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Geopolitica
Elezioni europee/ Germania al voto: Merkel debole in patria, dura con Trump

Si avvicinano le elezioni europee di maggio. Un appuntamento cruciale per il futuro dell'Europa. Le forze politiche tradizionali di centrodestra e centrosinistra devono fronteggiare l'avanzata di sovranisti, populisti ed euroscettici. In attesa di conoscere la composizione del nuovo Europarlamento, Affaritaliani.it esplora in una serie speciale di articoli la situazione geopolitica ed economica dei singoli paesi alla vigilia del voto. 

1° PUNTATA: GERMANIA

Forse non sarà l'ombelico del mondo, ma di certo è (ancora) l'ombelico d'Europa. A Berlino si gioca una buona parte delle elezioni europee 2019. Prima economia continentale, seppur in rallentamento, la politica tedesca continua a influenzare quella europea a tutti i livelli. Comunitario, con i progetti di difesa comune e il nodo migranti. Economico, con la strategia dei "colossi europei" per fronteggiare i rivali statunitensi e soprattutto cinesi. Geopolitico, con la tentata emancipazione in corso dagli Stati Uniti di Donald Trump. Strategico, con i piani di business che guardano a Oriente, non solo alla Cina ma anche al Giappone e ai nuovi dragoni del Sud Est. Il voto tedesco, con una Angela Merkel assertiva all'estero ma costretta sulla difensiva sul fronte interno, sarà ancora una volta decisivo per capire il futuro dell'Unione europea. D'altra parte la Germania esprimerà più seggi nel prossimo Europarlamento (96) di ogni altro Stato membro.

GERMANIA, I PROTAGONISTI DEL VOTO/ Grande Coalizione in difficoltà, avanzata del voto radicale tra Verdi e Afd

La campagna elettorale tedesca si preannuncia vibrante. I partiti tradizionali sono dati in flessione. Nel corso del 2018 le sconfitte della Cdu e della Spd in Baviera e in Assia hanno portato a un indebolimento della Grande Coalizione, nonché all'avvicendamento al timone del primo partito tedesco tra la Merkel (che ha annunciato che quello in corso sarà il suo ultimo mandato) e Annegret Kramp-Karrenbauer. Un cambiamento nel segno della continuità, vista la vicinanza politica tra le due. La Grande Coalizione deve fare i conti anche con la crisi della Csu, il partito bavarese gemello della Cdu, che ha portato il ministro dell'Interno Horst Seehofer a fare un passo indietro dalla presidenza. Dopo un breve sussulto prima delle elezioni politiche del settembre 2017, coincidente con il ritorno del figliol prodigo Martin Schulz, la sinistra Spd è invece finita in una crisi dalla quale appare difficile riemergere. Anche perché il voto, anche in Germania, si sta radicalizzando. Basti vedere l'enorme crescita dei Verdi di Katharina Schulze, ormai saldamente secondo partito tedesco, e in seconda battuta dell'estrema destra di Alternative fur Deutschland. Senza dimenticare il ruolo giocato dall'estrema sinistra della Die Linke, che ha recuperato una forte spinta movimentista con il lavoro di Sahra Wagenknecht, che ha intercettato, come raccontato in prima persona da Affaritaliani.it, anche una parte del movimento dei gilet gialli tedeschi. 

GERMANIA, L'AGENDA POLITICA/ Rallentamento dell'economia, lo spettro dei dazi sulle auto, i migranti, integrazione, spinte autonomiste

