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Geopolitica
Europee/ Austria, il doppio binario d'Europa: rigorista e anti migranti

Si avvicinano le elezioni europee di maggio. Un appuntamento cruciale per il futuro dell'Europa. Le forze politiche tradizionali di centrodestra e centrosinistra devono fronteggiare l'avanzata di sovranisti, populisti ed euroscettici. In attesa di conoscere la composizione del nuovo Europarlamento, Affaritaliani.it esplora la situazione geopolitica ed economica dei singoli paesi alla vigilia del voto.

1° puntata GERMANIA - 2° CIPRO - 3° FRANCIA - 4° CROAZIA  - 5° LUSSEMBURGO - 6° ROMANIA - 7° MALTA - 8° POLONIA - 9° SLOVENIA - 10° PAESI BASSI - 11° SLOVACCHIA - 12° REPUBBLICA CECA - 13° IRLANDA - 14° BELGIO - 15° GRECIA - 16° PORTOGALLO - 17° DANIMARCA - 18° FINLANDIA - 19° SVEZIA

"Siamo su una via problematica che porta da una democrazia liberale ad una democrazia autoritaria". Firmato Reinhold Mitterlehner, ex vice cancelliere ed ex capo del partito conservatore Ovp. Stiamo parlando dell'Austria, un paese che ha tratti del tutto peculiari all'interno dell'Unione europea: fervente pro Ue, estremamente rigorista in materia fiscale, fortemente anti migranti con il governo di coalizione tra popolari Ovp e nazionalisti di destra Fpo. L'Austria, tradizionalmente porta dell'Europa verso Oriente e luogo di intrecci pericolosi sin dai tempi della guerra fredda e del grande gioco delle spie nella sua capitale Vienna, è proprio per la sua natura geopoliticamente neutrale la cartina di tornasole dei sentimenti diffusi in gran parte dell'Europa.

ELEZIONI EUROPEE, AUSTRIA: I PROTAGONISTI DEL VOTO/ La svolta a destra del giovanissimo Kurz, i presunti legami tra Fpo e destra radicale, le difficoltà dell'opposizione di sinistra

Il 2017 è  stato l'anno della svolta politica per l'Austria. Dopo le elezioni anticipate, il partito popolare Ovp si è subito rivolto ai nazionalisti del Fpo per la formazione del governo, rompendo la grande coalizione con i socialdemocratici che andava avanti, attraverso diversi esecutivi, dal 2007. Il sistema politico austriaco si è sempre mosso su queste due direttive: "grande coalizione" tra popolari e socialdemocratici oppure "piccola coalizione" di centrodestra tra popolari e nazionalisti. Ora però la cosiddetta "piccola coalizione" non sembra più così tanto piccola, considerando che secondo i sondaggi l'Fpo tallona i socialdemocratici con pochi punti percentuali di ritardo. E soprattutto il governo si è spostato decisamente a destra. Artefice della svolta il giovanissimo cancelliere Sebastian Kurz, 33 anni ancora da compiere. Un'età nella quale i politici di altri paesi, Italia in primis, sono ancora considerati in fasce. Kurz è invece stato in grado di interpretare i sentimenti degli austriaci e cavalcarli, dando però così ampio spazio alle posizioni della destra radicale. L'Austria, reduce nel 2018 dal semestre di presidenza Ue, si mantiene sotto la sua guida estremamente rigorosa in materia fiscale. Si potrebbe dire che i veri "falchi" si trovano a Vienna. D'altro canto, la politica del governo si è concentrata in maniera particolare sui migranti, operando tagli al welfare che in realtà stanno toccando anche alcune classi di cittadini austriaci.

Secondo molti il vero deus ex machina del governo austriaco sarebbe proprio l'Fpo del vicecancelliere Heinz-Christian Strache, promotore di una politica molto aggressiva verso gli stranieri. Nelle scorse settimane è tornato di grande attualità il dibattito sui presunti legami tra Fpo e Ibo, un movimento identitario di estrema destra. Il caso si è riproposto dopo che il leader dell'Ibo, Martin Sellner, ha ammesso di aver ricevuto alcuni mesi fa una donazione da Brenton Tarrant, l'australiano autore della strage di musulmani in Nuova Zelanda. Da lì sono riemersi i vecchi contatti tra Strache e l'Ibo, smentiti seccamente dall'Fpo. Fatto sta che i temi portati avanti dall'Ibo sono per forza di cose entrati nel dibattito politico, con il governo Kurz che ha spostato il proprio baricentro verso destra nel tentativo di non lasciare campo "esterno" ai radicali. Manovra che appare piuttosto riuscita, visto che la popolarità dell'esecutivo sembra costante anche a distanza di quasi due anni dalla sua formazione.

L'opposizione è guidata dai socialdemocratici guidati dall'ex cancelliere Sebastian Kern. Da tempo si mormora di una possibile grande alleanza tra le forze di opposizione che comprendono anche i Verdi, i quali esprimono il presidente della Repubblica Alexander Van der Bellen, i progressisti di Neos e Jetzt, un gruppo di fuoriusciti dai Verdi. Una grande alleanza che è nei desideri di un movimento di protesta che nelle ultime settimane si sta organizzando nelle città austriache per protestare contro le politiche considerate di "estrema destra" del governo Kurz. Proteste contro la presunta xenofobia dell'esecutivo che però al momento restano limitate nelle grandi città e non sembrano aver scalfito il gradimento generale verso il governo.

