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Geopolitica
Elezioni India: futuro da protagonista per Nuova Dehli tra Cina e Usa

Stati Uniti, Cina (non rigorosamente in quest'ordine). E poi l'India. Tra qualche anno lo scenario economico e politico mondiale potrebbe recitare questa classifica. Mentre i due colossi globali si sfidano a colpi di dazi, guerre commerciali e tecnologiche e progetti geopolitici, il terzo incomodo cresce (quasi) tranquillo riuscendo a conversare (più o meno) con tutti senza mettere a repentaglio (per ora) la propria neutralità. La tensione con la Cina, in particolare legata alla Belt and Road Initiative, non è sfociata in una esplicita alleanza con gli Stati Uniti, come sperava la Casa Bianca. E Donald Trump sembra esserci rimasto male, tanto da revocare le concessioni commerciali a Nuova Dehli. Le elezioni indiane sono cominciate giovedì 11 aprile. Al termine di un lungo processo di oltre un mese diranno il nome del prossimo primo ministro. La sfida è tra Narendra Modi, l'uomo forte della rinascita indiana e del rilancio del nazionalismo indù, e Rahul Gandhi, l'erede di una stirpe di politici che ha fatto la storia del paese. L'esito del voto, nel quale Modi appare favorito, ci dirà quali saranno le prospettive future di un'India che nei prossimi anni potrebbe assurgere al ruolo di attore decisivo sullo scacchiere geopolitico mondiale.

INDIA E CINA, UN TERZO DELLA POPOLAZIONE MONDIALE

Oltre un miliardo e 300 milioni di abitanti, più di 900 milioni di elettori. Bastano questi due dati demografici per capire il "peso" dell'India, la cui popolazione unita a quella della Cina costituisce un terzo dell'intera popolazione mondiale. Era piuttosto ovvio che due giganti di tale portata, che condividono anche un tratto di confine, possano guardarsi con qualche sospetto se non proprio entrare in rotta di collisione. 

IL NODO INDIA PER IL PROGETTO DELLA BELT AND ROAD CINESE

L'India è per ora troppo indietro rispetto alla Cina per poter sfidare apertamente l'ambizioso progetto della Belt and Road lanciato dal presidente Xi Jinping nel 2013. La Cina ha avviato con successo un discorso storico e culturale insieme a quello commerciale, in particolare sul fronte asiatico della Bri, parlando da tempo di "destino comune". Le battute d'arresto recenti, con alcuni governi che hanno annunciato di voler rivedere se non stoppare i progetti infrastrutturali in partnershipo con la Cina, potrebbero essere solo temporanee. Lo dimostra il caso della Malesia, che dopo i duri annunci del premier Mahathir, eletto a sorpresa lo scorso anno, ha proprio in questi giorni sbloccato un colossale progetto ferroviario. Più rinegoziazione che opposizione, dunque. 

INDIA-CINA, PARTNERSHIP SI' (FORSE) MA ENDORSEMENT NO

Vero però che alcuni paesi che rientrano tradizionalmente nell'orbita indiana potrebbero essere tentati di guardare con sempre maggiore interesse all'ascesa di Nuova Dehli a potenza regionale. Maldive, Sri Lanka, Nepal rientrano in questo discorso. E in ogni caso appare impossibile, per la Cina, includere la storia millenaria dell'India nel processo di sinizzazione dell'Asia meridionale. L'India ha appena rifiutato per la seconda volta l'invito al forum sulla Belt and Road, che si terrà a Pechino dal 25 al 27 aprile. Una mossa che chiarisce che Nuova Dehli vuole mantenere una certa distanza dal progetto cinese. Partnership (soprattutto in paesi terzi) sì, endorsement ufficiale no. Un approccio simile a quello del Giappone, non a caso un paese col quale l'India di Modi sta approfondendo i legami negli ultimi anni.

I DIVERSI MOTIVI DI TENSIONE TRA INDIA E CINA

L'evoluzione dei rapporti tra Cina e India sono da tenere d'occhio in maniera particolare su più fronti, non solo quello commerciale. Recentemente Modi ha visitato l'Arunachal Pradesh, uno stato all'estremità nord orientale dell'India oggetto di una contesa territoriale con la Cina. Senza contare il caso del Dalai Lama, a scaldare le relazioni ci pensa ora anche il programma spaziale di Nuova Dehli. Lo scorso marzo durante un test balistico un missile indiano ha distrutto un satellite, mandando un messaggio esplicito al vicino asiatico: "Ora anche noi siamo una potenza spaziale. P.S. Militare". 

