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Geopolitica
Europee/ Estonia, l'hub digitale ha svoltato a destra.Con l'ombra della Russia

Si avvicinano le elezioni europee di maggio. Un appuntamento cruciale per il futuro dell'Europa. Le forze politiche tradizionali di centrodestra e centrosinistra devono fronteggiare l'avanzata di sovranisti, populisti ed euroscettici. In attesa di conoscere la composizione del nuovo Europarlamento, Affaritaliani.it esplora la situazione geopolitica ed economica dei singoli paesi alla vigilia del voto.

1° puntata GERMANIA - 2° CIPRO - 3° FRANCIA - 4° CROAZIA  - 5° LUSSEMBURGO - 6° ROMANIA - 7° MALTA - 8° POLONIA - 9° SLOVENIA - 10° PAESI BASSI - 11° SLOVACCHIA - 12° REPUBBLICA CECA - 13° IRLANDA - 14° BELGIO - 15° GRECIA - 16° PORTOGALLO - 17° DANIMARCA - 18° FINLANDIA - 19° SVEZIA - 20° AUSTRIA - 21° BULGARIA

Estonia, Lettonia, Lituania. Spesso si tende a considerare le tre repubbliche baltiche come una piccola propaggine dell'Unione europea, incastonate come sono tra il gigante russo, l'enclave di Mosca a Kaliningrad e la Bielorussia. Eppure il ruolo di questi tre piccoli Stati, che presentano diverse differenze a livello politico tra loro, è più rilevante di quanto non dicano le loro dimensioni. 

ELEZIONI EUROPEE, ESTONIA: I PROTAGONISTI DEL VOTO/ La storica svolta a destra con l'alleanza tra il Partito di centro e i radicali di Ekre

Poche settimane fa in Estonia si è consumata una storica svolta politica. Il primo ministro Juri Ratas, del Partito di centro, ha annunciato la formazione di un governo di coalizione non con il partito socialdemocratico come nella precedente legislatura, ma con la destra radicale Ekre e il partito conservatore Isamaa. Un'ipotesi che era stata negata prima delle elezioni legislative dello scorso 3 marzo, alle quali la forza che aveva raccolto più voti era il Partito riformatore, centrosinistra, rimasto con il cerino in mano. Una mossa resasi necessaria per la grande avanzata della destra di Ekre. Segno che i temi come quello dei migranti e del nazionalismo sono arrivati anche a latitudini baltiche.

Ratas, conosciuto come un moderato, ha dovuto promettere importanti concessioni sul tema dell'immigrazione a Ekre, con l'introduzione di una politica rigida in materia nel contratto di governo sottoscritto tra le due forze di maggioranza della coalizione. Non solo. Nel 2021 dovrebbe essere indetto anche un referendum che dovrebbe definire il matrimonio come un atto tra uomo e donna, altro aspetto caro al partito guidato da Mart Helme.

Come accaduto praticamente in tutta Europa, la crescita della destra radicale si è sovrapposta a un calo sostanziale della destra moderata e tradizionale, in questo caso i conservatori di Isaama che negli ultimi anni hanno dovuto subire un vero e proprio esodo di voti verso Ekre.

La mossa di Ratas può essere letta come un tentativo di normalizzare la politica di Ekre e includerla in un esecutivo di centrodestra, anche perché per non perdere troppi consensi un'ipotetica coalizione di centro avrebbe dovuto prendere in considerazione alcune delle sue istanze. Ma ha destato comunque molte perplessità, visto anche che lo stesso Ratas aveva garantito che non si sarebbe mai alleato con Ekre.

Helme, il leader di Ekre, si è conquistato l'ambita poltrona di ministro dell'Interno, un po' come accaduto a Matteo Salvini in Italia, e si andrà a occupare dei temi a lui cari come sicurezza e migranti. Ma un altro dei ministri di Ekre è stato licenziato appena 24 ore dopo il suo insediamento. Marti Kuusik, che era stato nominato ministro del commercio estero e dell'IT, si è dimesso su richiesta del presidente e del primo ministro per un'indagine a suo carico con l'accusa di violenza domestica.

Il partito riformatore di Andrus Asip, nonostante il 28,9% dei voti, siede invece all'opposizione insieme ai socialdemocratici e cercheranno per forza di cose di mettere in difficoltà l'esecutivo puntando sulla "minaccia" radicalismo e adottando una linea più filo Ue. In corsa anche il partito Elurikkuse Erakond, uno degli alleati del Movimento Cinque Stelle. Si tratta di una forza politica guidata da Artur Talvik che ha nell'ambientalismo e nella digitalizzazione i suoi cavalli di battaglia.

ELEZIONI EUROPEE, ESTONIA: I TEMI DEL VOTO/ Tra migranti e startup, Tallinn capitale dell'innovazione e del digitale

La campagna elettorale per le elezioni europee verrà sicuramente dominata dal tema della formazione del nuovo governo e dalla creazione della nuova maggioranza tra Ke ed Ekre. Anche in Estonia trova spazio la dialettica tra "noi" e "loro", tra filo Ue e chi invece l'Europa la vuole cambiare. Con una piccola ma sostanziale differenza. Il partito di Ratas fa parte dell'Alde di Macron. Non a caso l'esponente Guy Verhofstadt ha duramente criticato Ratas per la scelta di aprire a Ekre, che guarda all'asse sovranista.

