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Geopolitica
Europee/ Bulgaria, avamposto orientale Ue tra tensioni sociali e geopolitiche
Borissov

Si avvicinano le elezioni europee di maggio. Un appuntamento cruciale per il futuro dell'Europa. Le forze politiche tradizionali di centrodestra e centrosinistra devono fronteggiare l'avanzata di sovranisti, populisti ed euroscettici. In attesa di conoscere la composizione del nuovo Europarlamento, Affaritaliani.it esplora la situazione geopolitica ed economica dei singoli paesi alla vigilia del voto.

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Elezioni europee 2019: Bulgaria, i protagonisti del voto/ L'esecutivo Borissov fra europeismo e sovranismo per tenere a bada gli alleati di governo nazionalisti

Sono solo 29 anni che la Bulgaria indice libere elezioni, da quando il crollo dell’Unione Sovietica ha determinato la transizione del Paese dal regime comunista a quello democratico, il che non ha garantito in pieno la stabilità politica del Paese. La scorsa legislatura si è interrotta prima del termine naturale. Nel 2017 le urne hanno dato di nuovo fiducia al partito del premier uscente e leader del Partito dei Cittadini per lo sviluppo euro (GerbBoyko Borissov (dimissionario all’indomani della sconfitta alle elezioni presidenziali di fine 2016 che hanno decretato la vittoria del socialista Rumen Radev). Boyko Borissov è riuscito per la terza volta a formare un esecutivo di coalizione, in questa circostanza con il blocco nazionalista dei Patrioti Uniti (un’alleanza elettorale fra sovranisti costituita dal Movimento nazionale bulgaro Imro, il Fronte nazionale per la salvezza della Bulgaria Nfsb e il partito ultranazionalista Attacco) e con l’appoggio esterno della novità “Voyla”, un neomovimento populista fondato dall’imprenditore Vaselin Mareshki per la prima volta in ParlamentoAll'opposizione sono finiti il Partito Socialista Bulgaro (Bsp) di Kornelia Ninova e il Movimento per i diritti e le libertà (Dps) partito di riferimento per la minoranza turca in Bulgaria che rappresenta circa 750.000 turchi. Tale bottino elettorale, non esiguo per uno stato che ha una popolazione di circa 8 milioni di persone, è stato realizzato anche grazie al cosiddetto “turismo elettorale”, vale a dire l’ingente arrivo in Bulgaria di persone di etnia turca con passaporto bulgaro che vivono nella confinante Turchia. Sono state molte le proteste dei contrapposti partiti politici con tanto di blocco della frontiera tra i due Paesi da parte di attivisti della formazione nazionalista Patrioti Uniti. L’insediamento del nuovo governo, il 4 maggio 2017, ha preceduto la prima storica presidenza del Consiglio UE assegnata a Sofia, nel periodo gennaio-giugno del 2018. In tale occasione Boyko Borissov aveva assicurato a Bruxelles lealtà e buone intenzioni. Rassicurazioni di cui l’Unione europea aveva bisogno in quanto il Presidente della Repubblica bulgara, il socialista Rumen Radev ha un ottimo dialogo con il Cremlino, in diverse circostanze ha chiesto pubblicamente la rimozione delle sanzioni approvate dall’Ue per la questione Crimea oltre ad avallare la costruzione del gasdotto South Stream che partirebbe proprio dalla Russia, un progetto che non permetterebbe una diversificazione delle fonti, aumentando la dipendenza dell’Europa dal gas russo. Ma le fratture più profonde nel Paese sono altre: in Bulgaria ci sono tre principali gruppi etnici: i bulgari (80%), i turchi (12%) e i rom (7%). Oltre alla minoranza macedone che non ha riscontri numerici ufficiali. Ai gruppi etnici corrispondono lingue e religioni differenti. Gli ortodossi (la maggioranza della popolazione), i musulmani (circa il 15%) e i cattolici che sono in minoranza (3%). Altri gravi problemi sociali impegnano duramente il governo di Sofia e sono rappresentati dal costante flusso di rifugiati e profughi dalla Siria. Il tentativo di contenere le entrate nel Paese attraverso la “rotta balcanica” ha portato a un nuovo ampliamento del muro che divide il paese dalla Turchia. Una questione su cui l’Unione europea pone attenzione. Ma la Bulgaria come altri stati membri, non è sempre chiara sul fronte dei rapporti con Bruxelles: il governo composto in maggioranza dal Partito dei Cittadini per lo sviluppo euro Gerb, si dichiara filoeuropeista e intanto ha contratto un accordo con i Patrioti Uniti, decisamente su posizioni euroscetticheLe stesse posizioni che ha il Partito Socialista Bulgaro (Bsp) di Kornelia Ninova e del Capo di Stato Rumen Radev.

