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Geopolitica
Europee/ Finlandia grande mediatore globale. Anche al Nord vincono gli estremi

Si avvicinano le elezioni europee di maggio. Un appuntamento cruciale per il futuro dell'Europa. Le forze politiche tradizionali di centrodestra e centrosinistra devono fronteggiare l'avanzata di sovranisti, populisti ed euroscettici. In attesa di conoscere la composizione del nuovo Europarlamento, Affaritaliani.it esplora la situazione geopolitica ed economica dei singoli paesi alla vigilia del voto.

1° puntata GERMANIA - 2° CIPRO - 3° FRANCIA - 4° CROAZIA  - 5° LUSSEMBURGO - 6° ROMANIA - 7° MALTA - 8° POLONIA - 9° SLOVENIA - 10° PAESI BASSI - 11° SLOVACCHIA - 12° REPUBBLICA CECA - 13° IRLANDA - 14° BELGIO - 15° GRECIA - 16° PORTOGALLO - 17° DANIMARCA

Prego, dimenticarsi subito la parola "stabilità". Anche in Finlandia la politica sta conoscendo un periodo burrascoso, come testimoniato dalle elezioni dello scorso 14 aprile. Elezioni che hanno sì visto la vittoria dei socialdemocratici, risorti dalle proprie ceneri, ma che hanno soprattutto segnato la grande crisi dei partiti tradizionali. Come accade un po' ovunque in Europa, centrodestra e centrosinistra sono in enorme difficoltà. I Veri Finlandesi, partito definito a seconda di chi parla populista, sovranista, euroscettico, eurofobo o di estrema destra, è arrivato a una manciata di voti (lo 0,2%) dalla vittoria elettorale.

ELEZIONI EUROPEE, FINLANDIA: I PROTAGONISTI DEL VOTO/ La risicata vittoria dei socialdemocratici, il boom della destra sovranista e anti ecologista, la sofferenza dei partiti tradizionali

L'avvicinamento alle elezioni europee sarà condizionato in Finlandia dalle consultazioni appena cominciate per la formazione del nuovo governo. La guida dovrebbero essere i socialdemocratici di Antti Rinne, che sono tornati alla vittoria dopo la débacle storica delle elezioni del 2015. In realtà, il centrosinistra ha vinto guadagnando solo 1 punto percentuale rispetto a quattro anni prima, quando il 16,5% era stato salutato come un tracollo storico. Segno che più che di una rinascita la vittoria deriva da una nuova frammentazione elettorale e soprattutto dalla crisi dei partiti storici. 

Il Partito di centro finlandese dell'ex primo ministro Juha Sipila, che si è dimesso nei mesi scorsi dopo la bocciatura della sua riforma della sanità, è crollato sotto il 14%. Sul podio è invece salito il partito conservatore Kokoomus dell'ex ministro delle Finanze Petteri Orpo, portatore di una politica molto rigorista in materia fiscale. Il vero successo è stato quello dei Veri Finlandesi di Jussi Halla-aho, alleati della Lega di Matteo Salvini all'interno del cosiddetto asse sovranista in vista delle elezioni europee di maggio. 

Un successo, quello dei Veri Finlandesi, dettato dall'utilizzo spregiudicato dei sentimenti anti migranti. Ma non solo. In maniera significativa, se si considera l'ascesa del movimento ambientalista nella vicina Svezia, il partito di Halla-aho ha puntato molto sul no alla lotta contro i cambiamento climatici. Una questione, quella ambientale, particolarmente sentita in un paese geograficamente all'interno della sfera artica. Se la maggioranza dei partiti ha raccolto, almeno in parte, le istanze ecologiste, i Veri Finlandesi hanno invece criticato misure che a loro modo di vedere rischiano di danneggiare le imprese finlandesi invitandole a delocalizzare, presentandosi come difensori delle classi operaie.

Mentre i grandi partiti soffrono, le forze percepite come anti establishment crescono. Non solo i Veri Finlandesi ma anche i Verdi e l'Alleanza di Sinistra, entrambe in forte aumento rispetto alle elezioni del 2015. I due partiti di sinistra si sono contraddistinti rispetto ai socialdemocratici, su molte tematiche ancora invischiati al centro, hanno intercettato non solo l'anima ambientalista ma anche alcune istanze in tema di politica economica, come la contrarietà di parte dell'elettorato alla misure di liberalizzazione del mercato del lavoro e a quelle di contenimento della spesa pubblica.

ELEZIONI EUROPEE, FINLANDIA: I TEMI DEL VOTO/ Le difficili trattative per formare il nuovo governo, la retorica sui migranti e l'agenda economica divisa dei socialdemocratici

Per forza di cose l'avvicinamento al voto europeo sarà caratterizzato dalle discussioni sulla formazione del nuovo esecutivo. L'impressione è quella che i socialdemocratici di Rinne siano orientati a una grande coalizione con i partiti di centro per tenere fuori i Veri Finlandesi, che potrebbero sfruttare questo argomento in sede di campagna elettorale europea, rivendicando di essere tenuti fuori dalle manovre nonostante siano arrivati secondi solo per lo 0,2%. Rinne deve per forza di cose allargare l'alleanza oltre i Verdi e l'Alleanza di sinistra per avere i numeri sufficienti per governare e l'attenzione dovrebbe concentrarsi sul partito di Sipila o quello di Orpo.

