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Geopolitica
Elezioni Isole Salomone, addio a Taiwan? La Cina vuole il Sud del Pacifico
Una nave cinese nel Pacifico

Dalle parti di Honiara la chiamano la "notte del diavolo". Non si tratta di Halloween, ma dell'ultima notte prima delle elezioni, quando nel passato i candidati e i loro staff si sono spesso prodigati in regali dell'ultimo minuto, sotto forma di banconote o di cibo, agli elettori "indecisi". Mercoledì 3 aprile si vota alle Isole Salomone, l'arcipelago oceanico più grande del Sud del Pacifico. Circa mille isole, oltre 600 mila abitanti, avamposto strategico durante la Seconda Guerra Mondiale (qui si sono combattute molte battaglie sanguinose) che sta riacquistando rilevanza nella grande partita in corsa nel Pacifico tra la Cina e gli Stati Uniti (più i suoi alleati).

LA TENSIONE TRA CINA E TAIWAN

Le Isole Salomone sono uno dei sei alleati di Taiwan del Pacifico, il più importante. Insieme a Palau, Nauru, Marshall Islands, Kiribati e Tuvalu, anche il governo delle Isole Salomone continua a riconoscere Taipei, nonostante la Cina sia il principale mercato dell'export dell'arcipelago. Una questione che non piace, ovviamente, a Pechino, che considera Taiwan una propria provincia ribelle. La tensione sullo stretto di Taiwan cresce, nel lungo avvicinamento alle elezioni presidenziali del 2020 che diranno tanto sul futuro dell'isola.

ISOLE SALOMONE, DA TAIWAN ALLA CINA?

Ma nel frattempo si gioca su più tavoli. In cinque delle sei nazioni insulare alleate di Taiwan si voterà nel corso del 2019, a partire proprio dalle Salomone. E uno degli argomenti più dibattuti durante la campagna elettorale, quantomeno in materia di politca estera, è stato proprio il possibile "switch" diplomatico da Taipei a Pechino. Non a caso la presidente Tsai Ing-wen ha appena concluso un tour nel Pacifico durante il quale, prima di arrivare alle Hawaii, ha sostato a Honiara per provare a rinsaldare il rapporto diplomatico.

IL TEMA TAIWAN-CINA NELLA CAMPAGNA ELETTORALE DELLE ISOLE SALOMONE

Le Salomone riconoscono Taiwan dal 198, che da allora ha premiato la decisione di Honiara con l'elargizione di diversi fondi diretti. Ogni anno Taipei versa circa nove milioni di dollari su un conto governativo delle Salomone. Soldi utilizzati in particolare per lo sviluppo delle aree rurali da un punto di vista economico e sanitario. Ma ora le Salomone stanno valutando l'ipotesi di cambiare partner, abbandonando Taiwan e passando alla Cina. Lo stesso primo ministro uscente, Rick Hou, ha recentemente dichiarato che la relazione diplomatica con Taipei sarà messa al vaglio del nuovo governo, che deciderà se proseguire sulla strada degli ultimi 36 anni oppure no. Alcune delle forze di opposizione hanno più esplicitamente aperto alla possibilità che, se dovessero far parte del nuovo esecutivo, proporrebbero di intensificare il rapporto con la Cina.

TRATTATIVE COMPLICATE E TENSIONI ETNICHE

Per sapere il risultato del voto ci vorranno diverse settimane, quelle necessarie a raccogliere tutte le schede dalle diverse isole, anche quelle più remote. Il risultato è difficile da prevedere, visto che alle elezioni parteciperanno 15 partiti con 333 candidati. Inoltre, il sistema elettorale di Honiara prevede lunghe trattative post elettorali per la composizione del governo nella speranza che non si ripropongano le tradizionali tensioni etniche tra la popolazione di Malaita e gli Isatabu di Guadalcanal, due delle province più importanti dell'arcipelago. Tensioni che nel passato sono spesso sfociate in scontri, tanto da rendere necessaria una missione di pace a guida australiana, portata a termine nel 2017.

LA SFIDA GEOPOLITICA NEL SUD DEL PACIFICO TRA CINA E USA/AUSTRALIA

Durante il lasso di tempo tra la "notte del diavolo" e la formazione del nuovo governo si deciderà anche il futuro delle relazioni diplomatiche. La scelta delle Salomone potrebbe influenzare anche quella degli altri paesi vicini che andranno presto alle urne e saranno in ogni caso un chiaro messaggio sul bilanciamento della sfida geopolitica in atto nel Sud del Pacifico. Gli Usa, per mediazione dell'Australia, stanno cercando di contenere le mire cinesi. Significativo quanto accaduto negli scorsi due anni quando il governo di Canberra, principale benefattore economico dell'intera area, era intervenuto con l'allora premier Malcolm Turnbull per bloccare la costruzione di una rete di cavi internet sottomarini nella quale era coinvolta la Cina, sostituendo le imprese cinesi con un proprio progetto. La scelta di Honiara potrebbe dire molto sui rapporti di forza nell'area.

twitter11@LorenzoLamperti

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