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Geopolitica
Europee/ Croazia, il modello dei Balcani tra europeismo e spinta verso Est
Il primo ministro Plenkovic e l'euroscettico Ivan Pernar

Si avvicinano le elezioni europee di maggio. Un appuntamento cruciale per il futuro dell'Europa. Le forze politiche tradizionali di centrodestra e centrosinistra devono fronteggiare l'avanzata di sovranisti, populisti ed euroscettici. In attesa di conoscere la composizione del nuovo Europarlamento, Affaritaliani.it esplora in una serie speciale di articoli la situazione geopolitica ed economica dei singoli paesi alla vigilia del voto. 

1° puntata GERMANIA - 2° puntata CIPRO - 3° puntata FRANCIA

Il 26 maggio, giorno delle elezioni europee, saranno trascorsi quasi sei anni dallo storico ingresso della Croazia nell'Unione europea. Era il 1° luglio 2013 quando Zagabria entrò a far parte della zona comunitaria, secondo paese dell'ex Jugoslavia a compiere questo passo dopo la Slovenia (che ha aderito nel 2004). A quasi 30 anni dalla sua indipendenza, la Croazia è diventata un modello di stabilità in una regione, i Balcani, dove le tensioni politiche ed etniche sono sempre presenti e le proteste anti governative si stanno diffonendo a macchia d'olio. Anche in Croazia, a dir la verità, le contraddizioni interne non sono state del tutto risolte e i dati economici positivi, sostenuti dall'imponente utilizzo di fondi comunitari, non sempre bastano per cancellare ai nodi socioculturali irrisolti.

ELEZIONI EUROPEE 2019: CROAZIA, I PROTAGONISTI DEL VOTO/ Il governo europeista del centrodestra di Plenkovic e la sfida degli euroscettici di Zivi Zid, alleati del M5s 

Il voto dei croati esprimerà 12 seggi all'Europarlamento, uno in più rispetto alla passata legislatura (sempre che la Brexit sia portata a compimento). Un numero esiguo ma importante, perché la compagine croata può assumere una rilevanza fondamentale nella difficile partita dell'allargamento verso Est dell'Unione europea, auspicata dalla Commissione europea uscente di Jean-Claude Juncker. In attesa di capire il prossimo indirizzo delle istituzioni comunitarie, è ovvio che sulla questione inciderà la posizione degli eurodeputati espressi da Zagabria. L'Unione Democratica Croata (Hdz), il partito del primo ministro Andrej Plenkovic, sembra essere favorito. Secondo i sondaggi più recenti, diffusi dall'emittente "Nova Tv", l'Unione gode del sostegno del 28,4 per cento dei croati. Plenkovic, il leader che ha riportato l'Hdz al governo nel 2016 dopo il precedente esecutivo di centrosinistra guidato dalla coalizione Kukuriku guidata da Zoran Milanovic, è un convinto europeista. I suoi obiettivi dichiarati sono l'ingresso nell'area Schengen e l'adozione dell'euro. Ancora non c'è una data fissata per il possibile approdo nell'Eurozona ma il traguardo nella testa di Plenkovic per la sostituzione della kuna, la moneta nazionale croata, sarebbe il 2020. Il suo governo, pur sostenendo buone percentuali di crescita. Nel 2017 l'aumento del Pil è stato del 2,9% e la crescita, nonostante una leggera flessione prevista tra il 2,8% e il 2,6% nel prossimo triennio, manterrà valori importanti. Questo grazie al grande utilizzo di fondi Ue. La forbice tra versamenti e contributi ricevuti è largamente positiva per Zagabria (2,3 miliardi di euro versati per 3,5 miliardi di euro ricevuti al 30 settembre 2018), fattore che contribuisce positivamente alla crescita insieme alla sempre florida industria del turismo e a quella in grande avanzata delle automobili. L'Hdz fa parte del Ppe, mentre l'alleato di governo dell'Hns (Partito popolare croato) fa parte dell'Alde ed è un alleato del presidente francese Emmanuel Macron. E' questo solitamente il partito che fa da ago della bilancia tra il centrodestra e il centrosinistra rappresentato dalla coalizione Kukuriku guidata dai socialdemocratici di Davor Bernardic. Ma nel panorama della politica croata sta emergendo anche la compagine euroscettica Zivi Zid, che sta erodendo voti anche ai socialdemocratici. Il partito, nato nel 2011 e guidato da Ivan Sincic e Ivan Pernar, è diventato la terza forza politica croata e dovrebbe conquistare almeno 2 seggi alle elezioni di maggio. Si tratta di uno degli alleati del Movimento Cinque Stelle, dopo la firma del programma europeo di Luigi Di Maio. Zivi Zid è nato per combattere la politica degli sfratti che imperversava in Croazia qualche anno fa per poi evolvere su posizioni anti globaliste e anti atlantiste. Sincic vorrebbe uscire dalla Nato (a cui Zagabria ha aderito nel 2009) e avvicinarsi alla Russia, promuovendo contemporaneamente una forte campagna anti corruzione. 

