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Geopolitica
Africa ancora dominata dalla Francia: dal franco CFA agli interventi militari

GLI AFFARI DI PARIGI NELLA FRANçAFRIQUE

Tempo fa è stata ribattezzata Françafrique. Si tratta di quell'estesa area di influenza della Francia in territorio africano. Un'influenza politica, economica, militare. Un legame costruito nei secoli con l'attivismo coloniale di Parigi che, a differenze di altre ex potenze occidentali, non ha mai reciso del tutto i suoi legami con l'Africa. Dal franco CFA alle ingerenze negli scenari politici. E non si parla solo della Libia, dove la decisione di rovesciare Gheddafi e il successivo appoggio al generale Haftar e non al governo del primo ministro al Sarraj, tanti problemi hanno creato e stanno creando. Ci sono anche tanti altri Paesi nei quali, indisturbata, la Francia continua con ostinazione a curare i propri interessi nel menefreghismo (o ignoranza) altrui. 

L'INFLUENZA POLITICA E MILITARE DELLA FRANCIA IN AFRICA

Il peso dell'influenza francese in Africa è impressionante. Coinvolta in oltre 40 interventi militari alle più svariate latitudini del continente, Parigi ha più volte mostrato di ritenere l'Africa come il giardino di casa propria. Spesso gli accordi di natura difensivo-militare sono stati sbandierati dagli inquilini dell'Eliseo di turno come scusa per tutelare i propri interessi. Sono decine gli interventi militari di Parigi in difesa di regimi filo-francesi e quelli, più o meno dichiarati, di sostegno a forze di opposizioni o ribelli a quelli che invece si dimostravano ostili al vecchio padrone. Un esempio quello accaduto in Costa D'Avorio il tentato colpo di Stato ai danni dell'ex presidente Gbagbo, assolto dalla Corte Penale Internazionale la scorsa settimana dopo le incriminazioni per la guerra civile esplosa dopo le elezioni presidenziali del 2010. Ma gli esempi sono molteplici. Interventi militari della Francia diretti si sono verificati, tra gli altri casi, in Gabon, Togo, Mauritania, Mali, Ciad, Repubblica Centrafricana, Tunisia, Ruanda, Comore, Libia. D'altronde il continente africano ospita in pianta stabile oltre cinquemila militari francesi, con basi disseminate a tutte le latitudini, dal Gibuti al Gabon, dal Niger alla Repubblica Centrafricana. Presenza intensificata negli scorsi anni per le missioni anti terrorismo, per esempio in Mali, Niger, Burkina Faso e Mauritania. Interventi però spesso studiati e messi in atto, secondo i non pochi critici, per difendere gli interessi geostrategici della Francia in Africa, dallo sfruttamento delle risorse naturali alla protezione delle proprie multinazionali.

L'INFLUENZA ECONOMICA DELLA FRANCIA IN AFRICA

Gli interessi economici francesi in Africa sono infatti molteplici. Basti citare lo sfruttamento dell'uranio in Niger, dell'oro in Mali o del petrolio in Senegal. Ma anche la presenza dei colossi transalpini  in tutto il continente, da Bolloré a Total. Una mappa variegata che tovva anche l'Africa Occidentale e meridionale, dall'Uganda al Kenya, dall'Angola al Mozambico fino al Sudafrica. D'altronde per quasi la totalità dei Paesi della Françafrique (vale a dire l'area Nord e centro occidentale del continente), la Francia è ancora il primo partner commerciale. Uno degli strumenti in cui si esplicita questo legame economico è il franco CFA, finito nel mirino del Movimento Cinque Stelle. Si tratta di una moneta stampata in Francia e utilizzata in 14 Paesi africani: Benin, Burkina Faso, Camerun, Ciad, Congo, Costa d'Avorio, Gabon, Guinea Bissau, Guinea Equatoriale, Mali, Niger, Repubblica Centrafricana, Senegal e Togo. Il franco CFA viene stampato in Francia e, pur non essendo una "tassa coloniale", obbliga i 14 Paesi che lo utilizzano a depositare la metà delle loro riserve su un conto speciale del Tesoro francese, che esprime dei propri rappresentanti in seno alle due banche centrali di Dakar (Senegal) e Yaoundé (Camerun) dell'area CFA. 

LA NASCITA DELLA CINAFRICA E LE CONTESTAZIONI CONTRO MACRON

L'ingerenza francese in Africa durerà per sempre? La risposta a questa domanda pare essere mai così in bilico. Macron dopo la sua elezioni ha ricordato che il franco CFA aiuta i Paesi che lo utilizzano a mantenere la stabilità, ma nonostante questo i critici aumentano. Nella Repubblica Centrafricana, per esempio, le manifestazioni contro il franco CFA, individuato come lo strumento dello sfruttamento "neocoloniale" francese nonché freno della crescita africana, si sono moltiplicate. In diversi Paesi, compresi Burkina Faso, Camerun e Senegal si sono creati dei veri e propri di movimenti di protesta anti francesi. Il tutto mentre c'è un altro peso massimo che sta penetrando il continente da Oriente. Si tratta della Cina, che a differenza dei francesi offre investimenti senza in cambio pretendere ingerenze politiche. Uno scacchiere complesso nel quale anche l'Italia sta provando, con il governo Conte, a giocare un ruolo importante. L'impero silenziosamente costruito negli anni dalla Francia da De Gaulle in primis, e poi perpetrato nel tempo dai vari Chirac, Hollande e Macron non è più così al sicuro.

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