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Geopolitica
Berlino, l'estrema sinistra coi gilet gialli. "Stop Ue e Francia in Africa"

BERLINO - Da una parte i lustrini del festival di Berlino, dall'altra gilet gialli e bandiere rosse. In mezzo, quel che resta del muro. Potsdamer Platz non è mai stata e non sarà mai un luogo come gli altri per Berlino. E' qui, in un sorprendentemente mite sabato di metà febbraio, che si incontrano due mondi opposti. Al Berlinale Palast si consegna l'Orso d'oro al miglior film di una delle più importanti rassegne cinematografiche al mondo. Dall'altra un gruppo apparentemente eterogeneo di cittadini si ritrova con altoparlanti, manifesti, bandiere e una sorta di palco improvvisato sul quale salgono a turno per parlare di ingiustizia sociale, di stipendi troppo bassi, di un'Unione europea che non funziona, di un'Africa ancora colonizzata dalla Francia, di un governo tedesco percepito come lontano dalla gente comune, da quel termine di cui si abusa forse troppo negli ultimi tempi: popolo.

"Ho votato una volta subito dopo il liceo, da allora non ho mai più votato", racconta uno dei manifestanti ad Affaritaliani.it. "Perché sono qui? Perché penso che sia venuto il momento che il potere passi nelle mani della gente". Rudi, 28 anni, è uno di coloro che indossa il gilet giallo, divenuto simbolo di rivendicazione popolare (e a dir la verità anche di violenza), negli scorsi mesi in Francia. "Fanno bene a protestare, il loro governo fa anche più schifo del nostro", gli fa eco un coetaneo a pochi passi di distanza. Chi prende la parola sul piccolo palchetto, eretto proprio al centro di Potsdamer Platz, attacca a più riprese l'Unione europea. "Questa Europa è cattiva, difende gli interessi dei potenti e delle grandi aziende e non degli europei", si ascolta a ripetizione dall'altoparlante. Non solo. Nel mirino c'è anche la Francia, attaccata per le sue ingerenze in Africa. "Stop agli affari francesi in Africa, stop alla colonizzazione", grida una donna col megafono.

Nel gruppo di poche centinaia di persone, totalmente pacifico, non ci sono solo gilet gialli. Spuntano qua e là anche giubbotti della Die Linke, la sinistra radicale, euroscettica e nostalgica del comunismo. Gilet gialli ed estrema sinistra in piazza insieme. Un'unione peculiare al contesto tedesco. A dicembre i vertici della Linke si sono apertamente schierati con i gilet gialli tedeschi. Non solo. Sahra Wagenknecht, uno dei leader del partito, ha dato vita a un movimento chiamato "Get Up". "I gilet gialli mi hanno ispirata, scenderemo anche noi in piazza per tutto il 2019 per chiedere un'Europa e una Germania diverse", ha dichiarato recentemente Wagenknecht.

L'alleanza tra sinistra radicale e gilet gialli appare ancora più evidente davanti alla Porta di Brandeburgo, dove il corteo si dirige dopo qualche decina di minuti. Qui la maggioranza dei presenti è chiaramente militante di sinistra, mentre i gilet gialli passano in minoranza. Campeggiano bandiere con falce e martello e Che Guevara insieme a manifesti e striscioni che sostengono il Venezuela di Maduro e attaccano Stati Uniti e Nato. Insomma, i temi tornano quelli più classicamente legati all'estrema sinistra. "Sostegno al compagno Maduro, sostegno al compagno Ortega, sostegno ai compagni cubani", si scandisce dal megafono. Ma c'è anche chi fa il nome di Putin. "Io sono sempre stata di sinistra", racconta Sandra, 44 anni. "Questa è la prima volta che indosso il gilet giallo e sono felice di farlo". Eppure anche l'Afd, vale a dire l'estrema destra tedesca, ha detto di appoggiare i gilet gialli. "Sì, qualcuno dell'Afd appoggia un'ala violenta dei gilet gialli", ribatte Sandra. "Ma quelli che sono qui oggi non c'entrano niente con la violenza. I gilet gialli sono un simbolo del fatto che il potere può passare al popolo e non possiamo lasciarlo diventare un'esclusiva dei violenti e dei reazionari. Per questo ho deciso di indossarlo. E come me tanti altri che magari erano delusi dai partiti tradizionali".

I poliziotti presenti osservano serenamente la manifestazione, mentre i turisti continuano a scattarsi selfie davanti alla porta di Brandeburgo. Nel frattempo proseguono slogan contro Stati Uniti, Unione europea, Nato, le grandi aziende americane, il capitalismo. Una coppia di gilet gialli si siede sul marciapiede a sorseggiare una birra, davanti a Starbucks. 

twitter11@LorenzoLamperti

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