Al centro delle tematiche che decideranno le consultazioni ci sarà proprio la lotta ai cambiamenti climatici, tema del quale Rinne, esponente dell'ala sinistra dei socialdemocratici, sta cercando di appropriarsi con forza. Si parlerà molto anche di politica economica. Rinne promette più soldi ai pensionati, nuove misure sul fronte fiscale e contro la disoccupazione e l'istruzione. Insomma, un ritorno del welfare che è stato indebolito durante l'esecutivo di Sipila. E' proprio sull'agenda economica che potrebbe crearsi un solco incolmabile tra socialdemocratici e centrodestra.

Un solco invece incolmabile in materia di migranti con i Veri Finlandesi, la cui retorica nazionalista ha fatto breccia soprattutto in provincia. La promessa del partito di Halla-aho è quella di portare "quasi a zero" l'accoglienza dei profughi. Qualunque sia la composizione del governo è invece difficile venga accantonato il focus sull'innovazione di cui Helsinki si è resa protagonista negli ultimi anni, puntando su digitale e intelligenza artificiale per rilanciare un'economia che ha vissuto una lunga contrazione dal 2007 al 2014 e che dal 2015 si è ripresa stabilizzandosi tra il 2 e il 3% nell'ultimo biennio.

ELEZIONI EUROPEE, FINLANDIA: L'AGENDA GEOPOLITICA/ Neutralità, grande mediazione tra Usa e Russia, la linea europeista e baltica

La particolarità della politica estera finlandese è che è competenza del Presidente della Repubblica “in cooperazione con il governo”, che mantiene in realtà la competenza esclusiva nelle politiche dell´Unione Europea. Il capo dello Stato ha invece maggiore potere decisionale a livello macro e geopolitico. L'attuale presidente è Sauli Niinistö, esponente del partito di Coalizione nazionale, il cui secondo mandato di sei anni è cominciato nel gennaio del 2018. 

Come la vicina Svezia, anche la Finlandia ha una politica estera tradizionalmente neutrale e non allineata. Rispetto a Stoccolma, il partner più stretto di Helsinki a livello geopolitico, mantiene però un dialogo più aperto con Mosca. Recentemente il presidente ha dichiarato che non vede minacce da parte della Russia. Un fatto che ha portato la Finlandia a ergersi a grande mediatore tra Stati Uniti e Russia, come dimostra il vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin, tenutosi proprio a Helsinki nel luglio del 2018. D'altronde, negli ultimi anni l'interscambio commerciale tra Finlandia e Russia è in grande aumento.

La linea dell'esecutivo finlandese è tradizionalmente fortemente europeista, con il rafforzamento dell'Ue, anche in materia digitale, che viene considerato come indispensabile da un paese comunque geograficamente esposto alle grandi potenze regionali come Mosca. Allo stesso tempo la Finlandia si muove con grande decisione nell'ambito dell'area del Baltico provando a promuovere un forte asse "nordico". Nel dibattito finlandese è anche entrato il tema di una possibile adesione alla Nato che comunque non rappresenta un'attuale priorità per un paese che prova a ritagliarsi un ruolo di intermediario tra potenze globali.

Intanto qualcosa si muove anche con la Cina. Recentemente il fondo cinese Touchstone ha firmato un accordo da 15 miliardi di euro con l’impresa costruttrice FinEstBayArea per costruire un tunnel ferroviario sottomarino che collegherà Helsinki alla capitale dell'Estonia, Tallinn. Un progetto infrastrutturale di grandi dimensioni che mostra come Pechino sia attivo anche nell'area del Baltico ma allo stesso tempo preoccupa la Russia, che non vede di buon occhio l'avvicinamento logistico dei paesi baltici.

ELEZIONI EUROPEE, FINLANDIA: ULTIMI SONDAGGI/ I risultati delle elezioni parlamentari del 14 aprile: i socialdemocratici vincono di un soffio, la destra radicale seconda d'un soffio, crolla il centro

La Finlandia esprime attualmente 13 seggi al Parlamento europeo, che avrebbero dovuto diventare 14 con la Brexit. Se il Regno Unito dovesse partecipare alle elezioni europee di maggio i seggi finlandesi resterebbero 13.

Partito socialdemocratico (Alleanza progressista dei socialisti e democratici) 17,7%

Veri Finlandesi (Conservatori e riformisti europei) 17,5%

Partito di coalizione nazionale (Ppe) 15%

Partito di centro finlandese (Alde) 13,8%

Verdi (Verdi europei) 11,5%

Alleanza di sinistra (Sinistra unitaria europea) 8,2%

twitter11@LorenzoLamperti

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