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Geopolitica
Elezioni Senegal, tra Francia e Cina: l'anti franco CFA Sonko sfida Sall
Foto: LaPresse

Non solo Nigeria. Un altro paese africano è chiamato alle urne nel weekend del 23-24 febbraio. Si tratta del Senegal, Stato chiave dell'Africa occidentale. Elezioni che solo apparentemente possono sembrare secondarie rispetto a quelle del grande e (ingombrante) colosso continentale. Il Senegal è considerato uno dei paesi più democratici dell'area. Ex colonia francese, ha mantenuto uno strettissimo rapporto con Parigi, ma è l'unico territorio a far parte della cosiddetta Françafrique a non aver mai subìto un colpo di Stato. Il legame economico e diplomatico con l'ex colonizzatore è forte ma a Dakar e dintorni si è imposto anche un nuovo attore: la Cina, già presente in massa nel continente. Il presidente uscente Macky Sall, resosi protagonista tra le altre cose di un innovativo programma di redistribuzione della ricchezza e di sostegno alle fasce più povere della popolazione, appare il favorito nella rosa dei cinque candidati. Ma il ritorno da Parigi di Abdoulaye Wade, ex presidente dotato ancora di una certa influenza nel paese, ha alzato i toni dello scontro politico con un richiamo al boicottaggio. 

ELEZIONI SENEGAL: FUNZIONAMENTO DEL VOTO E CANDIDATI

Alle urne i senegalesi potranno scegliere tra 5 nomi, anche se le candidature presentate erano state addirittura 84. Ben 79 sono state però respinte dal Consiglio costituzionale. In palio c'è per la prima volta un mandato di cinque e non di sette anni. I due candidati con il maggior numero di voti si sfideranno in un ballottaggio a meno che uno di loro non sfondi al primo turno la barriera del 50 per cento delle preferenze. Una novità stabilita da un referendum popolare del 2016, teso a incentivare l'alternanza e impedire la concentrazione di potere nelle mani di singoli o di gruppi come purtroppo è accaduto spesso nella politica africana.

ELEZIONI SENEGAL: SALL FAVORITO ALLA RIELEZIONE COL SUO AMBIZIOSO PROGRAMMA "2035"

Il favorito numero uno è, come detto il presidente uscente, Macky Sall. 57 anni, Sall è di estrazione scientifica. Ingegnere geofisico, approda in politica nel 2000 come consigliere speciale della presidenza della Repubblica, per poi diventare ministro di miniere, energia e idraulica nel 2001. Un ruolo chiave per l'economia senegalese. L'ascesa è continua: diventa prima ministro dell'interno e poi primo ministro. Dopo aver diretto la campagna presidenziale di Wade, nel 2007, fonda un suo partito (Alleanza per la Repubblica), con il quale si presenta alle urne nel 2012, vincendo grazie alle grandi promesse di modernizzazione e rilancio economico. Promesse in parte mantenute durante i suoi 7 anni di presidenza, con un forte programma infrastrutturale. Tra aeroporti e autostrade Sall è riuscito a creare lavoro e migliorare le condizioni dei trasporti e delle comunicazioni, grazie anche ai massicci investimenti della Cina. Il suo ambizioso programma annunciato in campagna elettorale è quello di rendere il Senegal un'economia emergente entro il 2035 puntando ancora una volta su infrastrutture, energie rinnovabili e smart cities.

