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Geopolitica
Elezioni europee Francia/ Macron, europeista sovranista che non molla l'Africa

Si avvicinano le elezioni europee di maggio. Un appuntamento cruciale per il futuro dell'Europa. Le forze politiche tradizionali di centrodestra e centrosinistra devono fronteggiare l'avanzata di sovranisti, populisti ed euroscettici. In attesa di conoscere la composizione del nuovo Europarlamento, Affaritaliani.it esplora in una serie speciale di articoli la situazione geopolitica ed economica dei singoli paesi alla vigilia del voto. 

1° puntata GERMANIA - 2° puntata CIPRO - 3° puntata FRANCIA

Il Re Sole fu uno dei più grandi patroni del barocco, con la costruzione della reggia di Versailles. Emmanuel Macron, che risiede nel più modesto ma pur sempre barocco palazzo dell'Eliseo, ama invece il Rinascimento. Quello con la "R" maiuscola lo celebrerà insieme a Sergio Mattarella il prossimo 2 maggio al castello di Amboise, luogo di morte di Leonardo Da Vinci. Quello con la "r" minuscola è quello che invece auspica per l'Ue, almeno secondo quanto ha scritto nella lettera recapitata ai giornali europei. Termine lirico, come ha notato l'opposizione francese, che si scontra con una realtà molto più complessa per monsieur le président. Il suo ambizioso programma di riforme, almeno in parte affossato (silenziosamente) da Angela Merkel, sembra in realtà essere stato rivisto al ribasso. L'alleanza con la Germania, nonostante la debolezza del trattato di Aquisgrana, potrebbe però rilanciarsi sulla base di un nuovo europeismo sovranista, mentre la tensione diplomatica con l'Italia appare sempre pronta a riaccendersi, anche dopo la sua apparizione televisiva da Fabio Fazio. Dall'Africa al rapporto con gli Stati Uniti sul fronte esterno, dai gilet gialli a un'azione politica al di sotto delle attese su quello interno, le spine per Macron sono molte. Il tutto mentre i conflitti sociali, come dimostrano i movimenti di protesta e gli episodi di antisemitismo (per non parlare dello spettro sempre presente da queste parti del terrorismo jihadista), creano un clima di tensione quasi permanente. Le elezioni europee di maggio saranno un momento decisivo per capire il futuro della parte più volubile (e spesso debole) dell'asse franco-tedesco che da sempre guida il Vecchio Continente.

ELEZIONI EUROPEE 2019: FRANCIA, I PROTAGONISTI DEL VOTO/ Il "Re Sole" in crisi Macron prova a resistere alla destra sovranista. Ufficialmente spariti i partiti tradizionali

Nel momento del suo ingresso all'Eliseo Macron sembrava poter conquistare non solo la Francia ma anche l'Europa. I suoi programmi erano più che ambiziosi. Riforme strutturali interne su lavoro, economia, istruzione, giustizia, cultura. Riforme altrettanto drastiche sull'infrastruttura dell'Unione europea: unione bancaria, ministro delle finanze europeo, esercito comune. I tanti sogni di Macron sono, almeno per ora, rimaste illusioni. Le proteste di categoria prima e il movimento di massa dei gilet gialli poi hanno rallentato (se non messo in soffitta) i progetti presidenziali, virati su più rassicuranti vie di mezzo in grado di accontentare le parti sociali chiamate in causa. La sua En Marche! ha assunto un passo molto più incerto e titubante di quanto non promettessero i primi, spediti e forse incauti, passi. Sembrava poter andare meglio sul fronte esterno. Con la Merkel distratta dal difficile negoziato per formare la Grande Coalizione dopo le elezioni del settembre 2017, Macron ha per un momento pensato di potersi sostituire alla cancelliera nella cabina di comando dell'Europa. Speranza piano piano franata sotto il progressivo ritorno di Frau Angela, che ha più o meno indirettamente stoppato i piani del giovane rampante d'Oltralpe per poi riprendere il controllo del timone. La crisi dei gilet gialli sembrava aver messo in ginocchio Macron, che però nelle ultime settimane è riuscito a rialzarsi grazie al fisologico riflusso della protesta e alla fase di dialogo che vede impegnato il presidente in decine di incontri nella provincia francese. Ancora non è ben chiaro come sarà strutturata la partecipazione elettorale dei gilet gialli, che dopo una prima fase molto compatta di protesta si sono poi divisi in diverse liste evidenziando la difficoltà del passaggio alla fase di proposta. L'unica cosa certa è che la loro comparsa ruberà qualche voto alla destra sovranista, con una Marine Le Pen che comunque non ha ancora accantonato il progetto sorpasso ai danni di Macron. In ogni caso i voti sommati del suo Raggruppamento Nazionale e del partito sovranista Debout la France dovrebbero superare quelli del partito di maggioranza. Analogamente alla Germania, pur se con proporzioni diverse, sembrano in crescita i Verdi, a testimonianza della rilevanza sempre più centrale dei temi ambientali nel dibattito politico. Il tutto a discapito della sinistra radicale della France Insoumise di Mélenchon. Sostanzialmente dispersi, invece, i grandi partiti tradizionali, con Repubblicani e Socialisti ormai tristemente ridotti a irrilevanti reperti del passato, dopo le fallimentari gestioni di François Hollande e François Fillon.

