roma per tornare al dialogo con Mosca (i primi segnali di una volontà di dialogo con il Cremlino sono arrivati con la richiesta del presidente Usa di includere nuovamente la Russia nel G8). Senza contare le posizioni allineate di Lega e Fratelli d'Italia su dossier cruciali come quelli riguardanti Iran e Venezuela.

D'altra parte, però, la mossa dell'inclusione di Huawei Italia nella blacklist è anche un indiretto avvertimento al futuribile governo M5s-Pd che, al di là di un innegabile spostamento a sinistra, potrebbe anche non recidere il legame con Washington (soprattutto nel caso di un ritorno alla Casa Bianca di un presidente dem a fine 2020). Prevedibile pensare che, nel caso di un accordo tra Di Maio e Zingaretti le reciproche diplomazie si attiverebbero per le rassicurazioni del caso, anche se in questo caso sarebbe difficile un totale disconoscimento della strategia di avvicinamento a Pechino. Basti ricordare, infatti, che il terreno per l'adesione alla Nuova Via della Seta era stato preparato proprio dal Pd, con Renzi che aveva ospitato a Santa Margherita di Pula, in Sardegna, il presidente Xi Jinping. Una location non a caso, visto che ospita un centro di ricerca di (e rieccoci) di Huawei. Non solo. Paolo Gentiloni è stato il primo premier italiano a presenziare al forum sulla Belt and Road, nel 2017, prima della partecipazione di Conte lo scorso aprile alla seconda edizione dell'evento organizzato da Pechino.

Da parte sua alla Cina sembra non convenire il ritorno al voto. La vittoria della Lega potrebbe infatti rimettere in discussione tutti i passi compiuti negli scorsi mesi e anni lungo la Via della Seta, con un possibile ripensamento anche ampio degli accordi o quantomeno una brusca frenata su quelli in divenire (a proposito, non si sa più nulla dell'annunciata missione istituzionale estiva in Cina che avrebbe dovuto compiere una delegazione italiana di alto livello composta da politici e imprenditori). Più passa il tempo, infatti, più le imprese e la diplomazia cinese mettono radici in Italia, con un governo M5s-Pd che nelle speranze di Pechino potrebbe ampliare ancor di più la collaborazione.

La partita post crisi è cominciata. E sul campo di gioco italiano non ci sono solo M5s, Lega e Pd ma anche due spettatori interessati.

twitter11@LorenzoLamperti

Commenti
    Tags:
    crisi di governousacinatrumpxi jinpinglegamatteo salvinim5sdi maiopdmatteo renzicrisi di governo ultime notiziecrisi di governo contecrisi di governo mattarellacrisi di governo discorso contecrisi di governo conseguenzecrisi di governo salvinicrisi di governo di maiocrisi di governo consultazionicrisi di governo conte si dimettecrisi di governo conte biscrisi di governo salvini di maiocrisi di governo ultime newsultime notizie sulla crisi di governoultime notizie sulla crisi di governo in italia
    in evidenza
    La mossa di Renzi scatena i social 'Ora c'è un partito di sinistra'

    Ironia web: 'Assist a Salvini'

    La mossa di Renzi scatena i social
    'Ora c'è un partito di sinistra'

    i più visti
    in vetrina
    Mattone, scelto da 17,9% come investimento. Case indipendenti? Come prima casa

    Mattone, scelto da 17,9% come investimento. Case indipendenti? Come prima casa


    Zurich Connect

    Zurich Connect ti permette di risparmiare sull'assicurazione auto senza compromessi sulla qualità del servizio. Scopri la polizza auto e fai un preventivo

    casa, immobiliare
    motori
    Nuova Fiat Panda Trussardi: il lusso diventa democratico

    Nuova Fiat Panda Trussardi: il lusso diventa democratico


    RICHIEDI ONLINE IL TUO MUTUO
    Finalità del mutuo
    Importo del mutuo
    Euro
    Durata del mutuo
    anni
    in collaborazione con
    logo MutuiOnline.it
    Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

    © 1996 - 2019 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

    Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

    Contatti

    Cookie Policy Privacy Policy

    Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.