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Geopolitica
Elezioni europee/ Portogallo, tagli e welfare: la sinistra che funziona

Si avvicinano le elezioni europee di maggio. Un appuntamento cruciale per il futuro dell'Europa. Le forze politiche tradizionali di centrodestra e centrosinistra devono fronteggiare l'avanzata di sovranisti, populisti ed euroscettici. In attesa di conoscere la composizione del nuovo Europarlamento, Affaritaliani.it esplora la situazione geopolitica ed economica dei singoli paesi alla vigilia del voto.

1° puntata GERMANIA - 2° CIPRO - 3° FRANCIA - 4° CROAZIA  - 5° LUSSEMBURGO - 6° ROMANIA - 7° MALTA - 8° POLONIA - 9° SLOVENIA - 10° PAESI BASSI - 11° SLOVACCHIA - 12° REPUBBLICA CECA - 13° IRLANDA - 14° BELGIO - 15° GRECIA

Di questi tempi sembra strano dirlo, eppure c'è una sinistra che funziona. Mentre in tutta Europa avanzano i partiti e movimenti cosiddetti sovranisti o euroscettici, e in tutto il mondo ha la meglio un approccio politico nazionalista e "difensivo", c'è un paese con un governo di sinistra che sembra passarsela abbastanza bene. Si tratta del Portogallo, dove l'esecutivo guidato dal socialista Antonio Costa è riuscito a portare il paese, al termine di un lungo processo, verso l'obiettivo dell'azzeramento del deficit dopo che nel 2011 era stato sull'orlo del fallimento.

ELEZIONI EUROPEE 2019: PORTOGALLO, I PROTAGONISTI DEL VOTO/ Il governo del socialista Costa e l'alleanza con la coalizione di estrema sinistra, i grandi risultati economici e la protesta sulle infrastrutture

Il 2019 è un anno politicamente cruciale per il Portogallo. Dopo le elezioni europee, infatti, il prossimo autunno sono in calendario anche le elezioni politiche. E per il governo, contrariamente a quanto accade quasi ovunque, gli scenari appaiono positivi nonostante sia al potere da anni. Il Partito Socialista del primo ministro Costa guida un governo di minoranza (nato dopo le elezioni del 2015) con il sostegno di una coalizione alla quale partecipano forze di estrema sinistra e che comprende il Bloco de Esquerda di Caterina Soares Martins, i Verdi e il Partito comunista portoghese. Una coalizione tradizionalmente euroscettica. L'esecutivo Costa si è reso protagonista di un programma che ha abbinato una drastica politica di revisione della spesa con tagli e spending review a misure per lo sviluppo e a favore del reddito. Insomma, Lisbona è riuscita a migliorare i conti pubblici mantenendo un buon livello di welfare. Utilizzando la leva fiscale e attirando investimenti dall'estero su settori come energia e innovazione, e puntando molto sul rilancio del turismo, il governo ha ottenuto risultati ragguardevoli attraverso una via originale e fatta non solo di rinunce e misure draconiane.

Nel 2011 il Portogallo aveva un deficit dell'11 per cento, a fine marzo è riuscito ad arrivare al risultato storico dello 0,5 per cento con un outlook sui prossimi anni ulteriormente positivo. La negoziazione di un pacchetto di aiuti da 78 miliardi è diventato solo un brutto ricordo. A dire la verità, la prima fase, quella più complessa e contrassegnata dalle cosiddette misure "lacrime e sangue", è stata diretta dal governo conservatore di Pedro Passos Coelho del partito Socialdemocratico, che ora si trova all'opposizione. Un'opposizione che comunque ha dato il proprio appoggio alle riforme strutturali del governo necessarie alla stabilizzazione della crescita, che l'esecutivo stima dell'1,9% per il 2019 e sopra il 2% per il 2020. Il tutto mentre lo scorso febbraio la disoccupazione si è attestata sul 6,3%, ai minimi dal 2002

L'arma in mano all'opposizione è il malcontento che si è diffuso tra alcune categorie toccate dai tagli del governo Costa, che hanno avuto effetti negativi in particolare per infrastrutture e trasporti. Non è un caso che proprio in questi giorni sia andata in scena una grande protesta dei camionisti per il mancato aumento dei salari. 

