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Geopolitica
India Pakistan, la crisi può aiutare Modi. Danni per la Cina,Trump s'è sfilato
Foto: LaPresse

1947-2019. Sono passati 72 anni dalla partizione dell'India e dalla nascita del Pakistan. Ma la tensione tra il subcontinente e la Repubblica Islamica dell'Asia meridionale è sempre rimasta. Talvolta sottotraccia, altre bolte ha portato allo scoppio di vere e proprie guerre, come nel 1965 e nel 1971, con l'esito finale della nascita del Bangladesh. Ora siamo in uno dei purtroppo non rari momenti in cui la tensione affiora in superficie e raggiunge livelli pericolosi. Anzi, pericolosissimi, se si considera che sia India che Pakistan sono due potenze nucleari. Nicola Missaglia, desk India dell'Ispi, analizza in un'intervista ad Affaritaliani.it gli scenari legati al nuovo scontro  tra Nuova Dehli e Islamabad.

Nicola Missaglia, come si è arrivati a questa crisi?

Le relazioni tra India e Pakistan sono tese da sempre. In particolare, le tensioni si sono spesso concentrate sul territorio del Kashmir, regione contesa tra i due stati. Nel piano di partizione dell'India era stata data la scelta al Kashmir di aderire a uno dei due paesi e l'allora maharaja Singh decise di aderire all'India. Il problema è che una buona parte della popolazione era più propensa di appartenere al Pakistan.

Perché?

Per una questione religiosa. Il Kashmir oggi è l'unica regione indiana a maggioranza musulmana. Tornando a questa crisi, tutto nasce dall'attentato del 14 febbraio, quando è stato colpito un convoglio militare indiano nel Kashmir, uccidendo 46 persone. L'attacco è stato rivendicato dal gruppo terroristico Jaish-e-Mohammad (Esercito di Maometto), un gruppo che l'India sostiene sia colluso coi servizi segreti pakistani. Da qui l'azione indiana, con il bombardamento che avrebbe colpito un campo di addestramento del gruppo terroristico in territorio pakistano e successivamente il presunto abbattimento dei due cacciabombardieri indiani da parte di Islamabad.

regione del kashmir
 

L'escalation rischia di proseguire oppure la crisi può rientrare?

Con le reazioni di entrambe le parti siamo arrivati a un punto dove non ci sono vie di mezzo: o precipita tutto in maniera anche molto pericolosa, visto che stiamo parlando di due potenze nucleari, oppure arriverà una distensione quantomeno dal punto di vista operativo. Credo però che anche nell'auspicabile caso che prevalga la distensione i toni retorici del conflitto resteranno molto alti. 

Perché i toni resteranno alti in ogni caso?

Ci sono diversi fattori, tra cui il fatto che l'India è prossima a un appuntamento elettorale molto importante tra aprile e maggio, con le elezioni legislative nelle quali Modi spera di essere rieletto. E' chiaro che il primo ministro non può mostrarsi debole di fronte a quelle che definisce "provocazioni pakistane". La popolazione indiana è molto sensibile ai temi del Kashmir e del Pakistan e dunque non solo Modi ma anche tutte le altre forze politiche useranno lo scontro per alimentare i propri toni retorici e per mostrarsi forti e risoluti di fronte al rivale storico.

Insomma, sta dicendo che Modi potrebbe trarre vantaggi elettorali dalla tensione con il Pakistan?

La crisi con il Pakistan offre al governo Modi un'occasione di ricompattamento. Ricordiamoci che Modi guida un partito nazionalista indù dove la declinazione religiosa è molto forte, in alcune sue frange anche anti musulmana. Il tema del Pakistan e quello del terrorismo islamico sono molto sentiti da tutto l'elettorato. 

La rielezione di Modi è a rischio?

Non credo. Anzi, c'è da dire che non penso che la situazione del Pakistan possa risultare determinante per la vittoria di Modi. Gli porterà probabilmente dei voti, ma avrebbe probabilmente vinto in ogni caso perché è considerato come l'uomo forte del futuro dell'India. Detto questo, negli ultimi mesi sono arrivati dei segnali negativi per il suo governo. Dal 2014 il suo partito aveva quasi sempre vinto nelle elezioni dei diversi stati indiani, ma lo scorso autunno ha invece perso la maggioranza in tre stati molto importanti dell'area settentrionale della cosiddetta Hindi Belt, la cintura indù che rappresenta proprio lo zoccolo duro dell'elettorato di Modi. Il partito di governo ha perso il consenso di chi si aspettava un maggiore slancio economico e riformista, più lavoro e più investimenti nelle aree rurali.

I livelli alti dello scontro, quantomeno a livello retorico, possono far comodo anche al Pakistan?

Un nemico esterno o interno può sempre far comodo a chi governa. Addebitare le difficoltà interne alle responsabilità di una potenza esterna può convenire. Non credo però che al Pakistan, così come all'India, convenga arrivare a un conflitto più serio. 

Come si può risolvere la questione Kashmir?

La questione Kashmir sarà difficilmente risolta. In questi anni i giri di vite indiani hanno creato terreno fertile per i militanti separatisti e hanno favorito l'attecchimento di sentimenti di rivalsa. Stiamo parlando di una regione già povera colpita da una lunga serie di azioni di polizia, coprifuoco, blackout, censure a internet. Tutte azioni motivate da questioni di sicurezza.

Allargando lo sguardo, quali possono essere le ripercussioni di questa crisi sulle grandi potenze, Stati Uniti e Cina in primis?

Tutte le potenze che guardano a questo conflitto hanno chiesto di abbassare i toni. Lo scontro non fa comodo a nessuno. La Cina confina con una parte del Kashmir e ha investito in Pakistan in infrastrutture nell'ambito della Nuova Via della Seta. Un innalzamento dello scontro potrebbe mettere a rischio gli investimenti e compromettere la sua alleanza con il governo pakistano. Gli Stati Uniti invece si stanno sfilando dalla regione. Il Pakistan era un tempo un alleato di ferro di Washington, soprattutto per quanto riguarda la lotta al terrorismo, ma ora Trump ha messo in luce tutte le ambiguità di Islamabad sul sostegno ai talebani e ad altri guppi terroristici. Ma neppure agli Stati Untii fa comodo un conflitto tra Pakistan e India, altro paese con cui la Casa Bianca ha un buon rapporto.

Si rischiano ripercussioni anche sulla trattativa in corso per il futuro dell'Afghanistan?

Certamente. Gli Usa hanno recentemente siglato una sorta di accordo iniziale coi talebani ma in questo processo il Pakistan gioca un ruolo fondamentale.

twitter11@LorenzoLamperti

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