Al centro del dibattito politico la riforma del sistema pensionistico e la costruzione della Rail Baltica, una linea ferroviaria che dovrebbe connettere l'Estonia e gli altri paesi baltici al corpo centrale dell'Europa. La crescita economica, calata dal 4,9% del 2017 al 3,5% del 2018 sarà un altro tema importante, insieme a quello della digitalizzazione. In Estonia l'innovazione è di casa. Qui sono nati veri e propri colossi globali come Skype e TransferWise. Ma il ruolo fondamentale della scena delle startup è confermato dal nuovo astro nascente di Tallinn, vale a dire il servizio Taxify che mira a fare concorrenza a Uber in tutta Europa.

D'altronde in Estonia è tutto digitale. Tutti i servizi amministrativi vengono gestiti online ed è stata creata negli scorsi anni la residenza digitale, che ha portato a numerose richieste da tutta Europa anche per la possibilità, tramite la carta d'identità online estone, di accedere all'intero sistema bancario dell'eurozona. L'Estonia è uno dei precursori anche del voto digitale. Non a caso degli esponenti del M5s hanno seguito le operazioni di voto direttamente dal paese lo scorso marzo.

ELEZIONI EUROPEE, ESTONIA: AGENDA GEOPOLITICA/ L'incombente minaccia russa, il primo vertice tra Tallinn e Mosca dopo 10 anni, la sfida politica sul gas

Il fulcro della politica estera estone è da sempre la Russia. Indipendente a due riprese dall'impero russo prima e dall'Unione Sovietica poi, dal 1991 il colossale vicino domina le discussioni geopolitiche e internazionali estoni. In quest'ottica Tallinn ha aderito all'Unione europea e alla Nato. Negli ultimi anni, dopo la crisi in Crimea, l'Estonia si è ancora più integrata nell'organismo Nato, chiedendo con forza un maggiore coinvolgimento degli alleati Ue e non solo in funzione anti Mosca. 

A Tapa, a soli 140 chilometri dal confine con la Russia, è presente un corposo contingente militare Nato, recentemente rafforzato da carri armati e circa 300 militari francesi. D'altronde le esercitazioni, anche imponenti, organizzate dalla Russia nei pressi dei paesi baltici si sono moltiplicate negli ultimi anni, con Tallinn che le legge come azioni intimidatorie.

Non a caso l'Estonia, tra i tre paesi baltici il più legato anche geograficamente a quelli scandinavi (in primis la Finlandia), sta cercando in tutti i modi di diversificare i propri rapporti commerciali ancora in ogni caso molto connessi alla Russia. In questo senso va la costruzione della Rail baltica, progetto che non a caso non piace molto a Mosca. Un progetto nel quale è coinvolta anche la Cina, paese col quale l'Estonia ha un rapporto sempre più profondo, come dimostra l'adesione di Tallinn alla Belt and Road Initiative.

All'opposto, a Tallinn non piace per niente il North Stream 2, il gasdotto proveniente dalla Russia al quale ha dato il proprio via libera la Germania. Un progetto che non piace per niente alle repubbliche baltiche, che stanno disperatamente cercando di emanciparsi dalla dipendenza energetica nei confronti di Mosca attraverso, per esempio, il Baltic Pipe sviluppato con la vicina Polonia. 

In ogni caso, recentemente qualcosa sembra muoversi nei rapporti tra Tallinn e Mosca. La presidente Kerst Kaljulaid ha incontrato Putin a Mosca dopo quasi dieci anni senza vertici bilaterali. La stessa presidente Kaljulaid ha sponsorizzato l'abbandono delle scuole separate russe, aprendo le porte delle scuole estoni anche ai bambini della nutrita minoranza russa.

ELEZIONI EUROPEE, ESTONIA: ULTIMI SONDAGGI/  In crescita destra radicale e socialdemocratici, giù il partito di governo

L'Estonia esprime attualmente sei eurodeputati che dovevano diventare sette con la Brexit. Il numero resterà invariato se, come tutto ormai lascia pensare, il Regno Unito dovesse partecipare alle elezioni. Rispetto al risultato delle elezioni legislative dello scorso 3 marzo, il Partito Riformatore del premier Ratas perderebbe tra i 4 e i 5 punti percentuali (secondo gli ultimi sondaggi). Scende anche il Partito di centro. Sostanzialmente invariato il gradimento per la destra di Ekre, mentre sale in maniera decisa il Partito socialdemocratico.

Partito riformatore - Er (Alde) 24%

Partito di centro - Ke (Alde) 19%

Partito popolare conservatore - Ekre 18%

Partito socialdemocratico - Sde (Alleanza progressista socialisti e democratici) 16%

Patria Isaama - (Ppe) 11%

twitter11@LorenzoLamperti

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