In cima ai temi della campagna elettorale ci sono non solo i migranti (come ormai accade in tutta Europa), ma anche e soprattutto la situazione economica. La crescita della Germania ha subito un forte rallentamento passando dal 2,5% del 2017 all'1,5% del 2018. Si tratta del tasso più basso degli ultimi cinque anni. A incidere negativamente il rallentamento della Cina. Il pil tedesco si poggia infatti molto sull'export, in particolare di prodotti manifatturieri, e la possibile futura implosione dell'economia cinese, come spiegato da Alessia Amighini del desk China dell'Ispi in un'intervista ad Affaritaliani.it, potrebbe causare le conseguenze più gravi proprio alla Germania. Senza contare lo spettro dei dazi sulle automobili europee paventato da Donald Trump e che sarebbe una mazzata proprio per la Germania. Chiaro che a questo punto l'economia diventi uno dei temi principali della campagna elettorale, insieme a quello della sicurezza. Nell'agenda tedesca resiste, a 30 anni esatti di distanza dalla caduta del Muro, il tema dell'integrazione tra Est e Ovest, con la parte orientale del Paese spostata sempre più sulli ali estreme. E' a Est di Berlino che l'Afd e la Linke hanno la propria base elettorale, segno che il processo di integrazione non è stato ancora portato a compimento. La Merkel deve anche fare i conti con le crescenti spinte autonomiste, con i Landern più ricchi come la Baviera e il Baden Wurttemberg in prima linea nel chiedere più libertà di manovra e meno oneri con le casse federali.

GERMANIA, SITUAZIONE GEOPOLITICA/ L'asse (debole) con Macron, la sfida a Trump, gli affari con Putin, Cina e Giappone

A livello elettorale la Merkel sarà ancora una volta l'ago della bilanciachiamata a posizionare il Ppe (che nonostante il prevedibile calo resterà il primo partito europeo) tra riformisti e sovranisti. Il segnale che la scelta è tutt'altro che scontata è simboleggiata dalla candidatura di Manfred Weber alla presidenza della Commissione europea, considerato un "falco" in grado di aprire un canale di dialogo con le forze euroscettiche. Al di là del trattato di Aquisgrana, che comunque ha contenuti piuttosto modesti, la Merkel sta conducendo una politica molto forte in materia di politica estera. La collaborazione con Macron, che rischia già di saltare in materia di sicurezza e difesa comune, resiste sul progetto della costruzione di entità aziendali europee in grado di rivaleggiare con i colossi cinesi. Dopo il caso Alstom-Siemens, Berlino e Parigi vogliono provoare ad allentare le maglie dell'antitrust comunitario per adeguare il mercato europeo agli assalti che arrivano dall'esterno. A livello geopolitico, la cancelliera si sta infatti ergendo a grande (se non unica) rivale europeo di Trump. Dopo aver creato insieme a Francia e Regno Unito un canale speciale di scambio economico con l'Iran, destinatario delle sanzioni Usa, ha impedito la creazione di una coalizione internazionale contro Teheran. Ma la Merkel non si è fermata qui: ha inciso anche nell'inserimento dell'Arabia Saudita nella blacklist sul riciclaggio e prepara lo stop all'esportazione di armi verso Ryad, principale alleato di Washington nel Medio Oriente. Non solo. Berlino sta resistendo anche alle pressioni su Huawei. Notizia di questi giorni la firma di un memorandum di cooperazione tra il colosso cinese delle telecomunicazioni e la città di Gelsenkirchen. La Germania dipende troppo dalla Cina per sacrificarla sull'altare dei desiderata di Casa Bianca. Il processo di emancipazione nei confronti degli Stati Uniti prosegue anche nel progetto (difficile) della creazione di un esercito europeo e nel business portato avanti con la Russia di Vladimir Putin, in primis col progetto del gasdotto North Stream 2 (fattore che in realtà ha fatto arrabbiare con la Merkel anche diversi partner europei). Merkel sta cercando anche di allargare lo spettro dei partner orientali. Complice il rallentamento cinese, la cancelliera ha recentemente chiuso degli accordi commerciali con il Giappone allo scopo di diversificare la sua strategia commerciale orientale, facilitata anche dall'accordo di libero scambio raggiunto da Bruxelles e Tokyo.

ELEZIONI EUROPEE GERMANIA: LE ESTIMATION DI AFFARITALIANI.IT

Affaritaliani.it è in grado di dare le estimation sul voto tedesco, realizzate con il metodo della regressione statistica. Ecco la situazione a fine febbraio:

Cdu-Csu 27-30%

Verdi 16-19%

Spd 14-17%

Afd 14-16%

Fdp 8-10

Die Linke 7-9%

altri 6,5%

Come si può vedere, la forbice delle intenzioni di voto dimostra come ormai i Verdi siano diventati il secondo partito tedesco, con l'Spd praticamente raggiunto anche dall'estrema destra dell'Afd.

twitter11@LorenzoLamperti

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