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Geopolitica
Germania e Usa, quasi nemici. La Cina dietro la sfida tra Merkel e Trump
Foto: LaPresse

Berlino e Washington non sono mai state così lontane. Quantomeno dai tempi della caduta del muro. Le due sponde dell'Atlantico sembrano più separate "solo" da un oceano fisico ma anche da diversi orizzonti politici e strategici. Come appare più che evidente, tra Angela Merkel e Donald Trump non è mai corso buon sangue. Dalla Nato a Huawei, dai dazi sulle auto all'Iran, i temi su cui Germania e Stati Uniti sono entrati in rotta di collisione sono numerosi. Ma dietro tutto c'è il grande gioco globale nel quale gli Usa, consapevoli dell'ascesa della Cina (il loro grande rivale), stanno provando a evitare l'emancipazione di un'Europa unita sotto la leadership tedesca forte abbastanza da conversare (quasi) da pari con Pechino uscendo dalla tradizionale sfera d'influenza atlantica. E' su questo che si sta giocando attualmente la sfida tra le due superpotenze globali, con la Cina che prova a concupire il Vecchio Continente, tornato terra di "conquista" come ai tempi della guerra fredda, con il colossale progetto commerciale della Belt and Road (Via della Seta) e gli Usa che reagiscono, talvolta istericamente, utilizzando l'ipotetica minaccia russa per cementare la cintura nord orientale del continente in funzione anti Berlino/Bruxelles. 

MERKEL E TRUMP, RECIPROCA ANTIPATIA

Sin dai tempi della campagna elettorale del magnate americano in vista delle elezioni del 2016 la cancelleria tedesca non è riuscita a entrare in sintonia con il team di Trump. Una mancanza di sintonia resa subito evidente in occasione del primo incontro tra Merkel e Trump, con la Casa Bianca che nel maggio 2017 riserva un'accoglienza più che tiepida alla cancelliera mentre invece il vicino di casa Emmanuel Macron viene ricevuto con tutti gli onori. Un presidente francese sballottato tra Washington e Berlino e utile a entrambi. Alla Germania per avere una sponda nel disegno di emancipazione dell'Europa portato avanti dalla Merkel. Agli Stati Uniti per provare a rompere il tradizionale asse franco tedesco che sembra, nell'ottica di Washington, potersi allontanare dal classico posizionamento atlantista.

MERKEL SFIDA TRUMP SU IRAN E ARABIA SAUDITA

"I tempi in cui potevamo completamente affidarci agli altri sono un po’ passati", aveva subito dichiarato la Merkel dopo il primo incontro con Trump. Una frase moderata ma significativa, nella quale erano condensati già tutti i dubbi risalenti allo scandalo Nsa con la scoperta che il cellulare della cancelliera era stato intercettato dagli alleati statunitensi. L'atteggiamento aggressivo di Trump sull'Europa ha fatto il resto. A livello geopolitico, la cancelliera si sta infatti ergendo a grande rivale europeo di Trump. Dopo aver creato insieme a Francia e Regno Unito un canale speciale di scambio economico con l'Iran, destinatario delle sanzioni Usa, ha impedito la creazione di una coalizione internazionale contro Teheran. Ma la Merkel non si è fermata qui: ha spinto per l'inserimento dell'Arabia Saudita nella blacklist Ue sul riciclaggio, poi ritirato, e ha stoppato per mesi l'esportazione di armi verso Ryad, principale alleato di Washington nel Medio Oriente.

SUL MEDIO ORIENTE VOLANO GLI STRACCI

La Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera di febbraio ha fatto segnare profondi scossoni alle usuali regole del “gioco” politico internazionale. Gli Stati Uniti si erano presentati in terra tedesca con l’obiettivo primario di creare una sorta di coalizione internazionale anti Iran. Missione sostanzialmente fallita, per la resistenza europea rappresentata da Angela Merkel. Nelle scorse settimane, Germania, Francia e Regno Unito hanno creato Instex, un veicolo finanziario speciale in grado di aggirare le sanzioni statunitensi a Teheran. Mossa che non è andata giù alla Casa Bianca, che individua nella Repubblica Islamica la principale minaccia in Medio Oriente. Per restare al Medio Oriente, la Merkel ha opposto anche un secco rifiuto alla richiesta di Trump di riprendersi i foreign fighters catturati in Siria e ha tirato le orecchie a Washington sugli Afghanistan, chiedendo che gli Stati europei presenti sul territorio vengano coinvolti prima di prendere decisioni sull’eventuale ritiro delle forze militare a stelle e strisce paventato nelle scorse settimane.

