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Geopolitica
Europee/ Romania "sorella" socialista dell'Ungheria, tra corruzione e proteste

Si avvicinano le elezioni europee di maggio. Un appuntamento cruciale per il futuro dell'Europa. Le forze politiche tradizionali di centrodestra e centrosinistra devono fronteggiare l'avanzata di sovranisti, populisti ed euroscettici. In attesa di conoscere la composizione del nuovo Europarlamento, Affaritaliani.it esplora la situazione geopolitica ed economica dei singoli paesi alla vigilia del voto.

1° puntata GERMANIA - 2° puntata CIPRO - 3° puntata FRANCIA - 4° puntata CROAZIA  - 5° puntata LUSSEMBURGO

ELEZIONI EUROPEE 2019: ROMANIA, I PROTAGONISTI DEL VOTO/ Il governo di Viorica Dancila (Psd) in difficoltà,  le minacce della Commissione, la presidenza rumena nel semestre europeo

La costellazione di stati presente nei Balcani, da sempre, è caratterizzata da problematiche di stabilità interna ed esterna. Da lì ebbe inizio l’escalation di violenza che portò alla prima guerra mondiale, facendo entrare il mondo in un vortice di conflitti e di tensioni durato tutto il secolo. Negli ultimi mesi le ondate di protesta che hanno investito i vari paesi della regione, dalla Serbia all’Albania, hanno toccato anche la Romania. Migliaia di persone sono scese in piazza in diverse città per protestare contro un nuovo decreto del governo che limita i poteri della giustizia. A Bucarest, qualche settimana fa, i manifestanti si sono concentrati nella centrale piazza della Vittoria e hanno paralizzato il traffico della zona, chiedendo il ritiro del decreto promulgato e le dimissioni del ministro della Giustizia, Tudorel Toader. "Noi lottiamo per la giustizia, loro per la corruzione", hanno scandito i manifestanti, secondo i quali il governo vuole limitare i poteri della procura per impedire che siano giudicati i suoi membri coinvolti in scandali di corruzione. Il portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas, a seguito di questi avvenimenti ha così dichiarato: “La Commissione europea segue con grande preoccupazione i recenti sviluppi che riguardano il rispetto dello stato di diritto in Romania e chiederà al governo di Bucarest dei chiarimenti sulle nuove procedure in materia di giustizia che potrebbero essere in diretta contraddizione con le raccomandazioni”.

In questo semestre la guida del Consiglio europeo (iniziato lo scorso 1° gennaio) è stata affidata proprio alla Romania, insieme a Finlandia e Croazia. Ma il capo della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha espresso pubblicamente il timore dell'inadeguatezza della classe politica romena, troppo concentrata sulle divisioni interne e pertanto, potenzialmente meno efficace nel suo incarico internazionale. Un arco di tempo, quello prossimo, in cui le questioni da gestire sono molto delicate, cruciali per il futuro dell’Unione stessa, in particolar modo: la Brexit. Il tutto in attesa dell'importante appuntamento con le elezioni europee di maggio. lnsomma, il futuro dell’Ue passa anche nelle mani della Romania. "L'Unione europea è fatta di compromessi, ma quando si parla di diritti umani, di legalità, di lotta alla corruzione, non ce ne possono essere". Cosi ha chiosato Juncker alla cerimonia di inizio della presidenza rumena a Bucarest. La corruzione resta uno dei maggiori problemi della Romania, tra i paesi più afflitti dei 28 stati membri. L’ingresso nell’Unione non ha rappresentato un cambio di rotta. Emblematico l’arresto del sindaco di Bucarest, Sorin Oprescu, nel settembre 2015, proprio per l’accusa di corruzione.

Quanto ai diritti civili la situazione non migliora: lo scorso 7 ottobre si è svolta una consultazione referendaria che chiedeva di sancire una modifica della Costituzione imprimendo i termini ‘uomo’ e ‘donna’ rispetto alla coppia, cambiando quel “coniugi” che secondo i promotori del referendum (l’estrema destra) lasciava margine ai matrimoni gay. La partecipazione è stata molto bassa, sotto il 20%, ben distante dal quorum del 30%, soglia obbligatoria per la validità del referendum. Anche su questo l’Ue ha denunciato un clima omofobo nel Paese.

L’attuale esecutivo, preso di mira da Bruxelles, è guidato da una coalizione di centro-sinistra (Partito Social Democratico) con il sostegno del partito liberal-democratico (Alde) e l’appoggio dell’Udmr (partito che rappresenta la minoranza ungherese in Romania). Dalle elezioni politiche del 2016 a oggi si sono succeduti tre governi a guida socialdemocratica: quello di Sorin Grindeanu (gennaio –giugno 2017); quello di Mihai Tudose (giugno 2017 –gennaio 2018), caduti entrambi per le forti divisioni interne al partito di maggioranza, fino all’attuale, guidato da Viorica Dancila, prima donna a ricoprire tale incarico nella storia della Romania, anche lei esponente del Partito social democratico.

