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Geopolitica
Elezioni Nigeria:in ballo il futuro dell'Africa tra petrolio,terrorismo e clan

ELEZIONI IN NIGERIA, TRA TANTI PROBLEMI E VOGLIA DI CAMBIAMENTO

La Nigeria non è un Paese come un altro. Terzo Stato più popoloso al mondo dopo Cina e India con i suoi 190 milioni di abitanti, prima economia dell'Africa per dimensioni, un territorio sterminato e tanti, forse troppi, problemi. Il terrorismo jihadista di Boko Haram, la corruzione dilagante, le tensioni etniche e religiose, le bande armate e gli aneliti di separatismo. Senza contare la criminalità organizzata esportata, come tristemente noto nelle cronache degli ultimi mesi, anche in Italia. Ma la Nigeria non è solo questo. E' anche un Paese in fermento, con istanze di rinnovamento (che magari si concretizzeranno solo nel 2023 e non a questa tornata elettorale ma che comunque sono già in circolo), una vibrante scena tech con una variegata costellazione di startup, un mercato che può presentare tante future opportunità.

IL RICCO IMPRENDITORE ABUBAKAR SFIDA L'EX MILITARE BUHARI

Il 16 febbraio i nigeriani sono chiamati a scegliere il nuovo presidente in un clima di grande incertezza. Da una parte c'è Muhammadu Buhari, 76 anni, il presidente in carica dal 2015. Dall'altra Atiku Abubakar, 72 anni, uno degli uomini più ricchi della Nigeria. Non proprio due candidati di primo pelo. Entrambi hanno già una lunga carriera politica alle spalle. Buhari, già sconfitto alle presidenziali del 2007 e del 2011, è diventato presidente al terzo tentativo nel 2015 con il suo partito Apc (All Progressive Congress). Prima di allora aveva già guidato un governo militare dal 1983 al 1985. Abubakar è invece già stato vicepresidente tra il 1999 e il 2007 durante i due mandati di Olusegun Obasanjo.

IL VIRUS DELLA CORRUZIONE

Buhari aveva conquistato l'elettorato nigeriano con tre promesse: lotta alla corruzione, lotta al terrorismo, crescita economica. A pesare positivamente la sua esperienza militare e il fatto di essere musulmano, considerato da qualcuno un possibile deterrente alle azioni terroristiche del gruppo jihadista Boko Haram. Sono state tutte in larga parte disattese. In questa campagna elettorale Buhari ha sbandierato il presunto recupero di 2,3 miliardi di dollari in una serie di operazioni anticorruzione. Cifra impossibile da verificare, mentre tutti i report specializzati continuano a considerare la Nigeria come uno dei paesi più corrotti al mondo.

BOKO HARAM E LO SPETTRO DEL TERRORISMO

Sotto il profilo della sicurezza il mandato di Buhari era cominciato con buone premesse. La presenza di Boko Haram, che nel 2015 controllava un territorio pari a quello del Belgio, era stata molto ridimensionata. Ma negli ultimi mesi il gruppo terroristico è tornato in azione in modo prepotente. Lo scorso mese 60 persone sono state uccise in un attentato nella città di Rann mentre circa 30 mila persone sono state costrette a fuggire nel vicino Camerun. Il timore è che le parziali e temporanee vittorie dell'esercito nigeriano fossero motivate anche dalla riorganizzazione interna del gruppo terroristico, che nel 2016 si è diviso in due fazioni. Una guidata dal leader storico Abubakar Shekau e l'altra che ha giurato fedeltà all'Isis. Se si considera che esistono anche altre cellule affiliate ad al-Qaeda si può provare a capire quanto il terrorismo incida sulla vita del Paese. Basti pensare che si calcola che in oltre sette anni di insurrezione armata Boko Haram abbia ucciso circa 15 mila nigeriani, portando alla fuga all'estero di altri due milioni.

Disoccupazione in crescita e recessione: il nodo del petrolio

Anche per quanto riguarda l'economia, non si può affermare che Buhari abbia raggiunto risultati straordinari. La disoccupazione è addirittura aumentata dall'8,2% al 23,1% nei quattro anni della sua presidenza. Colpa anche del ribassamento dei prezzi del petrolio, settore principale dell'economia nigeriana. Ma Buhari non è risucito a prendere le contromisure necessarie per evitare una crisi del lavoro che colpisce fortemente soprattutto i giovani, in una fase recessiva cominciata nel 2016 dopo un ventennio di crescita. 

