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Geopolitica
Elezioni Indonesia risultati: il presidente Widodo batte l'ex generale Subianto. Che cosa cambia

Il presidente uscente Joko Widodo è in testa ai risultati delle elezioni presidenziali in Indonesia, secondo le prime stime di tre istituti elettorali pubblicati un'ora dopo la chiusura delle seggi elettorali. I tre istituti, Saiful Mujani Research Center, Indo barometro e Indikator Politik Indonesia, attribuiscono almeno il 55% dei voti a Widodo contro circa 44% il suo avversario, l'ex generale Prabowo Subianto. Widodo sarebbe dunque riuscito a riconfermarsi alla guida dell'Indonesia.

L'ANALISI DI AFFARITALIANI.IT SULLE ELEZIONI IN INDONESIA

Circa 193 milioni di elettori, oltre 245 mila candidati per più di 20 mila seggi tra parlamento nazionale e congressi municipali o religiosi. Oltre 805 mila seggi elettorali in 34 diverse province. Basterebbero questi numeri per avere l'idea della portata delle elezioni in Indonesia, il paese musulmano più grande al mondo con una popolazione che sfiora le 270 milioni di persone ed è in crescita. Ma c'è qualcosa che nemmeno numeri tanto giganteschi possono restituire. Per esempio il ruolo sempre più rilevante che la religione gioca all'interno della vita politica, mettendo a rischio il pluralismo che è sempre stato il tratto distintivo dell'Indonesia sin dai tempi della sua indipendenza (1945) dalla colonizzazione olandese. I due candidati, il presidente uscente Joko Widodo, che secondo i primi risultati avrebbe vinto, e l'ex militare Prabowo Subianto, fanno a gara per mostrarsi fedeli all'Islam mentre al centro della campagna elettorale, come sempre più spesso accade nelle elezioni dei paesi asiatici, è finita la Cina.

ELEZIONI INDONESIA, I CANDIDATI: LA SFIDA TRA JOKO WIDODO E PRABOWO SUBIANTO

La sfida elettorale è stata una riedizione di quella già andata in scena nel 2014. Da una parte Joko Widodo e dall'altra Prabowo Subianto. Cinque anni fa Widodo ebbe la meglio con un vantaggio di sei punti percentuali ma ora la partita appare più aperta. Ex imprenditore di mobili, Widodo è stato il governatore di Giacarta, la capitale, prima di diventare presidente. Durante il suo primo mandato ha lanciato una serie di progetti infrastrutturali, molti dei quali hanno visto la partecipazione di fondi cinesi (e altri giapponesi) nell'ambito della Belt and Road Initiative (Nuova Via della Seta) di Pechino, come per esempio il collegamento ferroviario tra Giacarta e Bandung, un affare da oltre cinque miliardi di dollari. Widodo ha vinto le elezioni del 2014 presentandosi come un uomo d'affari pragmatico e di successo, promettendo sviluppo, lavoro e il superamento in chiave riformista e liberale del retaggio dirigista dell'era di Suharto, che ha dominato l'Indonesia per 32 anni fino al 1998. Le promesse di Widodo sono state rispettate solo in parte. Pur mantenendo una buona crescita annua che non è scesa sotto il 5% e un pil pro capite doppio rispetto a quello dell'India, infatti, l'economia indonesiana non riesce ad assorbire tutta la domanda di lavoro di una popolazione sempre più giovane, creando non poco discontento soprattutto nelle aree più remote del paese. La povertà resta un problema nonostante alcuni piani a sostegno del reddito come il rencente innalzamento dei salari minimi.

Dall'altra parte c'era Subianto, ex tenente generale dell'esercito indonesiano. Dopo aver perso le elezioni del 2014 ora ci riprova con una retorica dagli accesi toni nazionalisti. Durante la campagna elettorale si è presentato come "antidoto" a quella che lui definisce "debolezza" politica. Subianto, che nella sua carriera militare si è distinto anche per presunte violazioni dei diritti umani, ha un legame familiare con l'ex dittatore Suharto, che era suo suocero. Nei suoi comizi si scaglia spesso e volentieri contro la corruzione e gli stranieri, in particolare i cinesi, sulla scorta di quanto accade anche ad altre latitudini. Rispetto a cinque anni fa sembra essersi emancipato dal retaggio dei tempi del suocero e del suo predecessore Sukarno e ha provato a modernizzare la sua immagine candidando come voci il businessman Sandiaga Uno. Non gli è però bastato per evitare la seconda sconfitta.

