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Geopolitica
Europee/ La Cina punta su Germania e Italia per sfidare la leadership Usa
Lapresse

Conto alla rovescia per le elezioni europee di maggio. Un appuntamento cruciale per il futuro dell'Europa. Le forze politiche tradizionali di centrodestra e centrosinistra devono fronteggiare l'avanzata di sovranisti, populisti ed euroscettici. In attesa di conoscere la composizione del nuovo Europarlamento, Affaritaliani.it esplora la situazione geopolitica ed economica dei singoli paesi alla vigilia del voto e gli interessi in ballo per le grandi potenze Stati Uniti, Russia e Cina.

1° puntata GERMANIA - 2° CIPRO - 3° FRANCIA - 4° CROAZIA  - 5° LUSSEMBURGO - 6° ROMANIA - 7° MALTA - 8° POLONIA - 9° SLOVENIA - 10° PAESI BASSI - 11° SLOVACCHIA - 12° REPUBBLICA CECA - 13° IRLANDA - 14° BELGIO - 15° GRECIA - 16° PORTOGALLO - 17° DANIMARCA - 18° FINLANDIA - 19° SVEZIA - 20° AUSTRIA - 21° BULGARIA - 22° ESTONIA - 23° LETTONIA - 24° LITUANIA - 25° SPAGNA - 26° UNGHERIA - 27° REGNO UNITO - 28° GLI INTERESSI DELLA RUSSIA - 29° LA MAPPA DEI SOVRANISTI EUROPEI - 27° GLI INTERESSI DEGLI USA

La Russia vuole influenzare, gli Stati Uniti vogliono destabilizzare. La Cina, invece, vuole infiltrare. In uno scenario nel quale l'Europa è tornata a rappresentare territorio di caccia, le grandi potenze globali giocano la partita in modo diverso. Se gli Stati Uniti puntano sulla cintura nord orientale per evitare l'emancipazione di un'Ue a trazione tedesca e la Russia punta sui partiti e movimenti sovranisti per cambiare l'atteggiamento del Continente nei suoi confronti, la Cina ha invece un duplice interesse. Da una parte è vero che a Pechino conviene avere a che fare coi singoli Stati (vedi il caso Italia e l'adesione del nostro governo alla Belt and Road) per far valere il suo enorme peso specifico in un rapporto bilaterale, ma dall'altra sogna un'Europa abbastanza indipendente da poter convergere verso di lei seguendo il progetto di una globalizzazione dai tratti cinesi.

I LEGAMI TRA CINA E UE

L'Unione europea rappresenta il primo partner commerciale della Cina, con un interscambio che nel 2018 ha raggiunto i 682,2 miliardi di dollari, facendo segnare un aumento de 10,6% rispetto al 2017. Allo stesso tempo, però, gli investimenti delle imprese cinesi in Europa, aumentato esponenzialmente tra il 2008 e il 2016, è diminuito nell'ultimo triennio. Dopo l'entusiasmo iniziale, nel Vecchio Continente hanno iniziato a serpeggiare alcuni dubbi sia sul progetto Bri (visti i risultati non del tutto soddisfacenti raggiunti nei paesi dell'Est, i primi ad aderire all'iniziativa cinese) sia sulla bontà delle operazioni cinesi, con l'Ue che è arrivata a definire la Cina come un "rivale sistemico". Il tutto nell'ambito di un pressing statunitense in aumento, e di cui il caso Huawei è il simbolo più evidente, e nel quale il messaggio assomiglia sempre più a un "scegliete da che parte stare: o con noi o con loro".

CONVERGENZA A GUIDA TEDESCA

Ecco perché la Cina ha capito che questo è il momento per provare la convergenza. Sui media cinesi si parla ogni giorno della necessaria cooperazione con l'Unione europea a difesa del multilateralismo e della globalizzazione, contrastando il neo protezionismo degli Usa. La Cina sa che, nonostante l'Asia rappresenti sotto molto aspetti il futuro dell'economia globale, ha bisogno dell'Europa. E l'Europa sa che non può certo fare a meno a cuor leggero della Cina. Le richieste di Trump su Huawei sono state per ora evase da molti Stati europei, in primis la Germania, che è diventato l'interlocutore principale di Pechino in Europa dopo che il caos Brexit ha rimosso il Regno Unito da questo ruolo cruciale agli occhi della Cina.

LA CINA PROVA A RASSICURARE L'EUROPA

Xi Jinping sta cercando da tempo di rassicurare l'Europa. Lo ha fatto durante il suo quadrilaterale con Angela Merkel, Emmanuel Macron e Jean-Claude Juncker a Parigi. Lo ha fatto durante il forum sulla Belt and Road di fine aprile a Pechino. L'intenzione dichiarata della Cina è quello di rivedere almeno in parte il suo colossale progetto lasciando spazi decisionali ai partner e adattarsi ai principi di sostenibilità e trasparenza richiesti a gran voce da Bruxelles e dagli Stati membri. 

IL RILANCIO DELLA BELT AND ROAD CON L'ITALIA

L'adesione dell'Italia ha ridato slancio alla Belt and Road, alla quale potrebbero aderire in un futuro non troppo lontano anche gli altri Stati principali dell'Ue, magari in un memorandum of understanding di gruppo e non bilaterale, aggiungendosi agli altri 16 paesi membri dell'Ue che ne fanno già parte. Al consueto summit tra Cina e Ue di aprile a Bruxelles si è arrivati inoltre per la prima volta a una dichiarazione finale congiunta nel quale si parla apertamente di un possibile accordo di investimento globale da sottoscrivere entro il 2020. Senza contare l'ancora più recente adesione del Lussemburgo alla Bri, con tutte le possibilità finanziarie che da questa mossa possono nascere.

IL RIAVVICINAMENTO ALL'EUROPA ORIENTALE

Allo stesso modo, la Cina spera di rilanciare i rapporti con la parte orientale dell'Europa. Un buon segnale agli occhi di Pechino è arrivato con l'adesione della Grecia al meccanismo del 16+1 (ora 17+1) e gli accordi bilaterali con la Croazia che comprendono anche le telecomunicazioni. Tema sul quale la cintura nord orientale sembra essersi raffreddata anche e soprattutto per il pressing Usa che sfrutta il fantasma della minaccia russa per compattare a sé un gruppo di paesi in grado, nei piani di Washington, di evitare la convergenza tra un'Europa a tinte germaniche e i giganti d'Oriente. 

Le elezioni europee rappresentano un momento importante. La Cina cerca di rassicurare, gli Usa potrebbero far valere i propri legami non solo commerciali ma anche politici, diplomatici e militari con il Vecchio Continente. L'Europa cerca faticosamente di diventare un soggetto indipendente in grado di non farsi travolgere dalla sfida tra superpotenze ma anzi porsi come intermediario in uno scenario di cooperazione globale. Missione difficile, ma che varrebbe la pena tentare.

twitter11@LorenzoLamperti

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