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Geopolitica
Europee/ Irlanda, l'ex malato d'Europa che cresce ma teme la Brexit
Foto: LaPresse

Si avvicinano le elezioni europee di maggio. Un appuntamento cruciale per il futuro dell'Europa. Le forze politiche tradizionali di centrodestra e centrosinistra devono fronteggiare l'avanzata di sovranisti, populisti ed euroscettici. In attesa di conoscere la composizione del nuovo Europarlamento, Affaritaliani.it esplora la situazione geopolitica ed economica dei singoli paesi alla vigilia del voto.

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Quando hai un vicino rumoroso puoi provare a battere sul muro (o sul soffitto) per avere un po' di silenzio. Ma dopo un po' quello tornerà a fare rumore. In Irlanda sanno bene che di colpi ne dovranno probabilmente dare altri per sperare di risolvere una volta per tutte la questione del "rumore" che proviene dal Regno Unito, ingombrante compagno di pianerottolo che disturba la quiete di Dublino. 

ELEZIONI EUROPEE 2019: IRLANDA, I PROTAGONISTI DEL VOTO/ Il governo di minoranza, il rilancio di Varadkar e il ruolo del Sinn Féin tra Dublino e Belfast

La concessione della proroga sulla Brexit al 31 ottobre da parte dell'Unione europea ha scongiurato, almeno per ora, il No Deal, ma se il governo di Londra non troverà soluzioni concrete per mettere fine a una crisi che sembra infinita, i problemi si ripresenteranno in tutta la loro forza. Un tema particolarmente sentito, ovviamente, in Irlanda, con la questione del confine interno con l'Irlanda del Nord che è, sin dall'esito del referendum del giugno 2016, uno dei nodi principali del negoziato tra Londra e Bruxelles. Il tutto mentre Dublino, dopo anni difficili, sta provando a tornare "cool", tra crescita economica e un'attesa svolta liberal in materia di diritti civili.

Eppure, poco più di un anno fa l'Irlanda sembrava essere sull'orlo di una nuova crisi politica. Dalle elezioni del 2016 era scaturito un governo di minoranza guidata dai nazionalisti cristiano democratici del Fine Gael con il sostegno degli Indipendenti e l'astensione dei nazionalisti populisti di Fianna Fail, secondo partito del paese. Dopo l'avvicendamento tra Enda Kenny e Leo Varadkar, il governo è sopravvissuto a una mozione di sfiducia nel novembre 2017. Scampato il pericolo, Vardakar è riuscito a dare nuovo impulso alla sua azione di governo, sostenendo da una parte la crescita economica e dall'altra aprendo le urne su un tema molto sentito nel paese come quello dell'aborto, aprendo la strada a una svolta liberal attesa da molti in un paese dal profondo timbro cattolico. Varadkar è stato uno dei sostenitori della linea morbida sulla Brexit, spingendo per la proroga, anche lunga, del "leave" per evitare lo spettro del No Deal, che avrebbe portato alla probabile conseguenza di una frontiera "dura" con l'Irlanda del Nord e al temuto rischio del riaccendersi delle tensioni tra nazionalisti e unionisti.

L'opposizione è composta da un variegato fronte di sinistra, che va dal nazionalista Sinn Féin ai moderati Laburisti (che alle scorse elezioni hanno conquistato solo sette seggi in assemblea), che esprimono il presidente della Repubblica Michael D. Higgins, e i verdi ambientalisti. Il peso maggiore è quello del Sinn Féin guidato da Mary Lou McDonald, di ispirazione socialista e molto attivo anche in Irlanda del Nord, dove spinge per l'indipendenza di Belfast dal Regno Unito. I consensi sia da una parte che dall'altra dell'isola irlandese sono stati in aumento negli scorsi anni (anche se gli ultimi sondaggi mostrano un'inversione di tendenza quantomeno a Dublino), con una presenza significativa anche nel parlamento britannico, dove i suoi esponenti si sono rifiutati di votare sulla Brexit, mentre ha creato non poche polemiche lo striscione dietro al quale è apparsa McDonald in occasione della festa di San Patrizio a marzo, che recitava un eloquente "England get out of Ireland".

ELEZIONI EUROPEE 2019: IRLANDA, I TEMI DEL VOTO/ Lo spettro Brexit e il nodo del confine con l'Irlanda del Nord, la svolta liberal e la crisi della chiesa cattolica

L'agenda politica irlandese è, e sarà, dominata dalla Brexit. Il tema è di un'importanza centrale per il futuro del paese. Il primo nodo è quello politico, in particolare in merito ai rapporti con l'Irlanda del Nord. Per mesi, prima della concessione della proroga a Londra, si è dibattutto del cosiddetto "backstop", vale a dire l'insieme di misure da adottare sul confine fisico e doganale tra Dublino e Belfast. Il governo irlandese ha spinto per il mantenimento di un'unione doganale con la parte settentrionale dell'isola senza l'introduzione di tariffe, dazi e controlli al confine. Una prospettiva osteggiata dai fautori della hard Brexit e dagli unionisti nordirlandesi. Il secondo nodo è quello legato alla sicurezza, con il possibile ritorno delle tensioni tra le due fazioni che hanno già tristemente caratterizzato i decenni passati. 

