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Geopolitica
Elezioni amministrative Turchia, Erdogan s'avvicina a Putin e spaventa Usa-Ue

Un ponte tra Europa e Asia. Talvolta si abusa di questa espressione quando ci si riferisce ad alcuni paesi che si trovano nel punto di intersezione tra le due regioni geografiche che compongono l'immenso continente eurasiatico. Ma c'è un luogo dove quell'espressione non è solo un modo di dire figurato ma è qualcosa di concreto, talmente reale da poterlo toccare e attraversare.

TURCHIA, UN PAESE IN TENSIONE PERMANENTE DOPO IL TENTATO GOLPE DEL 2016

Questo posto è la Turchia, più precisamente a Istanbul, dove tre ponti collegano fisicamente Europa e Asia. Quello più celebre è sempre stato conosciuto come "ponte sul Bosforo". Da quasi tre anni, quel ponte si chiama "ponte dei caduti del 15 luglio", in riferimento alle 250 vittime che in quel giorno del 2016 hanno perso la vita durante il fallito golpe militare. Un cambio di nome che la dice lunga sul nervo ancora scoperto di un paese cruciale nell'ambito dei rapporti tra occidente e (Medio) oriente, tra Europa e Islam.

TURCHIA, SECONDO ESERCITO NATO, PREOCCUPA L'OCCIDENTE

La Turchia, che con i suoi 350 mila effettivi ha il secondo esercito più grande della Nato, è inquieta. E preoccupa sempre di più l'occidente. L'eco del tentato colpo di Stato non si è ancora placata e le politiche del presidente Erdogan guardano oggi più a est che non a ovest. I risultati delle elezioni amministrative, che hanno visto il partito di maggioranza perdere nelle due città più importanti (la capitale Ankara e il centro economico e culturale del paese, Istanbul), potrebbero acuire le tensioni interne. Il referendum del 2017 ha sancito il passaggio al sistema di governo presidenziale, conferendo ancora più poteri a Erdogan.

A colui che viene spesso ribattezzato come il "sultano" turco non piace più di tanto dividere il potere e, anche a causa, del fallito golpe ai suoi danni, negli scorsi anni ha reagito in maniera molto dura, con l'arresto e la sospensione dal servizio di decine di migliaia di militari, giudici, impiegati pubblici, insegnanti e giornalisti, con una vera e propia mannaia calata su case editrici ed emittenti radio televisive considerate ostili al presidente. Questa parziale sconfitta alle amministrative, che viene comunque salutata come un "trionfo" dall'Akp che sottolinea la percentuale totale dei voti ricevuti, non cambierà lo stato dell'arte, anzi.

L'ALLONTANAMENTO DELLA TURCHIA DAGLI USA E L'ACCORDO CON LA RUSSIA SULLA SIRIA

Il portavoce di Erdogan si è affrettato a sottolineare come non ci saranno altre elezioni fino al 2023. Un quadriennio nel quale il presidente proverà a ribadire la sua presa sul potere. Possibile allora che alcune tendenze politiche emerse negli scorsi anni, non solo in materia di affari interni ma anche di politica estera, vengano ribadite, magari con ancora più forza. 

La prima, evidente, tendenza è l'allontanamento della Turchia dagli Stati Uniti, un tempo principale alleato diplomatico di Ankara. Dopo la crisi del jet abbattuto nel 2015, la Turchia si è molto avvicinata alla Russia. Non a caso la prima telefonata "internazionale" ricevuta da Erdogan dopo le amministrative di domenica scorsa è stata quella di Vladimir Putin, che da avversario si è trasformato in alleato. L'avvicinamento strategico con Mosca si è realizzato sul martoriato campo della Siria, dove la principale preoccupazione di Ankara è sempre stata quella di impedire la nascita di un'entità curda autonoma. L'attivismo bellico anti curdo dei turchi è stato reso possibile dalla Russia, che ha dato il via libera a Erdogan in cambio del corrispondente via libera al regime siriano di Assad, ex acerrimo rivale di Ankara. 

ERDOGAN DA CAMPIONE SUNNITA A RIVALE DELL'ARABIA SAUDITA

Erdogan è passato così dall'essere il campione dell'Islam sunnita ad alleato strategico di un regime sciita vicino all'Iran. Non a caso i rapporti con l'Arabia Saudita sono precipitati negli scorsi anni, complice anche il caso Khashoggi, il giornalista ritrovato cadavere dopo la sua visita al consolato saudita di Istanbul. Un ribaltamento del posizionamento mediorientale che ha avuto conseguenze nel rapporto con gli Usa, dove si trova tra l'altro Fethullah Gulen, l'uomo che secondo Erdogan è dietro il tentato golpe del 2016. 

LA TURCHIA COMPRA SISTEMI MISSILISTICI DALLA RUSSIA, STOP DEGLI USA AGLI F-35 AD ANKARA

Simbolo delle preoccupazioni di Washington (e non solo) il caso dei missili russi. Gli Stati Uniti hanno infatti sospeso le consegne dei loro caccia F-35 ad Ankara, nonostante la decennale alleanza militare, per l'impegno turco ad acquistare i sistemi missilistici S-400 dalla Russia. Nelle scorse settimane la Casa Bianca ha più volte avvertito delle "gravi conseguenze" nel caso l'acquisto dei sistemi di Mosca venga completato ma finora Ankara non ha fermato il processo, nonostante il presidente della Commissione Difesa della Duma, Vladimir Shamanov, non esclude che la Turchia possa tornare sui suoi passi dopo la mossa degli Usa sugli F-35.

LE TENSIONI TRA TURCHIA E UE

Comunque vada a finire, un segnale inquietante per non solo in materia di relazioni tra Usa e Turchia, ma anche per la stessa interoperatività della Nato in un teatro cruciale come quello del Medio Oriente. Ma quanto accadrà ad Ankara e Istanbul nei prossimi anni avrà, come sempre, grandi ripercussioni anche sull'Europa. Il processo di adesione all'Ue si è bruscamente arenato già da qualche anno e l'avanzata sovranista prevista alle elezioni europee di maggio non aiuteranno di certo i rapporti già complicati tra Vecchio Continente e Turchia. Non a caso negli scorsi giorni Ankara è tornata a battere cassa per la gestione dei numerosi migranti provenienti dal Medio Oriente che si trovano all'interno dei suoi confini. Dopo aver già incassato un cospicuo assegno da parte di Bruxelles negli scorsi anni, la Turchia utilizza la gestione delle proprie frontiere come arma diplomatica. 

twitter11@LorenzoLamperti

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