ELEZIONI EUROPEE, AUSTRIA: I TEMI DEL VOTO/ Il rigorismo fiscale, le misure economiche e la chiusura ai migranti

L'Austria è entrata nell'Unione europea solamente nel 1995, in seguito a un referendum. Da allora è però diventata subito una delle nazioni più attente ai conti, fiera opposititrice della flessibilità richiesta da una serie di paesi tra i quali l'Italia. Le regole di bilancio e sul deficit sembrano scritte sulla pietra per Vienna, come dimostra la netta opposizione dell'esecutivo austriaco di fronte alle richieste del governo Lega-M5s in sede di presentazione della manovra finanziaria. Il governo del cancelliere Kurz sembra persino aver accentuato questa predisposizione, che pone l'Austria in grande allineamento con la Germania e con i paesi del Nord Europa. 

Kurz può far valere i risultati in materia economica, con la crescita che nel 2019 dovrebbe sì scendere dal 2,9% al 2% ma si manterrà comunque ben al di sopra della media Ue dell'1,3%. Sono state operate altre riforme in materia fiscale, con il taglio delle imposte sui contratti di affitto, agevolazioni nei contributi per l'assicurazione della disoccupazione e il dimezzamento delle tasse sui voli aerei nel tentativo di rilanciare il settore turistico. E' stato poi introdotto un provvedimento a favore delle famiglie con un bonus di 1500 euro per ogni figlio.

Allo stesso tempo, il dibattito non può che essere dominato dal tema migranti. L'Austria è un paese nel quale la presenza degli stranieri è particolarmente evidente, visto che rappresentano il 15% della popolazione. Molti austriaci vedono i migranti come un problema. E il governo Ovp-Fpo ha risposto a questo sentimento, con una serie di misure tra cui tagli all'assistenza sociale per gli stranieri (che in realtà sembra aver colpito anche alcuini austriaci), la riduzione dei sussidi per i familiari di lavoratori non residenti in Austria, lo stop all'assunzione di richiedenti asilo come apprendisti. Allo stesso tempo non è stato firmato il Global Compact dell'Onu e si sta cercando di rendere i rimpatri più rapidi. Temi sui quali il governo incontra il gradimento di molti elettori, cosa che rende difficile la vita all'opposizione di sinistra.

ELEZIONI EUROPEE, AUSTRIA: L'AGENDA GEOPOLITICA/ Il doppio binario dei rapporti con l'Italia, l'interesse geostrategico per i Balcani, il legame con la Russia e la visita di Kurz in Cina

C'era un tempo in cui l'Austria era l'avamposto della sfida tra blocco occidentale e blocco orientale, con Vienna che era diventata il centro delle trame delle spie statunitensi, sovietiche e non solo. Dal secondo dopoguerra l'Austria ha sempre portato avanti una politica internazionale votata alla neutralità. Per questo non è mai entrata nella Nato, nonostante la cooperazione in missione di peacekeeping. Per questo è entrata nell'Ue solo nel 1995. E per questo Vienna è stata la sede di tanti importanti vertici internazionali negli ultimi decenni, ospita una delle sedi del segretariato Onu ed è diventata uno dei maggiori centri per il coordinamento internazionale nella lotta al crimine, al traffico di droga e al terrorismo.

Rispetto ai vicini europei, i rapporti più profondi sono tradizionalmente con la Germania. Negli scorsi mesi si era parlato di un fronte comune anti migranti tra Kurz, il ministro dell'Interno tedesco Horst Seehofer e il ministro dell'Interno italiano Matteo Salvini. Un asse che sembra però rimasto più sulla carta che altro, anche per la forte chiusura del governo austriaco che non ammette eccezioni. Basti vedere le polemiche con l'Italia, teorica alleata in questa battaglia, sulla chiusura del Brennero. Con l'Italia c'è anche un altro tema aperto, quello del doppio passaporto agli altoatesini, questione che non ha mancato di creare qualche tensione tra Roma e Vienna.

A livello geopolitico, sono particolarmente profondi i rapporti dell'Austria con l'area dei Balcani. Vienna è il principale sponsor dell'allargamento dell'Ue verso Est. Vienna si considera come la porta geografica e politica verso quell'area e anche verso il mar Nero seguendo il corso del Danubio. E' in questa zona, d'altronde, che l'Austria conserva grandi interessi economici e riuscire a stabilizzarla potrebbe rappresentare un'ottima opportunità sia economica sia geostrategica.

A livello globale, è molto vivo il dialogo con la Russia, come dimostrano i frequenti bilaterali con Vladimir Putin. Simbolo di tutto ciò la partecipazione del presidente russo al matrimonio del ministro degli Esteri austriaco, Karin Kneissl, considerata molto vicina alle politiche di Mosca. Sul grande gioco tra Stati Uniti e Cina, ancora una volta, l'Austria prende una posizione di mediazione. Kurz è annunciato come uno dei capi di Stato o di governo che prenderanno parte al secondo forum sulla Belt and Road in programma a Pechino dal 25 al 27 aprile, ma ha già annunciato che a differenza dell'Italia non firmerà l'adesione ufficiale al progetto cinese.

ELEZIONI EUROPEE, AUSTRIA: ULTIMI SONDAGGI/ In testa sempre i cristiano democratici, sfida tra socialdemocratici e Fpo per il secondo posto

L'Austria avrebbe dovuto esprimere 19 seggi al prossimo parlamento europeo, uno in più rispetto alla precedente legislatura, in seguito alla Brexit. Ma se come sembra il Regno Unito dovesse alla fine partecipare al voto i seggi per Vienna resterebbero 18.

Partito popolare - Ovp (Ppe) 28%

Partito socialdemocratico - Spo (Alleanza progressista socialisti e democratici) 26%

Partito della libertà - Fpo (Europa delle nazioni e delle libertà) 23%

Verdi (Verdi europei) 8%

Neos (Alde) 8%

Jetzt (ex Verdi) 3%

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