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Geopolitica
Europee/ Slovenia, la Svizzera dei Balcani che guarda alla Via della Seta
Foto: LaPresse

Si avvicinano le elezioni europee di maggio. Un appuntamento cruciale per il futuro dell'Europa. Le forze politiche tradizionali di centrodestra e centrosinistra devono fronteggiare l'avanzata di sovranisti, populisti ed euroscettici. In attesa di conoscere la composizione del nuovo Europarlamento, Affaritaliani.it esplora la situazione geopolitica ed economica dei singoli paesi alla vigilia del voto.

1° puntata GERMANIA - 2° puntata CIPRO - 3° puntata FRANCIA - 4° puntata CROAZIA  - 5° puntata LUSSEMBURGO - 6° puntata ROMANIA - 7° puntata MALTA - 8° puntata POLONIA

Elezioni europee 2019: Slovenia, i protagonisti del voto/ Il premier comico alla Grillo Sarec sfidato dall'Orban sloveno Janez Jansa. La sinistra si aggrappa a Violeta Tomic

Definita anche come "la Svizzera dei Balcani", a poco più di vent'anni dalle Guerre Jugoslave la Slovenia si presenta alle prossime elezioni europee come paese potenzialmente in grado di costituire un vero e proprio valore aggiunto per la rinascita comunitaria. Dopo un lungo travaglio, Lubiana sembra aver trovato stabilità con il nuovo esecutivo capitanato da Marjan Sarec, leader dei liberali di LMS, con tendenza di centrosinistra. Ex comico e radioconduttore, nel corso degli anni Sarec si è guadagnato il successo con una politica anti-sistema sulla falsa riga di quella praticata dall’italiano Beppe Grillo, fondatore del Movimento Cinque stelle. L’abilità nell’aver saputo fare aggregazione e creare la maggioranza lo ha portato al successo durante le precedenti elezioni politiche. Ora, sapendo di poter ottenere tre seggi su otto nel prossimo Europarlamento (secondo le ultime proiezioni) ha deciso di presentarsi da solo e non, come sembrava scontato, alleandosi con gli altri partiti di Miro Cerar (SMC) e quello di Alenka Bratusek (SAB). Nel complesso, con il restante partito dei pensionati (DeSUS) che esprime un eurodeputato, le liste di centro proposte al popolo sloveno saranno almeno tre. Meno densa, invece, è la situazione sul versante di destra. A capo di un partito democratico in lenta ripresa, l’ex premier convintamente europeista Janez Jansa è riuscito a risollevarsi dagli scandali di corruzione che nel 2013 lo avevano costretto alle dimissioni. Il tema su cui punta per sensibilizzare il popolo alle prossime elezioni è ormai un classico della destra moderna: retorica anti-migranti sulla linea di quella praticata da Viktor Orban, da sempre suo alleato. Retorica che però in casa Slovenia non ha lo stesso effetto che nelle altre citta europee. Visto l’esiguo numero di permessi di soggiorno rilasciati e le poche richieste di asilo, la questione migranti pare non sussistere e i nazionalisti più convinti sembrerebbero aver esaurito le scorte di fatti quotidiani per cui alimentare le loro campagne politiche. Da qui si comprende il limitato successo di Jansa. Basta buttare l’occhio sul lato più estremo per capire che la sua rinascita è più un demerito dei partiti di minoranza di Nuova Slovenia (N.Si) e Partito popolare sloveno (SLS). Peraltro, questi non sembrano andare incontro all’SDS e per giunta hanno deciso di ripresentarsi singolarmente. A sinistra, infine, sembra non esserci grande aspettativa. Teoricamente dati per sconfitti, se i social-democratici (SD) di Tanja Fajon riuscissero ad evitare un tracollo come quello delle precedenti elezioni del 2014 sarebbe già una vittoria. E questo la dice lunga anche sulle ambizioni di Levica, il partito di estrema sinistra che per il momento si accontenta di tampinare gli SD. Ma proprio a quest’ultimo va riconosciuta la sempre più nota personalità di Violeta Tomic.