ELEZIONI EUROPEE 2019: PORTOGALLO, I TEMI DEL VOTO/ Austerity, spesa sociale, tagli, migranti, pensionati stranieri: il dibattito si sposta a sinistra

In vista del voto europeo, e di quello politico, il Partito Socialista può mettere in mostra i risultati economici ottenuti negli scorsi anni mentre la coalizione di estrema sinistra può far valere il sostegno al reddito e il mantenimento della spesa sociale. L'abilità dell'esecutivo di Lisbona è stata quella di "fare i compiti a casa" imposti dalla troika nel momento di massima crisi senza pregiudicare la spesa sociale, in un difficile equilibrio tra misure di austerity e politiche di sviluppo, sfruttando tutte le leve a disposizione di un'economia molto piccola in confronto a quella di altri membri dell'Ue. Un risultato che ha premiato anche a livello di rappresentanza istituzionale in sede comunitaria, come dimostra la nomina di Mario Centeno, ministro delle Finanze del governo Costa, a presidente dell'Eurogruppo.

Dall'altra parte, i Socialdemocratici e i Popolari proveranno a cavalcare le rimostranze di alcune categorie e classi sociali toccate dai tagli, in uno scenario dove comunque i risultati positivi di una coalizione che all'inizio si temeva potesse essere "un'accozzaglia", hanno spostato il dibattito a sinistra. Più difficile invece fare presa con la retorica anti migranti, in un paese in realtà molto aperto all'arrivo di stranieri. Nel 2015, quando la Commissione ha fatto appello al senso di responsabilità dei membri Ue sull'accoglienza, Lisbona si era dichiarata pronta a ricevere una quota più alta di migranti (4 mila invece di  2951), che però solitamente hanno come ambizione l'approdo ad altri lidi del Vecchio Continente. Un'apertura che si rispecchia anche nell'accoglienza di tanti pensionati che scelgono di trasferirsi in Portogallo per il conveniente sistema fiscale. 

ELEZIONI EUROPEE 2019: PORTOGALLO, L'AGENDA GEOPOLITICA/ Le contraddizioni nel governo sulla Nato, le relazioni con gli Usa e la presenza sempre più massiccia della Cina

La differenza di vedute all'interno di un esecutivo del quale fanno parte una forza moderata e altre forze radicali potrebbe creare qualche imbarazzo in materia di politica estera. D'altronde il Bloco de Esquerda e il Partito Comunista hanno da sempre nel loro programma l'uscita dalla Nato, mentre il progetto di abbandono dell'euro è stato messo nettamente in secondo piano per non pregiudicare la vita del governo, impegnato a rilanciare l'economia senza compromettere i rapporti con Bruxelles. Anche perché l'euroscetticismo duro e puro sembra fare molta più fatica a prendere piede in Portogallo rispetto ad altri paesi.

La politica estera portoghese si poggia da sempre su relazioni profonde con gli Stati Uniti, partner cruciali nel settore della difesa. Lisbona si è schierata al fianco di Washington su dossier sensibili come quelli delle sanzioni alla Siria e soprattutto all'Iran, con una posizione molto più atlantista rispetto a quella della Germania di Angela Merkel o della Francia di Emmanuel Macron

Mentre sono in via di sviluppo i rapporti con l'Africa (in particolare con l'Angola, ex colonia portoghese), il discorso cambia sul grande rivale degli Usa, la Cina. Sin dal 2010, con un'importante visita dell'ex presidente cinese Hu Jintao, i rapporti commerciali con Pechino si sono intensificati e Lisbona ha aderito ufficialmente alla Belt and Road Initiative, firmando un memorandum of understanding durante una missione di Xi Jinping. La presenza cinese in Portogallo si concentra nei settori di energia, assicurazione e banche. E anche Lisbona deve fronteggiare, a quanto pare, qualche perplessità statunitense. In questo caso al centro dei timori Usa c'è l'offerta pubblica fatta da un colosso cinese per Energias de Portugal (Edp), uno dei maggiori gruppi industriali portoghesi e uno dei più grandi produttori di energia elettrica a livello europeo.

ELEZIONI EUROPEE 2019: PORTOGALLO, ULTIMI SONDAGGI

Il Portogallo esprime 21 seggi al Parlamento europeo. Un numero che resterà invariato, Brexit o non Brexit. Gli ultimi sondaggi danno in grande vantaggio il Partito Socialista di Antonio Costa.

Partito Socialista 34,1% (Alleanza Progressista Socialisti e Democratici)

Socialdemocratici 24,8% (Ppe)

Bloco de Esquerda 9,2% (Sinistra Unitaria Europea)

Coalizione Democratica Unitaria 8,3% (Verdi)

Partito Popolare 7% (Ppe)

twitter11@LorenzoLamperti

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