A- A+
Geopolitica
Elezioni India/ Nazionalismo, economia, Cina: i temi della sfida Modi-Gandhi
Foto: LaPresse

Oltre 900 milioni di persone al voto fino al 19 maggio. Rahul Gandhi sfida il nazionalismo indù di Narendra Modi, con Nuova Dehli che ambisce a diventare una delle maggiori potenze economiche al mondo mentre incombe la competizione regionale con la Cina. Nicola Missaglia dell'Ispi analizza in un'intervista ad Affaritaliani.it i temi e gli scenari legati alle elezioni in India.

Nel 2014 Narendra Modi ha (stra)vinto le elezioni promettendo grandi riforme e grandi risultati in materia economica e di occupazione. Qual è il bilancio del suo mandato?

E' un bilancio ambiguo come per molti altri governi. Il suo mandato è cominciato con aspettative altissime a livello indiano ma anche mondiale. Il maketing del "brand" Modi è stato fortissimo nel 2014 e negli anni successivi. In questi anni ha portato a casa un paio di riforme importanti. La prima è la Goods and Services Tax, cioè l'Iva unificata per tutta l'India. Si tratta di una riforma di cui si parlava sin dalla fine degli anni Novanta ma che languiva in parlamento da molti anni. Modi è riuscito a implementarla, un passo importante perché in precedenza l'India aveva un'Iva diversa per ogni stato, con molte conseguenze negative su commercio, dogane, prezzi e investimenti stranieri. La seconda riforma importante è quella della demonetizzazione, ma in questo caso il bilancio è negativo. Alla fine del 2016, dalla sera alla mattina, Modi ha tolto dalla circolazione le banconote da 500 e mille rupie, vale a dire quelle più diffuse, con l'obiettivo di contrastare l'economia informale. In quel momento circa il 90% dell'economia indiana circolava nel nero. Ma l'impatto di questa riforma è stato percepito negativamente, in particolare sulle fasce più povere che si sostentano tuttora sfruttando canali informali. Per quanto riguarda le altre promesse, la disoccupazione non è sparita. Anzi, attualmente è al 6%, il dato più alto dall'inizio degli anni '70. E la gran parte dei disoccupati, con una popolazione molto cresciuta e che continua a crescere, è costituita dai giovani tra i 15 e i 29 anni che quest'anno rappresenteranno una fetta importante dell'elettorato. Si pensi che rispetto al 2014 ci sono 83 milioni di persone che potranno votare per la prima volta. E' prevedibile un certo impatto.

Oggi l'India è più potente rispetto a cinque anni fa?

A livello di brand l'India è percepita più di prima come una possibile potenza regionale, anche se non ancora ai livelli della Cina. Modi ha speso molto del suo carisma personale in viaggi all'estero tra Africa, Stati Uniti e Davos. Oggi l'India appare un paese più aperto di un tempo verso l'estero e potenzialmente più influente.

Considerando i diversi episodi di intolleranza e violenza degli ultimi anni si può dire che l'India di Modi è anche un paese più nazionalista?

Certo, da un punto di vista extraeconomico questo è, secondo i critici, il tasto dolente del governo di Modi. La base elettorale di Modi è fatta soprattutto da indù, che rappresentano l'80% della popolazione indiana. Modi ha premuto per far coincidere il nazionalismo indiano con l'identità induista, con una serie di conseguenze negative sulla minoranze, in primis i musulmani che sono 200 milioni e rappresentano il 15% della popolazione. L'induismo dilagante ha polarizzato la popolazione indiana: ci si trova quasi all'interno di uno scontro tra la maggioranza indù e le varie minoranze. Gli esponenti più radicali del governo hanno spesso bollato i critici non indù del governo come critici dell'India come nazionale, rinforzando il nazionalismo e allo stesso tempo il consenso della base.

Simbolico in questo senso il piano di costruzione di un tempio dedicato a Ram sul sito in cui sorgeva una moschea moghul distrutta da estremisti indù.

