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Geopolitica
Europee/ Polonia, locomotiva Visegrad spina interna dell'Ue ed enclave Usa
Foto: LaPresse

Si avvicinano le elezioni europee di maggio. Un appuntamento cruciale per il futuro dell'Europa. Le forze politiche tradizionali di centrodestra e centrosinistra devono fronteggiare l'avanzata di sovranisti, populisti ed euroscettici. In attesa di conoscere la composizione del nuovo Europarlamento, Affaritaliani.it esplora la situazione geopolitica ed economica dei singoli paesi alla vigilia del voto.

1° puntata GERMANIA - 2° puntata CIPRO - 3° puntata FRANCIA - 4° puntata CROAZIA  - 5° puntata LUSSEMBURGO - 6° puntata ROMANIA - 7° puntata MALTA

Cinque anni fa, al termine del primo decennio dal suo ingresso nell'Unione europea, si celebrava il suo tasso record di crescita. Oggi la Polonia, reduce dalla decisione senza precedenti da parte della Commissione Ue di avviare la procedura dell'articolo 7 (che se portata alle sue estreme conseguenze prevede la sospensione del diritto di voto di uno Stato membro) è diventata uno dei problemi più ingombranti per Bruxelles, locomotiva di Visegrad e testa di ponte degli Stati Uniti di Donald Trump nella strategia anti tedesca della Casa Bianca. Un'alleanza, quella con gli Usa, che si riflette nel potenziamento della presenza Nato nel Paese e nell'aumento delle spese militari, ma anche con la chiusura nei confronti del colosso cinese Huawei, nonostante Varsavia abbia aderito da tempo alla Belt and Road Initiative (Nuova Via della Seta) di Pechino.

ELEZIONI EUROPEE 2019: POLONIA, I PROTAGONISTI DEL VOTO/ L'ultraconservatore PiS di Kaczynski, Duda e Morawiecki guidano Varsavia contro Bruxelles. La sfida della "Primavera" dell'omosessuale Biedron, gli euroscettici di Kukiz 15 alleati del M5s

La Polonia non è mai stata un paese qualunque. Anello di congiunzione tra Europa centrale ed Est, vale a dire tra Germania e Russia, ha sempre influenzato la connotazione della parte centro orientale del continente. Il suo peso specifico, con i suoi 40 milioni di abitanti, è molto più rilevante dei suoi vicini che fanno parte della cosiddetta area di Visegrad. E per questo la svolta ultra conservatrice che si è verificata negli ultimi anni è ancora più significativa e piena di conseguenze per l'Ue. Sia il presidente sia il primo ministro fanno parte del partito Diritto e Giustizia (PiS). Si tratta rispettivamente di Andrzej Duda e Mateusz Morawiecki. La nomina di quest'ultimo, sul finire del 2017, avrebbe dovuto distendere gli animi tra Varsavia e Bruxelles dopo i numerosi scontri tra istituzioni Ue e il precedente governo di Beata Szydlo, in particolare sui migranti. Distensione che non si è mai verificata. Anzi. Il governo Morawiecki, nonostante i numerosi richiami europei, ha proseguito sulla sua riforma della giustizia, che ha tra l'altro provocato diverse proteste di piazza. Una riforma che garantisce al governo un maggiore controllo dei giudici e che ha portato al pensionamento anticipato di diversi giudici della Corte Suprema, che aveva invano provato a opporsi alla riforma. Da anni ormai la Polonia guidata da PiS ha assunto una posizione intransigente su diversi argomenti, dall'immigrazione all'aborto, con la sbandierata vicinanza ai valori della famiglia e della tradizione polacca. Dietro la svolta c'è il vero uomo forte di PiS, vale a dire Jaroslaw Kaczynski, fratello gemello di Lech Kaczynski, ex presidente scomparso nel 2010 in un incidente aereo in Russia. Una vicenda ancora avvolta nel mistero, se si considera che solo pochi giorni fa l'emittente pubblica Tvp citava un rapporto secondo cui un laboratorio britannico ha trovato tracce di esplosivi in campioni dell'aereo presidenziale. Varsavia, complice anche una situazione economica positiva, è diventata la "locomotiva del gruppo di Visegrad", sia dal punto di vista commerciale sia dal punto di vista politico, nonostante la figura dell'ungherese Viktor Orban sia certamente quella più in vista, anche perché negli ultimi mesi Morawiecki ha dato il via a un tentativo di distensione con Bruxelles, mantenendo comunque fermo il punto sulle proprie politiche.

