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Geopolitica
Elezioni Israele: Netanyahu e Gantz verso il pari. E Trump rischia il ko
Foto: LaPresse


Israele rischia il pareggio, ancora una volta. Dopo quanto accaduto lo scorso aprile, la situazione si ripropone in tutta la sua intricata complessità. Quando lo spoglio è vicino al cento per cento dei voti scrutiani i due contendenti Benjamin Netanyahu e Benny Gantz sono praticamente appaiati, con il secondo che dovrebbe avere un seggio in più del primo. Al di là di possibili variazioni decimali a spoglio ultimato, nessuno dei due sarà comunque in grado di raggiungere la maggioranza necessaria per formare il governo senza dover trattare. E nemmeno l'accordo con i due poli di riferimento, la destra (anche sempre più radicale) per Netanyahu e i moderati con possibile allargamento ai partiti arabi per Gantz, potrebbe bastare. Al partito russofono di Avigdor Lieberman (l'uomo che ha fatto saltare la composizione del nuovo governo Netanyahu dopo il voto di aprile) ancora una volta il ruolo di ago della bilancia.

Il partito Israel Beitenou dell'ex ministro della Difesa si aggiudica infatti al momento 9 seggi, che potrebbero risultare decisivi. Ma la situazione resta molto frammentata. La Lista unita dei partiti arabo israeliani è la terza forza del paese e dovrebbe conquistare 12 seggi, mentre i due partiti ultraortodossi Shas e Torah unita nel giudaismo dovrebbero totalizzare insieme 15 seggi. A rinfoltire le rispettive forze potrebbero aggiungersi la destra di Yamina per Netanyahu e i democratici e laburisti per Gantz.

I negoziati si annunciano tutt'altro che semplici. Netanyahu si è detto pronto a trattare per formare un esecutivo sionista, mentre Gantz e Lieberman hanno proposto un governo di unità nazionale che comprenda Yisrael Beiteinu, Likud e Blu e Bianco. Una situazione che Netanyahu non vorrebbe prendere in considerazione, perché sa che in tal modo il suo potere sarebbe per forza di cose ridotto. Ma il margine di manovra sembra limitato e l'opzione grande coalizione potrebbe essere quella giusta per evitare il permanere dello stallo.

A livello geopolitico gli spettatori interessati al voto in Israele erano e sono molti. In prima fila c'è ovviamente Donald Trump, aperto sostenitore di Netanyahu, che non vedeva l'ora che l'amico Bibi si riconfermasse per svelare il suo annunciato piano sul Medio Oriente. Un piano che fa storcere il naso ai palestinesi, e non solo, e il cui dispiegamento è già stato rinviato negli scorsi mesi dopo che Netanyahu non è riuscito a formare il governo. Una battuta d'arresto che ha innervosito Trump, ansioso di portare a casa qualche accordo internazionale da far valere nella sua incombente campagna elettorale per le elezioni Usa 2020. Chiaro che uno stallo o ancora peggio una uscita di scena di Netanyahu, l'attore con il quale il piano a stelle e strisce è stato concertato, possa mettere a rischio almeno parte del progetto. Una cosa è certa: l'era di "King Bibi" potrebbe essere giunta alla fine.

twitter11@LorenzoLamperti

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