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Geopolitica
Iran: Trump rischia una guerra che non vuole. Pressing Bolton-Israele-sauditi

Ci siamo. Come su un piano inclinato, la pallina sembra aver quasi terminato la sua discesa. Sin dal suo insediamento alla Casa Bianca, Donald Trump si è circondato di diversi falchi anti Iran nella sua amministrazione. La sua politica nel Medio Oriente è stata in questi anni interamente volta a ricalibrare in modo brusco il disgelo con Teheran operato dal predecessore Barack Obama e a rassicurare gli storici partner dell'area, Arabia Saudita e Israele in primis, che hanno nella Repubblica Islamica il nemico principale, soprattutto dopo che l'influenza dei pasdaran si è estesa in Siria e in Libano arrivando a toccare lo Yemen dove è in corso una lunga e sanguinosa guerra.

Ci siamo. Dal misterioso attacco alle petroliere a quelle delle pipeline saudite, la tensione nel Golfo è arrivata a un livello insostenibile e in mezzo a tutto c'è sempre l'Iran. Gli Stati Uniti, così come le monarchie del Golfo, accusano apertamente Teheran di tutto quanto accaduto nelle ultime settimane, nonostante alcune contraddizioni. L'abbattimento del drone statunitense, che per Washington si trovava sopra acque internazionali e che per Teheran aveva violato il proprio spazio aereo, rappresenta il classico casus belli.

Sembra quasi che gli attori protagonisti non stiano facendo altro che cercare un pretesto per dare il via a uno scontro militare. E nessuno sembra intenzionato ad ammorbidire la propria posizione. D'altra parte l'approccio nuovamente ostile di Washington ha ricompattato la divisa opinione pubblica iraniana portandola su posizioni più dure, quelle degli ayatollah, mandando in soffitta l'approccio più moderato del presidente Rohani, il fautore dell'accordo sul nucleare con Obama reso carta straccia da Trump.

Dall'altra parte, il presidente Usa, nonostante i suoi propositi battagliere e i suoi modi a dir poco anti diplomatici, non sembra essere convinto dell'intervento militare. Trump preferisce, come nel caso della Corea del Nord, l'approccio da gambler. Stracciare accordi, minacciare e poi negoziare un nuovo accordo. In quest'ottica vanno letti i suoi tweet alla Game of Thrones ("Sanctions are coming") per annunciare nuove sanzioni a Teheran e tante altre esternazioni social su Teheran.

Ma ora lo stesso presidente, che secondo quanto raccontato dal New York Times è ancora molto combattuto sulla possibilità di attaccare l'Iran o meno, rischia di vedersi sfuggire tutto sotto le mani. In tanti, intorno a lui, vogliono la guerra. In primis il suo consigliere per la Sicurezza Nazionale, John Bolton, da sempre sostenitore di un cambio di regime a Teheran, da ottenere anche con l'utilizzo della forza. Il segretario di Stato Mike Pompeo, che appare invece più concentrato sulla Cina, starebbe cercando di mediare tra il presidente e Bolton, così come tra la Cia (favorevole all'intervento) e il Pentagono (contrario), il quale tra l'altro ha appena visto un avvicendamento al vertice con l'arrivo di Mark Esper.

Ma la partita non è a due. Anche tra gli alleati degli Usa in Medio Oriente si respira voglia di guerra. L'Israele di Netanyahu ha più volte esplicitamente dichiarato l'Iran una minaccia e spinge per un intervento americano. Allo stesso modo, seppur in maniera meno esplicita, anche le due monarchie del Golfo, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, non vedrebbero l'ora di vedere colpiti i propri nemici. Ryadh e Abu Dhabi sono coinvolte da tempo in un conflitto regionale con l'Iran, sia diplomatico con le misure ai danni del Qatar considerato troppo vicino a Teheran, sia militare con la guerra in Yemen nella quale sono contrapposti direttamente ai ribelli sciiti Houthi. 

Le diplomazie cercano di evitare una guerra. Lo stesso Trump vorrebbe concentrarsi sulla sfida commerciale e tecnologica con la Cina piuttosto che imbarcarsi in un altro conflitto in Medio Oriente. Ma quando metti la pallina sul piano inclinato serve davvero qualcosa di imprevedibile per evitare che continui la discesa fino all'inevitabile epilogo: la caduta.

twitter11@LorenzoLamperti

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