E l'opposizione? Negli ultimi anni la principale forza antagonosta di PiS è stata Piattaforma civica (Po), partito conservatore e cristiano di centrodestra ma con posizioni europeiste, guidato da Ewa Kopacz. La variegata costellazione del centrosinistra non è stata in grado di produrre leader convincenti negli ultimi anni. Almeno fino all'arrivo di un nuovo partito nato solamente lo scorso inizio febbraio. Si tratta del partito "Primavera", movimento progressista fondato da Robert Biedron, ex parlamentare e popolare ex sindaco della città settentrionale di Slupsk. In un paese altamente cattolico come la Polonia, Biedron fa della separazione tra stato e chiesa, con piani di tassazione dei beni di quest'ultima, un cavallo di battaglia. Si tratta di una novità quasi assoluta nel panorama politico polacco, considerando anche che Biedron è dichiaratamente omosessuale. Di tendenza completamente opposta Kukiz 15, partito di estrema destra lanciato dall'omonimo Pawel Kukiz e tra gli alleati in vista delle elezioni europee di maggio del Movimento Cinque Stelle. Tra gli obiettivi del partito Kukiz 15 il rafforzamento dello strumento referendario, l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e la richiesta della massa al bando dei prodotti OGM.

ELEZIONI EUROPEE 2019: POLONIA, I TEMI DEL VOTO/ Economia in crescita, lo status all'interno dell'Ue, migranti e diritti civili, le polemiche sugli ebrei

Dal 2004 al 2014, vale a dire nei primi dieci anni dopo l'ingresso nell'Ue, il pil della Polonia è raddoppiato (48,7%), con il valore complessivo degli investimenti esteri in Polonia quadruplicato e la drastica diminuzione della disoccupazione. L'utilizzo dei fondi Ue ha agevolato un rilancio economico che si fa sentire in maniera benefica ancora oggi. Nel 2018 l'economia è cresciuta del 4% e secondo le previsioni continuerà a farlo del 3,7% nel 2019. La disoccupazione, in calo, si attesa al 6,1%. Il tutto mentre il governo ha recentemente approvato un aumento delle pensioni minima. Situazione che non può che favorire l'esecutivo a guida PiS. Nonostante gli innegabili vantaggi dell'ingresso nell'Ue, il rapporto con Bruxelles è al centro del dibattito politico polacco. Fino a qualche tempo fa c'era anche chi ipotizzava la possibilità di una Polandexit, sulla scorta di quanto accaduto nel Regno Unito. Oggi invece Varsavia, così come tanti altri governi o forze politiche cosiddetti sovranisti, si sono convinti di poter cambiare l'Ue dall'interno e attraverso le urne del prossimo maggio. Oltre alla riforma della giustizia, un'altra spina nel rapporto con le istituzioni comunitarie è quella che riguarda i media, con la riforma del 2015 che ha dato il via libera alla nomina governativa dei vertici dei mezzi di informazione pubblici. Morawiecki, che si è opposto anche alla direttiva del Parlamento sul diritto d'autore, è particolarmente duro anche sulla questione migranti ed è proprio la posizione ostile di Varsavia sulla redistribuzione, insieme a quella dei partner di Visegrad, ad aver fatto saltare il sistema delle quote che era stato introdotto anni fa da Bruxelles. Al centro del dibattito politico anche i temi riguardanti la famiglia, i diritti civili, l'aborto. Argomenti sempre molto sensibili in paese dalla tradizione fortemente cattolica. Morawiecki, seguendo Orban, ha recentemente dichiarato che "senza cultura cristiano perderemmo l'Europa". In materia di politica estera, l'attenzione è come sempre focalizzata sulla Russia, tradizionale nemico di Varsavia dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, mentre continua l'accesa dialettica con la Germania, nonostante Berlino rappresenti, anche per la vicinanza geografica, il primo partner commerciale della Polonia. Nell'agenda politica è entrato di prepotenza anche un aspetto storico, con una crescente ostilità nel paese verso gli ebrei, come dimostra la recente copertina di un settimanale di destra dal titolo "Come riconoscere un ebreo". A febbraio il governo di Varsavia ha fatto saltare il summit dei paesi di Visegrad in programma a Gerusalemme dopo una furiosa polemica con Israele, con il ministro degli Esteri di Tel Aviv che aveva dichiarato che "i polacchi assorbono l'antisemitismo dal latte delle loro madri". Dichiarazioni definite "razziste e inaccettabili" da Varsavia.