Se non è un momento positivo, in termini di consensi, per il Ppe, si può dire la stessa cosa dei competitor elettorali (ma fino a un certo punto) del Pse. Entrambe le forze europarlamentari sono in calo nei sondaggi e mai come in questo momento avrebbero bisogno di serrare i ranghi e mantenere tutto il potenziale di voti possibile. Ma Ppe e Pse devono fare i conti rispettivamente con due membri scomodi, un po' come i commensali che a tavola ti mettono in imbarazzo: da una parte Viktor Orbán per i popolari e dall’altra Liviu Dragnea, Presidente del Partito socialista rumeno. All'interno dei due eurogruppi c'è chi farebbe volentieri a meno dei due ingombranti compagni di banco. Il parallelo non nasce a caso, soprattutto se si considera che Bucarest e Budapest sono sempre più allineate a livello politico, senza contare che la minoranza più numerosa presente in Romania è proprio costituita dagli ungheresi.

I principali partiti rumeni che trovano collocazione negli schieramenti europarlamentari, oltre a quelli già citati Psd (membro del Partito socialista europeo), Alde (membro dell’omonimo Partito dei liberali europei Alde), Udmr (membro del Partito popolare europeo) e Pnl (Partito nazionale liberale, membro del Partito popolare europeo) sono: Usr, Unione salvate la Romania, forza politica trasversale (membro del partito europeo Alde); Pro, Partito dei Rom, pro-Europa (collocazione da definire); Pmp, Partito del movimento popolare (membro del Partito Popolare europeo). Nonostante le polemiche di Bruxelles in merito alle politiche di Bucarest, al momento, non si registrano forze politiche rumene che hanno sposato una linea euroscettica.

ELEZIONI EUROPEE 2019: ROMANIA, I TEMI DEL VOTO/ l'interruzione della crescita, le richieste della Commissione, lo stato europeo con il più alto dato sull'immigrazione

Dopo la caduta del regime comunista, la Romania ha vissuto una fase di mutazione accompagnata da una forte recessione economica, a cui sono seguite una fase di crescita a metà degli anni Novanta e una nuova crisi a fine decennio. Dal 2001, invece, l’economia rumena è cresciuta continuamente con una media annuale del 6,3%, salvo poi crollare del 7,1% nel 2008 in contemporaneità con la crisi economica internazionale. Nel biennio 2011-12 la crescita è ripartita, anche se a ritmi molto più contenuti rispetto al 2008-09. Allo stesso tempo, i tentativi di riforma del governo, a partire dalle privatizzazioni nel settore pubblico e dalla riorganizzazione dell’apparato amministrativo dello stato, e l’impegno nel riordinare i conti pubblici hanno suscitato vivaci proteste politiche. Ma Il più grande progresso registrato dal 2008 ad oggi è avvenuto nel 2017, con una crescita del 6,9 %, un anno in cui l'economia della Romania è cresciuta del 7,1%, in termini reali, rispetto al 2007.

Ad alimentare le tensioni restano le richieste da parte di Commissione europea e del Fondo monetario internazionale, di avviare riforme strutturali, in primis la modernizzazione delle infrastrutture e la riforma delle aziende di stato, in cambio dell’erogazione di finanziamenti che sostengano lo sviluppo economico del paese. Un primo accordo in questo senso, è scaduto nel settembre 2015. Un’ulteriore richiesta avanzata dalle istituzioni europee è quella di rivedere la politica fiscale del paese: la decisione del governo di abbassare l’imposta sui consumi dei beni alimentari dal 24% al 9%, entrata in vigore nel giugno 2015, rischia di elevare il deficit di bilancio oltre il livello consentito dai ‘parametri di Maastricht’ (3%). In ogni caso la Romania rimane destinataria di un’ampia porzione dei fondi strutturali europei: 22 miliardi di euro nel periodo 2014-2020, e dei fondi erogati nell’ambito della politica agricola comune (17,5 miliardi di euro nello stesso periodo).

Quanto all’immigrazione, la Romania è il paese della Ue che conta il maggior numero di emigrati rispetto al totale della sua popolazione: all'incirca il 15%, precisamente il 14,9% secondo le stime delle Nazioni Unite che valuta in 3 milioni di rumeni residenti in un altro paese della Ue. Con circa 3 milioni di emigrati partiti per l'Ovest, diretti principalmente verso la Spagna e l'Italia, e adesso per il Regno Unito. Il suo basso tasso di natalità di 1,4 bambini per donna, è il motivo principale della profonda crisi demografica. Secondo l'Onu, il paese passerà dai 19,5 abitanti del 2015 ai 17,6 milioni previsti per il 2030.