ELEZIONI EUROPEE 2019: FRANCIA, I TEMI DEL VOTO/ Gilet gialli, reddito minimo e mercato del lavoro, tasse, antisemitismo, migranti. L'agenda politica

La partita vera della campagna elettorale francese sarà quella tra europeismo e sovranismo. Con il tentativo di Macron di far diventare il secondo sostantivo un aggettivo da aggiungere al primo. Che cos'è il suo nuovo piano rivisto e corretto di riforma dell'Ue, presentato negli scorsi giorni, se non il manifesto dell'europeismo sovranista di cui aveva parlato anche Silvio Berlusconi nelle settimane precedenti? Il presidente francese sta provando ad appropriarsi, a modo suo, di temi usati dai rivali come cavalli di battaglia. Più controlli alle frontiere e limitazioni a Schengen per i paesi "irresponsabili" o "non solidali", esercito comune, ma soprattutto il "prima gli europei" in materia di asset economicamente strategici, con il pressing sull'antitrust comunitario per allargare le maglie burocratiche e consentire la creazione di conglomerati europei in grado di reggere l'urto dei colossi statunitensi e cinesi. Sul piano interno, però, Macron ha lasciato irrisolti molti argomenti. Entrato sul panorama politico-sociale con la grazia di un elefante in una cristalleria, le proteste di piazza e l'assedio dei gilet gialli lo ha fatto tornare su più miti consigli. La fase di dialogo sembra averlo parzialmente rilanciato ma le opposizioni faranno leva sulle sue contraddizioni per metterlo in difficoltà. Anche l'argomento economico non lascia più di tanto tranquillo Macron. Lo scorso anno il pil francese è cresciuto dell’1,5%, in discesa dal 2,3% del 2017. C'è persino chi considera la Francia come il vero malato d'Europa, sottolineando la crescita del debito pubblico nell'ultimo decennio (+90%), con una pressione fiscale elevatissima (46% del pil) e un cuneo fiscale (47,6%) che supera di quasi 12 punti percentuali la media Ocse. Il tutto mentre anche il progetto dell'introduzione del reddito minimo è al momento a punto morto. Marine Le Pen e Debout la France insisteranno sul tema dei migranti e delle tensioni sociali. Vero che gli attentati terroristici, dopo la drammatica successione di eventi del 2015-2016, sono diminuiti di grado e di intensità ma gli episodi preoccupanti, come l'accoltellamento di due agenti in carcere da parte di un detenuto radicalizzato, non sono certo spariti nel nulla. Le banlieu continuano a essere un problema serio e si moltiplicano gli episodi di antisemitismo, che hanno spinto diverse migliaia di ebrei a lasciare la Francia per rientrare in Israele. Si parlerà anche delle violenze di piazza, con il presunto "uso eccessivo della forza" su cui indagano anche le Nazioni Unite delle forze di polizia nei confronti dei gilet gialli. Anche la campagna elettorale della Le Pen sarà diversa dalla precedente, quantomeno sul tema dell'Europa. Ciò che un tempo era il Front National si è trasformato: da euroscettic o è diventato sovranista. L'uscita dall'euro o persino dall'Ue non sono più all'ordine del giorno. Madame Le Pen e i suoi alleati si sono convinti che l'Ue e le sue istituzioni si possono cambiare, anche dreasticamente, dall'interno. Mélénchon insiste invece da sinistra sulla cosiddetta "rivoluzione cittadina", inclusiva coi migranti ma critica con l'establishment europeo e atlantista. 