LA MINACCIA DEI DAZI SULLE AUTO

Altro capitolo rilevante dello scontro è quello economico. In particolare, al centro della contesa ci sono i dazi sulle automobili europee. I dazi della Casa Bianca colpirebbero un comparto strategico in particolare per la Germania, che sta già segnando preoccupanti segnali di inquietudine per il rallentamento della crescita cinese, partner fondamentale per l’economia tedesca. Non sembra allora un caso che Trump, di fronte a una Merkel agguerrita, minacci di colpirla dove può farle più male. Mentre quando la cancelliera, insieme al premier cinese Li Keqiang, parlavano al vertice Ue/Cina dello scorso 9 aprile della necessarietà di collaborazione nell'ambito del multilateralismo sembravano riferirsi implicitamente al  neoprotezionismo trumpiano.

LA POLEMICA SULLE SPESE MILITARI E IL PROGETTO DELL'ESERCITO EUROPEO

Esiste anche un nodo militare. La Germania è una risorsa strategica inestimabile per gli Stati Uniti. Washington vanta ancora 35 mila soldati sul territorio tedesco. La presenza in Germania è considerata strategica da Washington per evitare la convergenza tra Berlino e Mosca. Non a caso un altro motivo di discussione tra i due alleati è il gasdotto North Stream 2, sul quale Merkel e Putin hanno raggiunto un importante accordo che ha fatto arrabbiare anche i partner dell'Europa orientale. Gli Usa non sono soddisfatti delle spese militari della Germania in ambito Nato. E ancora meno felici sono del progetto, paventato più volte da Macron e Merkel, di un esercito unico europeo.

LA RESISTENZA DELLA GERMANIA ALLE PRESSIONI USA SU HUAWEI

Ma il vero grande tema che regge tutto il resto è la sfida globale tra Usa e Cina. I rapporti commerciali tra Berlino e Pechino sono profondi (non a caso il rallentamento della crescita del Dragone asiatico sta provocando forti contraccolpi nell'economia tedesca). La Merkel sta resistendo alle pressioni americane su Huawei. Nonostante i ripetuti inviti arrivati da Oltreoceano la Germania non ha escluso il colosso tecnologico cinese dai progetti di sviluppo del 5G e anzi ha firmato un accordo anti spionaggio, mentre a livello operativo esistono già diversi casi di collaborazione. Un esempio il memorandum di cooperazione tra il colosso cinese delle telecomunicazioni e la città di Gelsenkirchen.

LA GRANDE SFIDA TRA USA E CINA, CON L'EUROPA IN MEZZO

La Germania dipende troppo dalla Cina per sacrificarla sull'altare della Casa Bianca. Ecco allora la visita di Xi Jinping in Francia, con il vertice al quale ha preso parte anche la Merkel. Ecco l'annuncio di un possibile accordo commerciale di investimento globale tra Unione europea e Cina nel 2020. Segnali di quella convergenza che per gli Usa rischia di non essere solo economica ma anche geopolitica, tra Vecchio Continente e Impero di Mezzo. Per questo Washington non può ancora permettersi di avvicinarsi alla Russia, utilizzata come minaccia da combattere sul fronte orientale dell'Europa, complice anche quanto accaduto negli anni scorsi in Ucraina. Non è un caso che i paesi dell'Est, in primis Polonia e Repubblica Ceca, siano i più cauti su Huawei nonostante l'adesione alla Belt and Road. E' in questo blocco orientale che gli Usa contano di bloccare la realizzazione di un'Europa "sinotedesca".

twitter11@LorenzoLamperti

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