ELEZIONI EUROPEE 2019: ROMANIA, SITUAZIONE GEOPOLITICA/ Bucarest, dal Patto di Varsavia al Patto Atlantico, i rapporti amichevoli con i vicini nei Balcani e la sinergia del Mar Nero: le tensioni con la Russia e l'avvicinamento a Visegrad

Durante gli anni della Guerra fredda la Romania faceva parte del blocco comunista raggruppato sotto il Patto di Varsavia in contrapposizione al Patto Atlantico, oggi la situazione è completamente opposta, non solo la Romania fa parte dell’Ue, ma dal 2004 anche della Nato. I suoi confini costituiscono il fianco orientale delle due organizzazioni e ne fanno un importante attore strategico tanto per Bruxelles quanto per l’Alleanza atlantica. Le relazioni con i vicini, in special modo con la Serbia, sono particolarmente amichevoli per questo Bucarest ha optato per il non riconoscimento del Kosovo. Di fatto, ha ottimi rapporti con molti dei paesi confinanti, nonostante resti irrisolta una contesa territoriale con l’Ucraina su alcuni territori in corrispondenza della foce del Danubio, nel Mar Nero. Un’area geopolitica fondamentale per la politica estera rumena. Lo sbocco al mare è importante sia per le relazioni commerciali, sia per la possibile costruzione di infrastrutture energetiche che da est portano verso l’Europa occidentale. Una zona talmente importante che è stata riconosciuta anche dall’Unione Europea: dal 2008 infatti è stata inaugurata la Sinergia del Mar Nero, con il chiaro scopo di ampliare la cooperazione tra i paesi che si affacciano sul Mar Nero e tra questi ultimi e l’Ue.

Più difficoltosi, invece, restano i rapporti con la Russia, soprattutto dopo l’adesione della Romania alla Nato e la concessione di alcune basi aeree e navali agli Usa, usate da Washington e dalla stessa Nato per esercitazioni militari nel Mar Nero, a seguito delle tensioni in Ucraina. A questo bisogna aggiungere la partecipazione di Bucarest alle sanzioni europee contro la Russia, al momento imposte ai soli settori del petrolio e derivati, delle banche, delle tecnologie “dual use” e della difesa. “La Federazione Russa sta usando il Mar Nero per proiettare la sua forza nel Mediterraneo orientale” dichiarò nel 2017 l’allora ministro della Difesa rumeno, Mihai Fifor. Anche il ministro degli Esteri, Teodor Melescanu, sottolineò la necessità di rafforzare la sicurezza informatica e di contrastare le minacce di una possibile guerra ibrida a cui la Russia potrebbe dare impulso. il 28 marzo del 2018, come risposta preventiva, si concluse per la Romania il più grande accordo in materia di armi della storia della sua storia, per un costo di 4.75 miliardi di dollari e dotandosi di un sistema missilistico Patriot. Ciò è successo dopo che Mosca ha stazionato permanentemente dei missili nucleari Iskander a Kaliningrad, territorio russo che confina Polonia e Lituania. Queste tematiche, affermò il ministro Melescanu, “Saranno un ulteriore punto focale durante la presidenza rumena del Consiglio dell’UE”.

Tutti questi elementi, hanno inclinato i rapporti fra Mosca e Bucarest ma non quelli intrattenuti sul versante dell’estremo oriente dove la Romania ha contribuito al progetto 16 + 1, un'iniziativa in collaborazione con la Repubblica popolare cinese volta ad intensificare ed espandere la cooperazione con 11 Stati membri dell'Ue e 5 paesi balcanici nei settori degli investimenti, dei trasporti, della finanza, della scienza, dell’istruzione e della cultura. Nel quadro dell'iniziativa, la Cina ha definito tre potenziali aree prioritarie per la cooperazione economica: infrastrutture, tecnologie avanzate e tecnologie verdi. Nei giorni in cui si parla tanto di adesione dell'Italia alla Belt and Road, non si può non notare come la Via della Seta nell'Est dell'Europa sia già arrivata da tempo, Romania compresa. Il progetto di cooperazione con Pechino ha tra l'altro contribuito a serrare i ranghi tra i governi dell'Europa orientale, con Bucarest sempre più allineata al cosiddetto gruppo di Visegrad.

ELEZIONI EUROPEE/ SONDAGGI ROMANIA, LE INTENZIONI DI VOTO

Affaritaliani è in grado di pubblicare gli ultimi sondaggi sulle intenzioni di voto in Romania in vista delle elezioni europee. Attualmente esprimono questa proiezione:

  •           Psd (centro-sinistra, membro S&D) 30%         
  •           Pnl (centro-destra, membro Ppe) 27%
  •           Usr (trasversale, membro Alde) 10%
  •           Udmr (Centro, membro Ppe) 5%
  •           Pmp (Centro-destra, membro Ppe) 4%
  •           Alde (Centro-destra, membro Alde) 12%

Da questi sondaggi si registra il crollo del partito di maggioranza nel governo di coalizione rumeno, il PSD, dato al 30%. Nel 2016 in occasione delle elezioni parlamentari, i socialdemocratici presero il 45,5.%. Un calo che va a ingrossare le file del Partito nazionale popolare, il cui leader KlausIohannis è l’attuale Presidente della Repubblica. Una crescita di ben 7 punti rispetto all’elezioni parlamentarie del 2016.

 

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