ELEZIONI EUROPEE 2019: CROAZIA, I TEMI DEL VOTO/ Il fallimento di Agrokor, la stretta sulla stampa, i migranti e i giovani croati che lasciano il paese

Nonostante i positivi dati economici e il calo della disoccupazione (che è arrivata all'8,5% nell'agosto 2018, ai minimi dal 1996, pur se con un dato probabilmente "drogato" dalla stagionalità) per il governo Plenkovic l'avvicinamento al voto di maggio è tutt'altro che una passeggiata. Il fallimento di Agrokor, il più importante datore di lavoro nei Balcani, ha avuto pesanti ripercussioni sia sui dati di crescita sia sullo stesso esecutivo croato, portando alle dimissioni del ministro delle Finanze Martina Dalic. Una defezione importante, soprattutto se si considera il dibattito sempre aperto sull'adozione dell'euro. Sarà questo uno degli argomenti elettorali più caldi, insieme a quelli dei diritti e delle tensioni etnico-sociali. Sul primo fronte, c'è da registrare la protesta del settore media. Il governo sembra sempre meno felice di subire critiche, come dimostrano gli oltre mille processi in corso contro giornalisti croati, con alcuni episodi preoccupanti come la condanna di un portale satirico per aver scritto delle "falsità" in un articolo dichiaratamente di fantasia. Sotto il secondo aspetto, inutile sottolineare come le ferite delle guerre degli anni Novanta non si siano ancora rimarginate. Episodi di intolleranza e violenza contro le minoranze sono ancora diffusi, soprattutto nelle province e nelle regioni di confine. Al centro del dibattito, come è inevitabile, c'è anche la questione dei migranti. La Croazia si trova infatti al centro della rotta balcanica che dalla Grecia porta verso l'Europa continentale. La parziale chiusura della frontiera turca dopo l'accordo con Bruxelles nel marzo 2016 ha ridotto il numero degli arrivi ma il problema esiste ancora, eccome. La tensione al confine con la Bosnia è palpabile, tanto che lo scorso ottobre è stata ordinata la costruzione di un muro. Ma non ci sono solo i migranti che arrivano, ma anche quelli che partono. Dal 1991 a oggi la Croazia ha perso circa 800 mila abitanti, per lo più giovani emigrati verso paesi più ricchi e con più opportuntità di lavoro. Un problema per un paese con poco più di 4 milioni di abitanti e una popolazione in invecchiamento.

ELEZIONI EUROPEE 2019: CROAZIA, SITUAZIONE GEOPOLITICA/ Zagabria, l'ago della bilancia dei Balcani: Ue allargata o terra di conquista di Russia e Cina?

Nel dibattito croato ci sono diverse questioni di politica estera. Innanzitutto i rapporti con i vicini dell'area balcanica. Le tensioni non si sono mai appianate del tutto. Anzi, negli ultimi anni nazionalismo e revisionismo stanno riaccendendo alcuni pericolosi focolai. I Balcani sono tornati a mostrare segni di instabilità. Basti guardare a che cosa sta accadendo con le proteste di massa in Serbia e Albania, con i rispettivi governi Vucic e Rama in grande difficoltà. La Bosnia preoccupa per le tensioni etniche e per l'alto numero di migranti presenti alla frontiera e speranzosi di poter entrare in uno Stato Ue, per quanto in pochi vogliano fermarsi in Croazia. Con la Slovenia sono ancora aperte delle dispute territoriali che l'Ue non sta riuscendo a risolvere adeguatamente, almeno sentendo le lamentele incrociate di Zagabria e Lubiana. Sullo scacchiere geopolitico, la Croazia appare allineata a Ue e Nato. Più eccezione che regola in una regione dove gli investimenti cinesi e le relazioni privilegiate con la Russia (ogni riferimento a Belgrado è puramente voluto) sono molto diffusi e profonde. Zagabria è invece molto più legata alla Mittel Europa. Germania, Ungheria e Austria sono tra i principali partner commerciali della Croazia, insieme all'Italia e alla Serbia. La pressione in arrivo da Oriente sull'area però è forte ed è entrata nel dibattito con Zivi Zid che, come detto, vorrebbe uscire dalla Nato per abbracciare gli yuan cinesi e il sostegno politico di Mosca. Il prossimo Europarlamento ci dirà se la Croazia riuscirà a capitanare un virtuoso processo di inclusione dei Balcani nell'area comunitaria oppure sarà anch'essa colpita dalle crescenti tensioni regionali.

*con la collaborazione di Emanuele Silvestri

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