ELEZIONI SENEGAL, GLI SFIDANTI DI SALL. IL PIU' QUOTATO E' IL GIOVANE SONKO, ANTI CORRUZIONE E ANTI FRANCO CFA

Il primo sfidante è una vecchia conoscenza della politica senegalese. Si tratta di Idrissa Seck, 59 anni, anche lui ex primo ministro durante la presidenza Wade. Seck, che ha fondato il partito Rewmi ("Il Paese"), è già stato sconfitto due volte, prima da Wade nel 2007 e poi dallo stesso Sall nel 2012. Difficilmente avrà sorte migliore in questa occasione. Qualche chance in più sembra invece averla Ousmane Sonko, vale a dire il candidato che viene considerato la speranza per gli elettori che vogliono novità e rinnovamento. Con i suoi 44 anni è il più giovane tra i cinque candidati, un fattore da tenere in considerazione in un paese dove oltre il 60 per cento della popolazione ha meno di 25 anni. Le sue speranze, oltre che sull'aria di novità di cui si fa portatore, si basano sulla sua attività di ispettore fiscale, durante la quale ha denunciato diversi casi di corruzione nell'élite senegalese. Non solo. Sonko si è fatto portatore della battaglia contro il franco CFA, la moneta usata in diverse ex colonie francesi e che a detta di diversi osservatori penalizzerebbe i paesi africani ostacolandone lo sviluppo. Cosa che ha attratto su di lui la simpatia delle fasce meno abbienti. Potrebbe essere lui a riuscire ad arrivare al ballottaggio contro Sall. Sembrano più indietro gli altri due candidati, il professore IT Issa Sall (63 anni) e Madicke Niang, 65enne avvocato e storico alleato dell'ex presidente Wade.

ELEZIONI SENEGAL: LE TENSIONI DOPO IL RITORNO DELL'EX PRESIDENTE WADE

In questo scenario di contesa politica si è inserito il ritorno da Parigi dell'ex presidente Wade. Appena rientrato a Dakar, Wade ha chiesto ai suoi sostenitori di boicottare il voto e bruciare le schede elettorali. Nella sua testa l'intenzione di creare una "alleanza strategica" per mettere fine alla presidenza Sall. Per questo sta provando a creare un asse tra militari, poliziotti, prefetti e i suoi ex elettori. Alla base della mossa di Wade c'è l'esclusione del figlio Karim dalla corsa per la presidenza. Esclusione motivata da una condanna per arricchimento illecito, con Karim che si è trasferito in Qatar dopo aver ricevuto la grazia da Sall. Wade Senior ha accusato Sall di aver "fatto fuori" tutti i suoi avversari politici più pericolosi. Oltre al figlio, anche Khalifa Sall, ex sindaco di Dakar, finito in carcere per frode e riciclaggio. Accuse che hanno rilanciato le tesi di parti dell'opposizione che sostengono che il governo stia preparando frodi su larga scala per controllare l'esito del voto.

ELEZIONI SENEGAL: TRA FRANCAFRIQUE E CINAFRICA

A osservare con attenzione l'esito del voto ci sono in particolare tre potenze con interessi di diversa portata in Africa e in particolare in Senegal. Innanzitutto la Francia. Come detto, i legami con l'ex colonia sono ancora molto profondi. Parigi è il primo partner commerciale di Dakar. La Francia opera nella maggior parte dei giacimenti di petrolio e gas con Total e si è garantita una posizione di vantaggio nell'esplorazione delle risorse naturali del paese con un accordo firmato nel maggio 2017. Senza dirlo esplicitamente, pare ovvio che Parigi tifi per la rielezione del presidente Sall, incontrato più di una volta da Emmanuel Macron, che si è recato anche in visita a Dakar. C'è chi però questo legame lo vuole recidere ed è lo sfidante Sonko, accanito oppositore del franco CFA che in campagna elettorale ha usato una forte retorica anticoloniale. Un'eventuale affermazione di Sonko sarebbe un problema per Parigi, che potrebbe vedersi ridiscutere una serie di vantaggi economici e diplomatici di cui ha sempre goduto in Senegal. Segue attenta anche la Cina, ansiosa di estendere la sua presenza in Africa. Con le risorse naturali già "prese" da Parigi, Pechino si è concentrata come ha fatto spesso anche altrove sulle infrastrutture. Il Senegal è stato il primo paese dell'Africa occidentale ad aderire alla Nuova Via della Seta. Mossa ripagata dal governo di Xi Jinping con investimenti diretti per 1,6 miliardi di dollari. Cifra che ha reso la Cina il primo investitore nel paese. Non solo. I rapporti con Sall sono positivi ma probabilmente gli yuan entrerebbero facilmente a Dakar anche con Sonko. D'altronde la presenza cinese in Senegal non è solo economica ma anche culturale, con l'avamposto strategico dell'Istituto Confucio che garantisce a Pechino la diffusione di un soft power culturale che potrebbe giocare un ruolo importante nel futuro dei rapporti sino africani.

twitter11@LorenzoLamperti

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