Elezioni europee Slovenia, i temi del voto/ Ripresa economica, stabilità e investimenti infrastrutturali

Destra, sinistra e centro, però, devono fare i conti con un nemico comune: l’astensionismo. In Slovenia il 56% dichiara di non fidarsi dell’Ue e il livello di partecipazione non è mai andato oltre il 30%. Ai cittadini pesa la poca personalità di Lubiana e la bassa influenza nel cambiare il corso degli eventi. E ciò lo si può riscontrare sotto diversi aspetti. In primo luogo, i cambiamenti in atto nei Balcani hanno causato un calo dell’interesse da parte di Bruxelles per via della poca partecipazione di Lubiana alle dinamiche europee. Nel dibattito anche il rapporto con i vicini balcanici. In particolare, la sconfitta diplomatica sul confine marittimo nel golfo di Pirano e la mancata protezione geografica del vino Terrano. Per contro, quelle poche volte che Lubiana è uscita allo scoperto lo ha fatto senza filtri. Quel “Viva Istria e Dalmazia italiane” del presidente dell’europarlamento Tajani in visita alla foiba di Basovizza ha scatenato l’ira di Sarec che non ha esitato a replicare definendolo “revisionismo storico senza precedenti”, dimostrando che il popolo sloveno è ancora troppo dipendente da un sentimento nazionalista che non accenna placarsi neanche con l’Italia, il principale partner di scambio interregionale. La sfiducia del popolo sloveno è stata in parte colta dal Parlamento europeo, che in occasione dell’appuntamento del 26 maggio ha avviato il progetto transeuropeo #tokratgremvolit (“stavolta voto”) per il quale sarà avviata una campagna di sensibilizzazione al voto attraverso influencer eurodeputati uscenti per un paese che, sempre a maggio, compirà un quarto di secolo all’interno dell’Ue e che proprio ad essa deve molto per i benefici economico-finanziari apportati. Infatti, a distanza di 6 anni dall’inizio della crisi che ha distrutto il sistema bancario nazionale, grazie agli aiuti comunitari nuove iniziative e mercati si stanno aprendo e il paese sembra intravedere dei chiari segnali di ripresa, tanto da meritarsi l’appellativo “Svizzera dei Balcani”. Negli ultimi anni il potere di acquisto è aumentato e numerosi marchi internazionali sono entrati nel mercato sloveno. Grazie ai 27 milioni di euro investiti da SES, Lubiana sarà luogo di apertura del primo negozio Primark nel 2019 e di un centro commerciale nel 2020 che porterà 700 nuovi posti di lavoro. Ma sono le infrastrutture stradali il vero cavallo di battaglia della crescita slovena. Grazie ad un rete di collegamento ben pianificata la Slovenia offre un ottimo servizio di trasporti, divenendo un ambiente appetibile per gli investitori stranieri e una zona di transito con il resto dell’area balcanica. Investimenti sloveni che sono agevolati da una tassazione favorevole sugli utili delle imprese e da una manodopera qualificata. Il prezzo del mercato si è ripreso e il dato più importante arriva dal settore immobiliare, che vede un indice dei prezzi delle case maggiore. Secondo quanto emerge dall’ultimo report Knight Frank dal titolo “Global House Price Index Q4 2018”, la Slovenia guida per la prima volta l’indice globale dei prezzi delle case, registrando una crescita del 15,1% nei 12 mesi. Buone prospettive anche per una prossima digitalizzazione slovena e per lo sviluppo dell’economia circolare. Senza dimenticare il traino del settore turistico.

