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Geopolitica
Europee/ Svezia, addio modello scandinavo. Tra migranti e Swexit spunta Greta
Foto: LaPresse

Si avvicinano le elezioni europee di maggio. Un appuntamento cruciale per il futuro dell'Europa. Le forze politiche tradizionali di centrodestra e centrosinistra devono fronteggiare l'avanzata di sovranisti, populisti ed euroscettici. In attesa di conoscere la composizione del nuovo Europarlamento, Affaritaliani.it esplora la situazione geopolitica ed economica dei singoli paesi alla vigilia del voto.

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Può una ragazzina di 16 anni diventare una delle figure politiche più importanti di un intero paese? La risposta, se si guarda alla Svezia, è sì. Dopo le elezioni dello scorso 9 settembre si è imposta la figura dell'attivista ambientalista Greta Thunberg, tra l'altro reduce da una recente visita in Italia e al Vaticano. Ogni venerdì Greta si presenta a manifestare davanti al Riksdag a Stoccolma con il suo movimento studentesco Fridays for Future per lo sviluppo sostenibile e contro il cambiamento climatico. Una figura che si erge su un panorama politico fatto di tanta confusione e dove il cosiddetto "modello scandinavo" sembra solo un ricordo. 

ELEZIONI EUROPEE, SVEZIA: I PROTAGONISTI DEL VOTO/ La crisi dei socialdemocratici e del modello scandinavo, l'ascesa della destra nazionalista di Akesson, la nascita del movimento ambientalista di Greta Thunberg

Un tempo si magnificavano le virtù della politica socialdemocratica scandinava, della quale la Svezia era l'esempio più fulgido. Politica fiscale egualitaria, elevata spesa pubblica, grandi programmi di welfare, alto livello di istruzione, mercato concorrenziale e con poco spazio a fenomeni corruttivi, inclusione sociale e accoglienza. Quel tempo è finito. Alle elezioni del settembre 2018 i socialdemocratici hanno ottenuto il peggior risultato elettorale della loro storia. Il primo ministo Lovfen è riuscito a formare un governo di minoranza dopo diversi mesi di farraginosi e contraddittori tentativi. Un governo del quale fanno parte i Verdi e che gode dell'appoggio esterno dei Liberali e del Partito di centro. 

Un governo, quello di Lovfen, che si sta dimostrando piuttosto incerto sulla linea da seguire. Il clima d'altronde in Svezia è nettamente cambiato negli ultimi anni. Sovranismo e retorica anti migranti hanno attecchito anche qui. Simbolico in tal senso la chiusura negli scorsi anni del ponte sul Baltico che collega Copenaghen a Malmoe, bloccando i migranti che dalla Danimarca erano diretti in Svezia. I Democratici svedesi di Jimmie Akesson hanno fatto della retorica anti migranti il loro cavallo di battaglia, trovando terreno fertile anche a causa dello sviluppo della microcriminalità e della criminalità organizzata nei sobborghi di alcune città svedesi. 

I socialdemocratici hanno proposto una riforma radicale delle pensioni e della sanità ma al momento sembrano in crisi di identità, dopo annni di tagli al welfare e politiche di austerity. Anche sui migranti il governo sembra non riuscire a dare un'impronta politica precisa, anche perché ormai sembra impossibile escludere il tema dal dibattito politico e mostrarsi troppo deboli sul punto potrebbe costare molto caro. Dal canto suo, le proposte di Akesson sono molto precise: sospensione del diritto d'asilo per i migranti, opposizione ai musulmani definiti come "la più grande minaccia straniera dalla seconda guerra mondiale", rigorismo fiscale.

Come accaduto a molte latitudini d'Europa, la destra radicale (ripulita dai presunti legami con ambienti neonazisti) sta cannibalizzando la destra tradizionale, che anche in Svezia con i Moderati arranca bel alle spalle del partito di Akesson. In questo scenario, con i Verdi che sono comunque al governo, si inserisce il movimento di Greta Thunberg. Stiamo parlando di un movimento studentesco e non di un partito e soprattutto di una "leader" che non ha ancora l'età per recarsi alle urne. Eppure la Svezia, e non solo, sarà nei prossimi anni fortemente influenzata da questa nuova forza popolare e giovanile.

ELEZIONI EUROPEE, SVEZIA: I TEMI DEL VOTO/ Con Greta irrompe il tema ambientalista, la questione dei migranti e i dati economici, il superamento (?) della Swexit di Akesson

L'ambiente è diventato uno dei temi principali del dibattito politico svedese. Questo grazie a Greta, nominata donna più influente di Svezia per il 2019 e candidata al Nobel per la Pace, premio che nel paese scandinavo è più di un'istituzione, nonostante i recenti scandali sull'Accademia. La proesta di Greta comincia in concomitanza con le scorse elezioni, e chiede al governo di occuparsi più seriamente del cambiamento climatico, adottando politiche più incisive per ridurre le emissioni di anidride carbonica. Un problema ora sentito anche a Stoccolma, dopo che l'estate del 2018, insolitamente calda, ha causato diversi incendi nelle zone boschive. E se per ora i partiti possono provare ad andare avanti discutendo di altri argomenti dovranno per forza di cose tenere presente l'agenda portata avanti da un movimento composto quasi interamente da giovani.