Esatto. Allo stesso modo significativa la politica di scambio di nomi di città derivanti dal lascito musulmano con nomi indù. Modi ha attuato una politica culturale anche nominativa che se da una parte rafforza l'identità indù dall'altra esclude la memoria storica di alcune minoranze, compresa quella cristiana.

Come riesce Modi a far convivere questo nazionalismo con il liberismo sfrenato in campo economico?

Questo mix di conservatorismo religioso-politico e liberismo economico era stata la sua politica anche ai tempi in cui era primo ministro dello stato del Gujarath. Modi ha implementato riforme per aumentare gli investimenti stranieri e agevolare le partnership tra pubblico e privato ma va detto che tutto questo si inserisce in un contesto indiano nel quale comunque lo Stato resta estremamente presente nell'economia. Ci vorrà moltissimo tempo per sradicare una presenza statale così imponente e una burocrazia elefantiaca.

Il recente scontro con il Pakistan è stato utilizzato da Modi a fini elettorali?

Certamente. Queste tensioni con l'esterno sono utilizzate sempre da tutti in termini elettorali. Il consenso di Modi era in costante crescita fino allo scorso autunno, poi a dicembre il Bjp (Bahratiya Janata Party) ha perso le elezioni in tre stati importanti. Il calo dei consensi è dovuto alle difficoltà economiche e alle proteste degli agricoltori. In questo contesto la mini guerra di frontiera con il Pakistan è stata utilizzata da Modi per rinforzare il suo messaggio nazionalista e per ridare slancio alla sua base elettorale, ma credo che molto presto torneranno a incombere le questioni economiche, che sono le più sentite dalla popolazione.

Su quali temi ha puntato Modi in questa campagna elettorale?

Oltre alla spinta al nazionalismo anche nell'ottica di sfida al nemico esterno il focus è stato quello della crescita, con un'economia che negli ultimi mesi è cresciuta più velocemente. La promessa di Modi è quella di aprirsi maggiormente agli investimenti esteri, in particolare sulle infrastrutture e diminuire il livello di povertà. Ora l'India cresce circa del 7% ma bisogna dire che si tratta di un tasso necessario per un paese così grande nel quale ogni mesi un milione di persone entrano nel mercato del lavoro. L'India non può permettersi di crescere meno di così. Nella retorica di Modi ha un ruolo anche l'innovazione tecnologica. Nelle scorse settimane per la prima volta è stato abbattuto un satellite in test missilistico, episodio presentato come il grande ingresso dell'India nell'alveo dei grandi giganti tecnologici e spaziali.

Su che cosa punta invece Rahul Gandhi per provare a battere Modi?

Il Partito del Congresso ha vissuto anni di grande difficoltà. Viene considerato da molti indiani come un elefante burocratizzato con trascorsi di corruzione e una visione antiquata del mondo. Rahul Gandhi è stato spesso considerato come un leader che manca di piglio e di carattere anche se nell'ultimo periodo sembra essersi ripreso grazie anche alla candidatura della sorella Priyanka, che invece ha un grande carisma. I temi su cui punta è la riduzione della povertà, anche attraverso la promessa di una sorta di reddito minimo garantito di difficile realizzazione. D'altronde la base elettorale del partito di Gandhi è costituita dagli agricoltori e dalle caste più povere.

Con la probabile vittoria di Modi c'è il rischio di una svolta autoritaria nell'ottica di una velocizzazione della modernizzazione sull'esempio della Cina?

La Cina non è mai stata una democrazia, l'India invece sì. E' una democrazia giovane ma solida ed estremamente partecipata dalla popolazione. E' vero che Modi ha aumentato la centralizzazione ma se si guarda al lungo periodo ci si accorge che da Indira Gandhi in poi il processo politico indiano è andato nella direzione di una progressiva decentralizzazione. Oggi il ruolo dei partiti regionali è fondamentale per formare un governo. Credo che non ci sia un rischio di svolta autoritaria.