Abubakar, l'ex doganiere diventato ricco col petrolio

Proprio sul lavoro ha deciso di puntare Abubakar, lo sfidante di Buhari. Il suo slogan elettorale "Let's get Nigerians working again" ("Portiamo i nigeriani a lavorare di nuovo", ndr), la dice lunga. D'altronde lui è uno degli imprenditori nigeriani di maggiore successo. Ex doganiere che ha fatto fortuna con petrolio e telecomunicazioni, si vanta di dare lavoro a diversi cittadini con le sue aziende. Su di lui però c'è anche qualche ombra. Pur non essendo mai stato incriminato in madrepatria, all'estero è in passato stato nel mirino del Senato degli Stati Uniti per un presunto passaggio di fondi illegali negli Usa. C'è poi sottolinea il suo opportunismo politico. Dopo una lunga militanza nell'Apc, infatti, Abubakar ha cambiato sponda passando all'opposizione del Pdp (People's Democratic Party) quando ha capito che il malcontento verso Buhari era in crescita.

Tra incertezza e voglia di cambiamento

Nessuno dei due candidati sembra incarnare la voglia di rinnovamento che si respira in Nigeria. Entrambi anziani, entrambi di lungo corso, non sembrano avere il fascino di altri leader che si stanno affacciando sulla scena politica africana, come il neo presidente dell'Etiopia Abyi. Secondo gli analisti il risultato delle elezioni nigeriane non è mai stato così incerto, anche se lo sfidante Abubakar sembra leggermente in vantaggio. Per la prima volta il potere passerebbe da maggioranza a opposizione due volte nel giro di quattro anni. Un segnale che in ogni caso testimonierebbe una certa maturità nella democrazia nigeriana. Nel frattempo nel paese si organizzano nuovi movimenti che, almeno per ora, non sono ancora partiti. Uno di questi si chiama "Not too young to run", è composto principalmente da giovani e ha già dichiarato l'obiettivo di correre alle elezioni presidenziali del 2023.

Separatismo e tensioni

Intanto però bisogna capire chi vincerà questo voto. C'è molto timore sulle possibili violenze e scontri tra fazioni opposte. Si legge in un report di Amnesty International degli scorsi giorni: "La violenza elettorale in stati come Kano, Kwara, Kogi, Rivers, Taraba e Bayelsa ci preoccupa fortemente, Se non sarà fermata, pregiudicherà il rispetto dei diritti umani per tutto il periodo elettorale. Abbiamo ricevuto notizie di sostenitori di esponenti politici che hanno aggredito oppositori reali o percepiti come tali". Al clima non ha contribuito la decisione di Buhari di sospendere il presidente della corte suprema, Walter Samuel Nkanu Onnoghen, uno dei giudici che sarebbe stato chiamato a pronunciarsi in caso di ricorsi sui risultati del voto. Tensioni che si vanno ad aggiungere a quelle delle numerose bande armate e separatiste attive nel paese, tra cui il Movimento indipendente dei Popoli Indigeni del Biafra di Nnamdi Kanu. Senza contare i separatismi altrui che incidono comunque sulla situazione nigeriana. Ci si riferisce in particolare alle ombre di guerra civile in Ambazonia, regione angolofona separatista del Camerun.

Migranti, terrorismo, clan criminali, petrolio: Usa, Cina ed Europa guardano interessate al risultato delle elezioni in Nigeria

Tra corruzione, terrorismo, recessione e violenza non può sorprendere che dalla Nigeria arrivino in Europa diversi migranti. Anche, ma non solo, per questo i paesi del Vecchio Continente (in primis l'Italia), dovrebbero seguire con attenzione quanto accade in Nigeria. Una stabilità interna al Paese potrebbe portare crescita, sviluppo e trainare anche parte dei vicini africani. Non solo. Nel Paese ci sono diversi interessi occidentali, soprattutto nel settore petrolifero ed estrattivo. Ma anche Stati Uniti e Cina sono coinvolte direttamente nell'esito delle elezioni in Nigeria, essendo rispettivamente secondo importatore e primo importatore di Abuja. Si guarda con speranza al settore dell'innovazione. Secondo il portale Disrupt Africa, le startup nigeriane hanno attratto 49,4 milioni di dollari di investimenti nel 2016, con gli esperti che prevedono margini di crescita enormi. Tutti avrebbero interesse allo sviluppo della Nigeria. D'altronde quello che succede qui ha effetti su tutta l'Africa, e non solo.

twitter11@LorenzoLamperti

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