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Geopolitica
Huawei e nuove intese con Di Maio. Moscopoli rilancia la Via della Seta

L'Italia torna a tessere la tela. Pardon, la seta. Nel giro di poche ore Huawei annuncia investimenti per 3,1 miliardi in tre anni nel nostro Paese e il vicepremier Luigi Di Maio firma sette intese commerciali con il potente segretario del partito comunista di Tianjin, Li Hongzhong. Due segnali del fatto che l'avvicinamento alla Cina, dopo la firma del memorandum of understanding sulla Belt and Road Initiative, prosegue. E forse non è un caso che il cammino dell'Italia sulla Via della Seta sembra aver ripreso slancio dopo l'esplosione del caso Savoini e il conseguente prevedibile riallontanamento (suo malgrado) della Lega dagli Stati Uniti di Donald Trump, dopo che la missione di Matteo Salvini a Washington aveva invece riaffermato una linea fortemente atlantista.

Dopo la vicenda dell'hotel Metropol di Mosca, appare chiaro che i rapporti tra gli Usa e il Carroccio possano subire qualche contraccolpo, quantomeno fino a quando non verrà chiarita. Contestualmente, il M5s torna a spingere sull'acceleratore in direzione di Pechino, quantomeno a livello commerciale. Di Maio ha infatti firmato sette intese commerciali con Li Hongzhong, potente segretario del partito comunista di Tianjin, megalopoli da 15 milioni di abitanti a poca distanza dalla capitale Pechino.

I sette accordi sono stati siglati da enti e aziende italiane e cinesi nell'ambito dei settori industriale, culturale e sportivo, per un valore potenziale di 500 milioni di euro. Il tutto con l'obiettivo dichiarato dal Mise (dove per la verità è molto attivo sul tema anche il sottosegretario leghista Michele Geraci) è quello di valorizzare e potenziare gli scambi commerciali con la Cina e in particolare con aree diverse da quelle tradizionali di Pechino e Shanghai. Proprio a Tianjin è in programma una nuova missione di imprese italiane tra il 25 e il 27 settembre per raggiungere altri accordi. Mentre al momento ancora non è arrivata conferma della missione "di sistema" che il premier Giuseppe Conte aveva preannunciato per l'estate durante la sua visita al secondo forum sulla Belt and Road di Pechino lo scorso fine aprile.

Ma ancora più significativa è la mossa annunciata da Huawei. L'ad in Italia del colosso tecnologico cinese, Thomas Miao, ha infatti annunciato l'investimento di 3,1 miliardi nel nostro paese nei prossimi tre anni. Per l'esattezza 1,9 miliardi destinati all'acquisto di forniture e 1,2 miliardi in marketing e operations, oltre a ulteriori 52 milioni in ricerca e sviluppo. Investimenti che porteranno, secondo i programmi, anche alla creazione di tremila posti di lavoro, mille diretti e duemila indiretti.

Una mossa che la dice lunga sui rapporti tra Huawei e l'Italia e sul radicamento già molto concreto dell'azienda di Shenzhen sul territorio italiano. Una presenza che la dice lunga sull'importanza di Huawei nella cruciale partita dello sviluppo del 5G. Partita sulla quale Miao ha chiesto "regole trasparenti, efficienti e giuste per il golden power", aggiungendo di non vedere problemi in Italia per le tensioni con gli Stati Uniti.

In realtà, proprio l'intervento della Casa Bianca nelle settimane e giorni precedenti alla visita di Xi Jinping a Roma, che aveva portato alla firma del MoU sulla Belt and Road, aveva rallentato il processo di intesa tra Italia e Cina sul 5G, tema sensibile e al centro della trade war (o meglio nuova guerra fredda tecnologica) tra Washington e Pechino. Ora, dopo la fragile tregua siglata tra Trump e Xi al G20 di Osaka e il caso Savoini che allenta la linea iper atlantista della Lega, l'Italia torna a correre sulla Via della Seta.

twitter11@LorenzoLamperti

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