ELEZIONI EUROPEE 2019: POLONIA, SITUAZIONE GEOPOLITICA/ Alleanza senza precedenti con Usa e Nato in funzione anti Russia (e anti Germania), l'allontanamento dalla Cina e da Huawei (nonostante la Belt and Road)

Se si può definire Orban come il frontman di Visegrad, la Polonia ne è la locomotiva. Il blocco unico con Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria sta acquisendo sempre più importanza geostrategica all'interno dell'Ue. Seppur una parziale distensione negli scorsi mesi, i rapporti tra Varsavia e Bruxelles sono sempre tesi. Una tensione che si riscontra più con l'apparato stesso delle istituzioni Ue che non con i vicini geografici come la Germania, che su Varsavia ha assunto una posizione più prudente rispetto per esempio alla Francia con Macron che non a caso ha cancellato la visita in Polonia che era inizialmente prevista nelle prossime settimane prima del voto di maggio. Forti anche i rapporti con il governo Lega-M5s in Italia. Di Maio ha stretto alleanza con Kukiz 15, mentre di recente Matteo Salvini è stato a Varsavia dove ha parlato a lungo Kaczynski, in realtà alleato in Europa con Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Positivi comunque i rapporti con il Carroccio, come dimostra il recente vertice tra il sottosegretario afli Esteri Picchi con l'omologo Szynskowski. I tentacoli del governo polacco arrivano anche in Spagna, con Kaczynski che sta discutendo una possibile alleanza con la formazione euroscettica Vox. 

Negli ultimi anni è tornata ad alzarsi la tensione con la Russia, in particolare dopo la crisi ucraina. Un tema sensibile, tanto che in vista delle elezioni Ue l'eurodeputato di PiS Jacek Saryusz-Wolski ha definito la coalizione di opposizione come un "progetto filorusso". Proprio per questo Varsavia è corsa nelle braccia degli Stati Uniti. Oggi si può considerare Varsavia come forse il principale alleato di Washington in Europa e sicuramente uno dei punti più strategici per la politica sull'Europa dell'amministrazione Trump, che sta provando a impedire il piano emancipatorio portato avanti, nell'ottica Usa, da Angela Merkel. La Polonia si è rivolta agli Usa in funzione anti russa. Non a caso Washington ha recentemente annunciato che rafforzerà la propria presenza militare nal paese in risposta alla crescente minaccia di Mosca, mentre Varsavia continua ad aumentare le proprie spese militari, rispondendo ai desiderata di Oltreoceano. Duda sta trattando l'acquisto di velivoli F-35 dagli Usa, ed entro il 2026 le spese militari polacche arriveranno a 43 miliardi di euro. Una partnership militare che rende la Polonia una figura sempre più centrale sullo scacchiere della Nato, tanto che nelle scorse settimane il ministro della Difesa Mariusz Blaszczak ha dichiarato che "oggi la Nato sarebbe inimmaginabile senza i paesi Visegrad".

Non è finita. L'avvicinamento tra Polonia e Usa prosegue anche sul piano commerciale, con Varsavia che guarda a Washington per l'importazione di gas naturale, nell'ottica di porre fine alla dipendenza energetica dalla Russia. Gli Usa hanno però chiesto una contropartita, vale a dire un atteggiamento più prudente della Polonia nei confronti della Cina. Varsavia è uno dei paesi che ha lanciato il meccanismo del 16+1, organismo che coinvolge 16 paesi dell'Europa orientale e la Cina, nell'ambito della Belt and Road Initiative che in questa parte del Vecchio Continente ha preso piede da diverso tempo. Ebbene, l'avvicinamento agli Usa in funzione anti russa (e anti tedesca nell'ottica americana) ha avuto come conseguenza un raffreddamento dei rapporti tra Varsavia e Pechino. Basti pensare all'improvvisa ostilità verso Huawei, il colosso cinese delle telecomunicazioni entrato nel mirino di Washington che teme di perdere la sua leadership tecnologica. Negli scorsi mesi un cittadino cinese dipendente di Huawei sarebbe stato arrestato in Polonia e il colosso del Dragone sarebbe escluso dallo sviluppo del 5G. La Casa Bianca dà, la Casa Bianca toglie.

ELEZIONI EUROPEE 2019: SONDAGGI POLONIA, LE INTENZIONI DI VOTO/ Domina ancora PiS ma crescono Piattaforma Civica e il nuovo partito "Primavera"

Al momento la Polonia esprime 51 seggi al Parlamento europeo, che dovrebbero diventare 52, Brexit permettendo. Si tratta del quinto paese con il numero più alto di eurodeputati dopo Germania, Francia, Italia e Spagna. Secondo gli ultimi sondaggi Diritto e Giustizia (PiS, Alleanza dei conservatori e riformisti europei) avrebbe il 41,1% del consenso in Polonia. Piattaforma Civica (Po, Ppe) otterrebbe invece il 26,2% dei consensi ma sarebbe dato in crescita alle ultime proiezioni Ue. Il nuovo partito Primavera di Biedron (Wiosna, S&D) sarebbe intorno al 9,2%, mentre Kukiz 15 (alleato del M5s alle elezioni Ue) sarebbe in crescita al 7,6%. Il Partito popolare polacco (Ppe) sarebbe al 5,6%. Le altre, numerose, formazioni sarebbero tutte al di sotto del 5%.

twitter11@LorenzoLamperti

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