LA SFIDA TRA PORTI 

C'è poi il caso Pakistan, paese nel quale la presenza della Belt and Road è forse più evidente e sviluppata insieme al Kazakistan. La sfida tra il porto di Gwadar, in Pakistan, e quello di Chabahar, in India, (distanti appena 170 chilometri) è un archetipo della competizione regionale tra Pechino e Nuova Dehli. L'attentato in Kashmir e l'escalation dei giorni e settimane seguenti tra il governo Modi e quello di Khan non ha fatto altro che esacerbare rapporti sempre più ostili tra India e Pakistan, con la Cina che osserva da vicino l'evoluzione dello scontro diplomatico che è stato utilizzato da Modi anche per fini elettorali.

PERCHE' GLI USA HANNO FAVORITO L'INDIA

Allo stesso tempo, i rapporti tra i due giganti asiatici esistono. Modi e Xi Jinping si sono incontrati più volte anche nel corso del 2018 e la presenza di aziende cinesi in India è già una realtà. Ma da qui a sposare il "modello" cinese ce ne passa. Gli Stati Uniti hanno incrementato il rapporto con Modi negli ultimi anni, già con Barack Obama prima e con Donald Trump poi. L'obiettivo è chiaro: contenere l'ascesa della Cina. A questo scopo erano state concessi all'India importanti benefici commerciali, per esempio esentando Nuova Dehli dalle sanzioni economiche sulle esportazioni verso l'Iran. 

IL BOOM INDIANO E I VANTAGGI NELLA SFIDA CON LA CINA

Vantaggi importanti per un'India che è cresciuta, e cresce ancora, a ritmo elevato. Dopo il rallentamento indotto nell’ultimo anno dal ritiro del contante deciso a fine 2016, e dall’importante riforma fiscale introdotta nel 2017, l'economia indiana è tornata a crescere al di sopra del 7% e dovrebbe mantenersi a questo livello anche nel prossimo biennio. Lo sviluppo indiano è notevole, ma ha ancora ampi margini di crescita in particolare per quanto riguarda il potere d'acquisto delle classi medie. Basti pensare che nel 2014, quando si sono svolte le precedenti elezioni, solo 100 milioni di indiani possedevano uno smartphone. Oggi quel numero è quadruplicato, arrivando a 400 milioni. L'India è diventato il mercato principale per Facebook con oltre 300 milioni di account e per WhatsApp con oltre 200 milioni di utenti. Senza contare le app "autoctone", sempre più diffuse. Durante il suo primo mandato Modi ha ha dato priorità ad un’agenda di riforme e investimenti infrastrutturali, con l’obiettivo di rilanciare la crescita economica ed attirare maggiori investimenti esteri. Ma allo stesso tempo ha favorito la produzione interna di tecnologia, lanciando l'iniziativa Make-in-India, che altro non è se non la risposta al Made in China 2025 di Pechino e il tentativo di ridurre l’ampio deficit commerciale che Nuova Dehli detiene con il Dragone. E i suoi punti di forza sono quelli potenzialmente di debolezza della Cina: popolazione giovane, cultura pubblica aperta, soft power, padronanza della lingua inglese, una sviluppata industria dell'entertainment e della cutura. 

I RITARDI NELL'ALLEANZA INDO PACIFICA E IL NON ALLINEAMENTO INDIANO CHE FA ARRABBIARE TRUMP

Sempre in funzione di contenimento della Cina è stata creata la cosiddetta Quad, l'alleanza quadrilaterale dell'Indo Pacifico che comprende oltre a Usa e India anche Giappone e Australia. Ma quella comunione di intenti non èsi è mai tramutata in una vera alleanza né in un progetto alternativo alla Bri, almeno per il momento. D'altronde l'India non sembra avere intenzione di lasciare la sua tradizionale politica estera di non allineamento, che va avanti sin dai tempi dell'indipendenza e della guerra fredda. Anche per questo Trump ha deciso nelle scorse settimane di revocare le concessioni sull'export indiano in Iran.

L'India ha diversi problemi interni da risolvere. Il nazionalismo indù di Modi ha messo in difficoltà le minoranze e non ha ancora cancellato la disoccupazione né le divaricazioni sociali come aveva promesso. Ma i motivi per guardare con fiducia al futuro, per Nuova Dehli, sono numerosi a prescindere da come andranno le elezioni tra Modi e Gandhi. Almeno finché riuscirà a restare in mezzo tra le due potenze maggiori e crescere senza dover scegliere.

twitter11@LorenzoLamperti

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