Elezioni europee: Slovenia, situazione geopolitica/ Le tensioni con la Croazia, i rapporti con l'Europa continentale, il corridoio della Nuova Via della Seta

Premesso che i Balcani rimangono un’area molto sensibile, la politica estera della Slovenia si presenta nel complesso abbastanza solida e proiettata alla multicanalità. Ormai non più totalmente dipendente dalle sorelle che compongono il V4 (Rep. Ceca, Ungheria e Polonia) e dai vicini paesi dell’area balcanica, l’ingresso nell’Ue e nella Nato entrambi in data 2004 hanno permesso a Lubiana di posizionarsi in prima linea per l’incontro tra Europa dell’Est e dell’Ovest. Sul lato centro-orientale, le relazioni nel campo dell’industria automobilistica con la Slovacchia, delle infrastrutture con l’Ungheria e del commercio e del turismo con la Repubblica Ceca rendono stabile la posizione del paese nella Mittleuropa. Mentre, sul lato balcanico (o più orientale) i rapporti con la Croazia si mantengono vivaci. Negli scorsi anni, infatti, diverse questioni hanno rischiato di incendiare l’asse Lubjana-Zagabria: le questioni Baia di Pirano, fiume Dragogna e la gestione dell’impianto nucleare di Krsko per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi hanno portato nel 2008 la Slovenia alla necessità di porre un veto sui nuovi negoziali tra Croazia ed Ue. Decisione che poi è stata ritirata l’anno successivo, con l’accordo per la costituzione di un arbitrato internazionale incaricato a definire i confini contesi. Da un punto di vista bilaterale, invece, la Slovenia continua a tessere rapporti con le vicine, ma più occidentali, grandi d’Europa. Anzitutto l’Italia, la più importante partner economica del mediterraneo. Con essa condivide il porto commerciale di Trieste (in sloveno Luka Koper), zona franca ed epicentro di un triangolo strategico Trieste-Fiume-Capodistria e il recente programma di Cooperazione territoriale 2014-2020. La frequenza dei contatti fra Lubiana e Roma è molto forte e fra le due parti vige una vera e propria convergenza di interessi valorizzata molto più ora che in passato. Grazie alla vicinanza con il mediterraneo, la Slovenia si è saputa cucire ottimi rapporti politici e commerciali anche con Spagna e Francia. A tal proposito, non è un caso l’alleanza tra i vertici Sarec-Macron, entrambi componenti principali del gruppo europeo ALDE (Alleanza dei Democratici e Liberali per l’Europa). Ma anche con Germania e Austria c’è un alto livello di cooperazione. Anch’esse costituiscono un fonte commerciale storica che ha segnato l’approvvigionamento commerciale sin dai tempi della ex-Jugoslavia. Quanto alle relazioni internazionali, il porto di Capodistria è risorsa fondamentale per l’accesso al mare da parte di molti altri paesi, sia occidentali (che beneficiano del cosiddetto “Corridoio Mediterraneo” e del corridoio “Adriatico-Baltico”), che orientali. Inoltre, il vantaggio competitivo che offre nel servire i paesi dell’Europa orientale potrà essere risorsa fondamentale per favorire i rapporti con la Cina, la protagonista della Nuova Via della Seta e ormai sempre più diplomaticamente in sintonia con l’Europa. Lubiana potrebbe sfruttare anche l'inserimento del porto di Trieste nel progetto cinese. Sul fronte Nato, in occasione del 15° anniversario dell’ingresso nell'Alleanza Atlantica il Presidente della Repubblica slovena Borut Pahor ha parlato di diminuzione della fiducia nel multilateralismo e nei rapporti tra Europa e Stati Uniti, ricordando quanto sia necessario per l’Ue un allargamento dei rapporti internazionali. In conclusione, considerato il fenomeno Brexit e la sempre maggior diffusione dell’euroscetticismo, il partito di Marjan Sarec (LMS) potrebbe costituire uno stimolo importante per un’Unione europea che sente il bisogno di una riflessione su se stessa e sui valori comunitari. 

Elezioni europee: Slovenia, le intenzioni di voto

Alle elezioni europee del 26 maggio 2019 la Slovenia eleggerà 8 eurodeputati. Al momento le intenzioni di voto sono così distribuite. 

-Lista Marjan Sarec (Alde): 38,6%

-Partito democratico sloveno (Partito popolare europeo): 19,5%

-Socialdemocratici (Alleanza progressista dei socialisti e democratici): 10,5%

-Sinistra unita (Levica): 8,8%

-Nuova Slovenia (Partito popolare europeo): 6,6%

-Partito del centro moderno (Alleanza dei liberali e democratici): 3,9%

-Altri: 12,1%

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