Nei prossimi anni è prevedibile una competizione sempre più accesa tra India e Cina?

La competizione c'è e ci sarà, ma per il momento la Cina è molto più avanti e difficilmente raggiungibile dall'India. Va però detto che Pechino ha rallentato e che la sua Belt and Road (Nuova Via della Seta, ndr) ha cominciato a sortire effetti negativi di immagine. Tanti paesi sono finiti nella cosiddetta "trappola del debito" e molti paesi della regione, come Malesia e Maldive sono tornati a guardare all'India come potenziale partner. In realtà l'India è un paese che di fatto non stringe vere e proprie alleanze ed è restio a intervenire con forza nella politica estera e a livello militare. Non penso che questo cambierà ma Nuova Dehli potrà diventare un leader regionale. D'altronde Modi ha molto insistito sulla protezione delle istituzioni multilaterali del libero scambio e della condivisione di un capitalismo cooperativo con un approccio meno aggressivo rispetto a quello cinese. Ma innanzitutto l'India dovrà affrontare problemi interni come la disparità tra i diversi stati e tra le diverse fasce della popolazione.

Il cosiddetto Quad, l'alleanza Indo Pacifica quadrilaterale Usa-India-Giappone-Australia ha un futuro? Può svilupparsi in di contenimento della Cina in futuro o resterà un'incompiuta?

Penso abbia le possibilità di svilupparsi, purché gli Usa si decidano di dare un supporto reale a questa strategia. Trump ha parlato molto di Indo Pacifico ma nel concreto si è fatto poco o nulla. Servono linee d'azione concrete. L'asse Nuova Dehli-Tokyo potrebbe essere quello portante, almeno al momento, ma per competere con la Via della Seta servono grandi investimenti strategici ed economici e vie di commercio per creare ricchezza. Per ora questo manca. 

L'Italia ha appena aderito alla Belt and Road di Pechino. C'è spazio anche per una maggiore cooperazione del nostro paese con l'India?

Assolutamente sì, il mercato indiano continua a crescere e presenta opportunità estremamente interessanti, in particolare per un paese come l'Italia, fortemente orientato all'export. Un'intensificazione dei rapporti con l'India può andare di pari passo con quella delle relazioni con la Cina. La condizione è che l'India si apra un po' di più agli investimenti esteri e alle partnership con altri paesi e che la sua classe media, che sarebbe l'acquirente del nostro export, si rafforzi. Ma in ogni caso l'India ha un margine di crescita altissimo in un mercato su cui pesano meno ambiguità rispetto a quello cinese.

twitter11@LorenzoLamperti

Commenti
    Tags:
    elezioni indiaelezioni india 2019elezioni india candidatielezioni india sondagginarendra modirahul gandhicinaindia cinapakistan
    in evidenza
    Addio alla star di Easy Rider Ma il padre lo voleva farmacista

    E' morto Peter Fonda

    Addio alla star di Easy Rider
    Ma il padre lo voleva farmacista

    i più visti
    in vetrina
    Lady Gaga e Bradley Cooper insieme in Italia: vacanze d’amore? LADY GAGA NEWS

    Lady Gaga e Bradley Cooper insieme in Italia: vacanze d’amore? LADY GAGA NEWS


    Zurich Connect

    Zurich Connect ti permette di risparmiare sull'assicurazione auto senza compromessi sulla qualità del servizio. Scopri la polizza auto e fai un preventivo

    casa, immobiliare
    motori
    Debutta XCeed il crossover firmato Kia

    Debutta XCeed il crossover firmato Kia


    RICHIEDI ONLINE IL TUO MUTUO
    Finalità del mutuo
    Importo del mutuo
    Euro
    Durata del mutuo
    anni
    in collaborazione con
    logo MutuiOnline.it
    Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

    © 1996 - 2019 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

    Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

    Contatti

    Cookie Policy Privacy Policy

    Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.