Elezioni europee 2019: Bulgaria, i temi del voto/ I progressi economici riconosciuti da Bruxelles e il tentativo di limitare l'islam 

Lo scorso 27 febbraio la Commissione Europea ha pubblicato la sua relazione annuale sulla Bulgaria riconoscendo sostanziali progressi nel settore finanziario e nel sistema di riscossione delle tasse rispetto all’anno precedente. A 12 anni di distanza dal suo ingresso nell’Unione Europea, la Bulgaria cresce del 3.6% sopra la media europea. Questo segnala ancor di più l’importanza per Sofia di far parte dell’Ue, non è un caso che le esportazioni bulgare siano dirette principalmente verso gli stati membri. A coronamento di questo progresso, il vicepresidente della Commissione europea e commissario per la moneta unica, Valdis Dombrovskis ha annunciato, lo scorso febbraio, che la Bulgaria potrebbe entrare nella moneta unica il 1° gennaio 2022. Ma il tema vero della campagna elettorale che porta alle prossime elezioni europee è il flusso dei migranti dal medio e basso oriente. Nel dicembre del 2018 il governo della Bulgaria ha deciso di astenersi dall'adesione al Global compact non inviando i suoi rappresentanti alla conferenza in programma a Marrakech, in Marocco, rinunciando al voto nell'Assemblea generale delle Nazioni Unite per approvare il patto. Subito dopo il Parlamento ha votato un aumento significativo del finanziamento pubblico delle comunità religiose per cercare di limitare la penetrazione dell'Islam radicale, prevedendo anche un sistema di registrazione dei luoghi di culto e dei funzionari religiosi stranieri. Ma la cosa curiosa è che lo Stato concede un sussidio annuale di 10 lev (5 euro), la moneta bulgara, per ogni fedele appartenente alla Chiesa ortodossa. La misura mira a ridurre i finanziamenti dall'estero, con un occhio particolare al culto musulmano, dalla Turchia e dall'Arabia Saudita. Nel novembre del 2013 la Bulgaria ha approvato la costruzione di una barriera lungo tutto il confine con la Turchia e secondo il ministero degli interni ha impedito un afflusso importante di clandestini nel paese. Nel 2015, come anticipato, ha deciso di ampliare i lavori di costruzione del proprio muro al confine con la Turchia arrivando a 160 chilometri di lunghezza con un soldato di guardia ogni 100 metri e l’aiuto del Colonnello Vladimir Rusev fondatore e coordinatore dei gruppi di volontari che controllano il muro.

Elezioni europee 2019: Bulgaria, situazione geopolitica/ Dopo il Patto di Varsavia il Patto atlantico. La spesa militare aumenta e i rapporti con la Turchia rimangono tesi

La Bulgaria è membro della Nato dal 2004 ed è perfettamente integrata nello schieramento degli “Alleati” nonostante lo storico legame politico-culturale con la Russia. La sua foreign policy tende al dialogo con ogni attore del sistema internazionale anche se non sempre in linea con lo schema euroatlantico. Così Sofia punta a valorizzare il proprio ruolo nell’Europa sud-orientale, contribuendo alla convergenza fra paesi dei Balcani, la Turchia e i paesi che affacciano sul Mar Nero. Dopo l’adesione al Patto atlantico la spesa militare bulgara è stata tra le più alte rispetto a quelle dei propri vicini europei (intorno all’1,6% del pil annuo). Il prossimo 12 giugno la commissione interministeriale presenterà il rapporto sulle offerte presentate per fornire pattugliatori alla Marina militare della Bulgaria (in corsa l'italiana Fincantieri). Ulteriore tassello in direzione del rafforzamento militare di Sofia.

Dai primi anni 2000 la Bulgaria ha cercato di costruire buoni rapporti di vicinato. Dopo i contrasti di inizio ‘900, la Grecia è diventata ferma sostenitrice dell’entrata di Sofia all’interno dell’Ue, mentre le relazioni con la Macedonia del Nord restano controverse. Pur avendo riconosciuto nel 1992 il governo di Skopje e nonostante gli accordi commerciali siglati, restano tensioni legate alla protezione delle minoranze bulgare nel territorio macedone e viceversa. È sulla base di queste motivazioni che Sofia inizialmente ha posto il veto all’ingresso di Skopje nell’Ue ma poi è arrivato il compromesso annunciato proprio dalla presidenza di turno bulgara (del Consiglio Ue) nel gennaio del 2018 con l’intenzione di dare "una chiara prospettiva europea". Nei rapporti delicati della Bulgaria rientra anche quello con Istanbul: il culmine si è raggiunto negli anni ottanta con la fuga verso la Turchia di più di 300.000 turchi (musulmani di lingua bulgara) che denunciavano di non ricevere adeguata tutela dal governo di Sofia. Oggi i due paesi hanno intrapreso un lento percorso di distensione, tanto che l'Assemblea Nazionale bulgara, nel dicembre 2018, ha approvato la nuova strategia energetica nazionale per il 2019-2020. Un documento che riflette la volontà dell'esecutivo di imprimere un'ulteriore accelerazione allo sviluppo dei progetti infrastrutturali per il trasporto del gas naturale, e in particolare dell'allacciamento alla seconda linea del Turkish Stream con la creazione del nuovo corridoio sud-orientale del gas russo. Nel testo è inoltre menzionata la costruzione del Balkan Gas Hub nella regione di Varna. Secondo il premier bulgaro Boyko Borissov ''uno straordinario e importante accordo geostrategico per il ruolo della Bulgaria in Europa e per la sicurezza energetica dell'Ue”.

Grazie alla sua posizione geografica, Sofia rientra perfettamente nelle rotte commerciali fra Europa e Asia. L’esecutivo Borissov si è più volte espresso con favore sull’intensificazione delle relazioni commerciali con la Cina, ma al momento Sofia non risulta centrale nel progetto della Nuova Via della Seta. Il premier cinese Li Keqiang ha incontrato Borissov in Croazia lo scorso aprile al vertice del cosiddetto formato 17+1, indicando una chiara intenzione di collaborazione.

Le proiezioni di voto:

Gerb 30,40% (Centrodestra, membro Ppe)

Bsp 18,93% (Centrosinistra, membro Psoe)

Dps 17,27% (Liberalismo sociale, membro Alde)

Pu 10,66% (Ultradestra, membro Ecr)

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