ELEZIONI EUROPEE 2019: FRANCIA, SITUAZIONE GEOPOLITICA/ Il traballante asse con la Germania, le tensioni con l'Italia, gli affari in Africa e la sfida con la Cina, la timida sfida a Trump. L'agenda diplomatica

Anche sul piano geostrategico le sfide da affrontare per la Francia sono parecchie. Non potrebbe essere altrimenti, per un ex impero coloniale che tutt'oggi ha 12 territori esterni sparsi in giro per il globo, dalla Nuova Caledonia alla Martinica. E se sul piano europeo Macron e Merkel sembrano poter trovare un bilanciamento comune, dopo gli iniziali progetti di grandeur del presidente francese ridimensionati dalla cancelliera tedesca, sul piano geopolitico Parigi e Berlino sono tutt'altro che allineati. La Germania sembra molto più convinta della Francia nel suo tentativo di emancipazione dagli Stati Uniti. Alla recente conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera, la Merkel è rimasta da sola a fronteggiare il pressing di Trump per formare una coalizione anti Iran, con la conseguenza di subire la minaccia dei dazi sulle auto. Macron non si è invece presentato, nonostante avesse partecipato con Berlino e Londra alla creazione di un veicolo finanziario in grado di aggirare le sanzioni Usa a Teheran, quantomeno per le piccole e medie imprese. Anche sull'Arabia Saudita la Francia non sta seguendo la decisione tedesca di fermare l'export di armi. Altra decisione che può indispettire Washington, già abbastanza alterata per il progetto di esercito comune. Non solo. Macron ha subito appoggiato le azioni militari (più dimostrative che altro, per la verità) di Trump in Siria. E sul tema Cina, con l'auspicata (da parte della Casa Bianca) messa al bando dei colossi cinesi delle telecomunicazioni, sembra essere ben più malleabile del vicino tedesco. Insomma, prima gli europei sì, ma ascoltando anche che cosa vogliono gli americani. D'altronde, sulla scena globale Macron sembra molto pragmatico come dimostra la recente visita in Egitto da al Sisi, con gli affari bilaterali che proseguono nonostante le perplessità espresse dallo stesso presidente francese sul rispetto dei diritti umani. L'altro grande tema geopolitico è quello dell'Africa, continente che la Francia continua a considerare, almeno in alcune sue parti, come una propria estensione. I rapporti con le ex colonie che fanno parte della cosiddetta Françafrique sono ancora strettissimi. A tutti i livelli. Da quello politico, con sostegno ai governi amici e presunte ingerenze con aiuti alle opposizioni nei casi opposti, a quello economico, con l'accesso privilegiato alle risorse naturali e il perdurante utilizzo del franco CFA. Negli ultimi anni è però apparso un altro attore sulla scena africana, la Cina. Gli investimenti di Pechino stanno raggiungendo diverse latitudini del continente, con il Dragone asiatico che spesso e volentieri si sta sostituendo alla Francia come primo partner commerciale. 

ELEZIONI EUROPEE 2019: FRANCIA, ULTIMI SONDAGGI/Le estimation di Affaritaliani.it

La Francia è il secondo Paese più rappresentato al Parlamento europeo. In questa legislatura aveva 74 seggi ma con la scomparsa degli eurodeputati britannici (Brexit permettendo), il numero salirà a 79, meno solo dei 96 della Germania e 3 in più dell'Italia, che si fermerà a 76 (+3 rispetto ai precedenti 73). Secondo le estimation di Affaritaliani.it, realizzate con il metodo della regressione statistica, se si votasse oggi sarebbe un testa a testa tra il partito di Macron e quello della Le Pen, con il centrodestra Repubblicano in crescita rispetto alle ultime rilevazioni. 

En Marche (Alde) 23

Raggruppamento Nazionale (Enf) 23

Repubblicani (Ppe) 13 

Verdi (Green/Efa) 11

Francia Indomita (Left) 9

Debout la France (Adde) 7

Socialisti (Pse) 5

Gilet gialli 5

Altri 4

twitter11@LorenzoLamperti

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