Ma le figure di attivismo in Svezia non mancano. Oltre a Greta negli scorsi mesi si è parlato molto anche di Elin Ersson, una giovane studentessa che qualche mese fa ha bloccato il rimpatrio di un migrante recandosi in aeroporto a Goteborg, comprando il biglietto dell'aereo su cui era stato fatto salire e bloccando il decollo dell'aereo per due ore. Un esempio di come il tema dei migranti susciti sentimenti forti nel paese. Da una parte il timore, se non l'odio, di una parte di popolazione che si sente di essere stata messa da parte negli ultimi anni e percepisce il pericolo in arrivo dall'esterno. Dall'altra parte c'è chi invece non vuole rinunciare a un modello di inclusione e di accoglienza che però ha mostrato risultati molto contraddittori.

Nel frattempo l'economia, pur non vivendo un momento straordinario, cresce stabilmente intorno al 2%, ben sopra la media dell'Ue. Una crescita però spinta non solo da una politica monetaria espansiva ma anche dal rincaro dei costi dell'energia. La disoccupazione dovrebbe scendere intorno al 6% in un paese che comunque sembra coinvolto in un generale periodo di incertezza e ricerca di una nuova identità. Sembra invece al momento accantonata l'ipotesi di una Swexit, vale a dire l'uscita della Svezia dall'Unione europea, un'ipotesi al quale la destra di Akesson si è sempre detta favorevole. Akesson, che fa parte del cosiddetto "asse sovranista" con la Lega di Matteo Salvini e il Rassemblement National di Marine Le Pen, sembra aver sposato il progetto di "cambiamento dall'interno" delle istituzioni comunitarie, tanto che negli scorsi nomi il suo nome è circolato come possibile presidente della Commissione Ue del dopo Juncker nel caso di una vittoria del gruppo sovranista alle urne di maggio.

ELEZIONI EUROPEE, SVEZIA: L'AGENDA GEOPOLITICA/ La paura per la minaccia russa e il servizio militare obbligatorio, il non allineamento alla Nato e le tensioni con la Cina

Le parole chiave della politica estera svedese sono due: neutralità attiva. Vale a dire niente alleanze ufficiali, ma apparato militare efficiente. Non potrebbe essere altrimenti vista la posizione geografica del paese, particolarmente esposto al gigante euroasiatico, vale a dire la Russia. La Svezia, che in Scandinavia si erge storicamente a potenza regionale, non è membro della Nato ma partecipa a diverse esercitazioni militari congiunte. Un rapporto che si è intensificato negli ultimi anni con la firma di un memorandum di intesa sulle esercitazioni in terra svedese, aumentate di numero e portata dopo quanto accaduto nel 2014 in Crimea

Proprio in seguito alle tensioni geopolitiche nell'area del Baltico la Svezia ha deciso di reintrodurre, nel 2017, il servizio militare obbligatorio. Segno che il rapporto con la Russia è quantomeno problematico. Nella primavera 2018 è persino circolata una brochure che dava indicazioni ai cittadini su come comportarsi in caso di crisi bellica. Negli ultimi anni si sono moltiplicati i casi di violazione dello spazio aereo svedese, così come di quello di altri paesi scandinavi, da parte dell'aviazione di Mosca. Le spese militari, in controtendenza con il passato e con altri paesi europei, sono in aumento costante negli ultimi anni. E c'è chi è arrivato a ipotizzare un ingresso nella Nato che per ora resta solo una voce.

In ogni caso, i rapporti tra Svezia e Stati Uniti sono profondi. Stoccolma d'altra parte è preoccupata dal rafforzamento militare dell'enclave russa di Kaliningrad ed è uno dei paesi che difende di più le sanzioni dell'Ue a Mosca. Contrariamente a quanto accade in altri paesi alleati, gli Usa non devono nemmeno temere una vicinanza eccessiva tra la Svezia e la Cina, grande rivale geopolitico di Washington. Anzi, i rapporti tra Stoccolma e Pechino sono per la verità piuttosto tesi. A surriscaldare gli animi, soprattutto in Cina, ci aveva pensato il caso di una famiglia cinese che aveva denunciato di essere stata maltrattata dalla polizia svedese dopo un litigio con l'hotel che li ospitava, con Pechino che ha accusato Stoccolma di "violazione dei diritti umani". Ma il caso che alzato il livello della tensione diplomatica è stato il richiamo in patria dell'ambasciatrice svedese in Cina Anna Lindstedt, accusata di aver tentato di organizzare colloqui segreti tra alcuni imprenditori cinesi e la figlia di uno dei librai di Hong Kong rapito da Pechino nel 2015, lo svedese di origini cinesi Gui Minhai. 

ELEZIONI EUROPEE, SVEZIA: ULTIMI SONDAGGI

La Svezia esprime al momento 20 seggi al Parlamento europeo, che avrebbero dovuto diventare 21 dopo la Brexit. Nel caso il Regno Unito partecipasse alle elezioni europee resterebbero invece 20.

Socialdemocratici (Alleanza progressista dei socialisti e democratici) 27,8%

Democratici Svedesi (Conservatori e riformisti europei) 19,2%

Moderati (Ppe) 17,3%

Partito della sinistra (Sinistra unitaria europea) 9,5%

Cristiano-democratici (Ppe) 8,9%

Partito di centro (Alde) 8,5%

twitter11@LorenzoLamperti

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