C'è poi ovviamente un fondamentale aspetto economico. L’Irlanda ha vissuto a partire dal 2014 una importante ripresa dell’economia, dopo la gravissima crisi che l’aveva colpita nel 2008.  Il pil è cresciuto del 7,8% nel 2017 e il rapporto debito pubblico-pil, anche grazie ad alcuni aggiustamenti contabili, si è attestato al 72%, dopo aver raggiunto il valore record del 119% nel 2013. La crescita ha rallentato nel 2018 ma dovrebbe comunque restare tra il 4 e il 5% anche nel 2019 mentre la disoccupazione, che aveva raggiunto il 15,5% nel peggior momento della crisi, dovrebbe scendere al di sotto del 5% alla fine dell'anno. Numeri che Dublino non vorrebbe mettere a repentaglio con una hard Brexit che potrebbe destabilizzare il panorama economico irlandese, comunque esposto (secondo alcuni analisti) a una nuova bolla immobiliare a causa dell'aumento demografica e la scarsità dell'offerta abitativa.

C'è anche da dire che spesso i numeri dell'economia irlandese sono "ritoccati" dalla presenza di alcune multinazionali che hanno stabilito la propria sede fiscale nel paese per pagare meno tasse, tanto che molti studi degli ultimi considerano l'Irlanda uno dei "paradisi fiscali" dell'Unione europea. La cautela di Varadkar sulla Brexit si riflette nell'approccio moderato e aperto al dialogo con Londra. Linea diversa da quella più battagliera dell'opposizione del Sinn Féin, che in particolare a Belfast sta sfruttando il caos per rilanciare l'anelito indipendendista parlando apertamente di riunificazione dell'Irlanda.

Tra i temi del dibattito politico irlandese c'è anche quello sui diritti civili. Da qualche anno Dublino ha intrapreso una svolta liberal per molti versi inattesa. Nel 2015 ha riconosciuto il matrimonio tra persone dello stesso sesso mentre lo scorso maggio è stato legalizzato l'aborto dopo uno storico referendum. D'altronde lo stesso primo ministro è dichiaratamente omosessuale, nonché figlio di un medico indiano. Due elementi che si possono considerare quasi rivoluzionari per un paese che è sempre stato profondamente cattolico. La fiducia nella chiesa cattolica irlandese ha subito una battuta d'arresto grave negli ultimi anni in seguito a diversi scandali e accuse di abusi sessuali e molestie. Il tutto mentre il tema dei migranti, dominante in altre parti d'Europa, qui non ha trovato terreno molto fertile.

ELEZIONI EUROPEE 2019: IRLANDA, L'AGENDA GEOPOLITICA/ Europeismo e neutralità, il legame con gli Usa e i giganti tech come Facebook, Google & co., l'avvicinamento alla Russia

Mentre il Regno Unito ha sempre coltivato la sua particolarità anche in ambito comunitario e ben prima della Brexit, l'Irlanda è sempre stata pienamente inserita nel contesto europeo, sin dall'adesione del 1973 all'adozione immediata dell'euro. Allo stesso tempo, però, l'Irlanda non ha aderito al trattato di Schengen. Il legame con il vicino britannico è chiaramente fortissimo. Ancora negli scorsi giorni Varadkar ha parlato della necessarietà di un'unione doganale con la Gran Bretagna anche quando la Brexit si dovesse verificare. 

Dublino ha assunto una centralità ancora più accentuata nel dibattito politico europeo dopo il referendum sulla Brexit per il ruolo fondamentale che il suo governo, per forza di cose, gioca nel processo negoziale tra Londra e l'Ue. Basti vedere al doppio bilaterale della scorsa settimana che Emmanuel Macron prima e Angela Merkel poi hanno avuto con Varadkar. Il tutto mentre nei primi mesi del 2019 oltre 230 mila persone hanno fatto richiesta per un passaporto irlandese, con un ritmo di circa tremila richieste al giorno. Un dato che segue il record di emissioni già registrato nel 2018 (860 mila emissioni). Sempre più britannici ne fanno richiesta e persino Theresa May ha comprato una casa nel villaggio di Dunmore East, che sarebbe stato designata dal primo ministro come futura residenza post dimissioni.

A livello geopolitico l'Irlanda mantiene sempre una forte neutralità che l'hanno portata nella sua storia a cooperare diverse volte con la Nato ma senza farne parte, con un'azione di peacekeeping svolta nell'ambito delle Nazioni Unite. Il legame con gli Stati Uniti è comunque molto forte, sia a livello culturale sia a livello economico. Nella storia l'immigrazione irlandese Oltreoceano è stata numerosissima, così come è molto alta la presenza di multinazionali made in Usa sul mercato irlandese. Un esempio? Facebook, con il social di Zuckerberg che ha la sua sede internazionale proprio a Dublino. Ma la lista, da Google a Microsoft, da Twitter ad Amazon fino a Uber, è lunghissima, anche se all'orizzonte sembra esserci qualche cambiamento nelle regole fiscali da applicare anche ai giganti del tech a stelle e strisce.

Negli ultimi mesi si registra invece un avvicinamento con la Russia. Una mossa che potrebbe portare benefici commerciali e logistici per due paesi che verranno toccati su più livelli, economico e politico, dalla Brexit. In questo senso va letto l'incontro che c'è stato proprio negli scorsi giorni a Mosca tra il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov e l'omologo irlandese Simon Coveney. 

ELEZIONI EUROPEE 2019: IRLANDA, ULTIMI SONDAGGI

Secondo gli ultimi sondaggi disponibili e risalenti a fine marzo, il partito di governo di Varadkar è in crescita e guadagnerebbe ben 6 punti percentuali rispetto alle elezioni del 2016. In discesa invece la sinistra di Sinn Féin che dopo essere cresciuta fino oltre il 20% negli scorsi mesi sembra essere tornata al livello del 2016. In ulteriore discesa i laburisti.

Fine Gael (Ppe) 31%

Fianna Fail (Internazionale liberale) 25%

Indipendenti 15%

Sinn Féin (Sinistra unitaria europea) 13%

Labour (Pse) 5%

Verdi (Verdi europei) 3%

twitter11@LorenzoLamperti

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