ELEZIONI INDONESIA, L'AVANZATA DELL'ISLAM E I RISCHI PER IL PLURALISMO

Uno dei nodi, e rischi, principali in ballo nelle elezioni in Indonesia è il ruolo dell'Islam. Widodo ha sempre avuto un'immagine piuttosto laica ma negli ultimi tempi i suoi rapporti con il mondo religioso si sono fatti molto più profondi, oltre a quelli con il mondo militare (una mossa per, evidentemente, arginare le relazioni privilegiate che il suo sfidante, ex tenente generale, ha con l'esercito). In quest'ottica, negli scorsi mesi, ha reintrodotto una quota di lavori in ambito civile riservata ai veterani dell'esercito e, allo stesso tempo, sembra essersi avvicinato a una concezione più conservativa dell'Islam. Sembra che Widodo stia cercando di far dimenticare il suo approccio secolarista, che è sempre stato criticato dal più conservativo, almeno finora, Subianto. L'88% della popolazione indonesiana è musulmana e il peso della religione è in aumento. Per questo Widodo ha scelto come vice Ma'ruf Amin, il capo dell'organizzazione religiosa Nahdlatul Ulama, esponente dell'Islam radicale e dichiaratamente ostile agli omosessuali alla comunità Lgbt. 

La decisione di Widodo preoccupa le minoranze, numerosissime in un paese la cui popolazione è composta da circa 300 diverse etnie e da un numero rilevante di protestanti (7%) e cristiani (circa il 3%). Il timore è quello di una svolta radicale come sta accadendo, con protagonisti e modi diversi, in altre parti del mondo e in particolare dell'Asia. Tra l'altro negli ultimi anni è stata teatro di numerosi attentati terroristici che hanno causato diverse vittime sia nella capitale Giacarta sia nella città di Surabaya.

ELEZIONI INDONESIA, IL NODO DEI RAPPORTI CON LA CINA

Come sta accadendo sempre più spesso in Asia, uno dei temi politici principali è quello del rapporto con la Cina. Come i migranti e l'euroscetticismo dominano l'agenda elettorale dei paesi europei, Pechino domina quella dei paesi asiatici. Una novità dovuta alla sempre maggiore assertività cinese nell'area con il suo colossale progetto Belt and Road che porta soldi e infrastrutture ma anche qualche sospetto nei vicini continentali. E' successo alle Maldive. E' successo in Malesia, dove il neo premier Mahathir ha vinto a sorpresa le elezioni promettendo tra le altre cose di "rivedere" i piani bilaterali salvo poi proprio negli scorsi giorni dare il via libera a un mega progetto ferroviario, rivelando che più che di opposizione si trattava di volontà di rinegoziaziare. E sta succedendo anche in Indonesia, dove l'opposizione sta utilizzando il tema cinese per guadagnare consensi. Subianto ha criticato duramente l'apertura verso la Cina operata da Widodo e promette di rivedere gli investimenti infrastrutturali di Pechino nel paese.

La Cina è per distacco il principale partner commerciale dell'Indonesia, con un interscambio che nel 2017 si è attestato intorno ai 57 miliardi di dollari, con la bilancia tra import ed export comunque a favore di Pechino. La presenza di investimenti cinesi è aumentata però esponenzialmente negli ultimi anni, soppiantando quelli giapponesi e sudcoreani nell'ambito della Belt and Road. La stessa linea ferroviaria ad alta velocità tra Bandung e Giacarta è oggetto di dibattito. Molti indonesiani temono un aumento dell'influenza economica di Pechino e la retorica dello stesso Subianto rischia di alzare tensioni sociali all'interno dell'Indonesia, dove vive una numerosa comunità di origine cinese, che spera di non rivivere le limitazioni e le discriminazioni dell'era di Suharto. Una retorica spesso alimentata anche dai media, in una narrativa che presenta la Cina che mette le mani attraverso le sue compagnie e l'impiego dei suoi lavoratori sulle zone più ricche dell'Indonesia, lasciando ai locali il resto. Subianto sostiene che Widodo non ha protetto abbastanza il paese dalla presenza cinese e si presenta come campione e difensore degli indonesiani. In realtà, pur cooperandoci in materia commerciale, lo stesso governo Widodo ha avuto motivi di dialettica con Pechino, soprattutto sul tema del mar Cinese meridionale. A tal proposito, l'esecutivo di Giacarta ha recentemente supervisionato l'apertura di una base militare sulle Natuna Islands, in prossimità di acque contese. 

ELEZIONI INDONESIA: UN MERCATO IMMENSO E IL RUOLO FUTURO DI GIACARTA

Dopo aver appres il risultato del voto, le politiche concrete di Widodo ci diranno il futuro di un paese il cui peso economico e politico aumenterà nei prossimi anni e decenni. Secondo i dati di PwC, entro il 2050 Giacarta dovrebbe diventare la quarta economia mondiale alle spalle di Cina, Stati Uniti e India. Già oggi è il quarto paese più popoloso del mondo nonché, ovviamente, la più grande economia del Sud Est asiatico. Il suo legame religioso e culturale con il Medio Oriente così come quello con la Cina, nonché gli stretti rapporti diplomatici con gli Usa  lo renderanno un attore geopoliticamente sempre più rilevante. 

twitter11@LorenzoLamperti

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