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Geopolitica
Libia, dietro Haftar ci sono tanti interessi. A perderci (ancora) è l'Italia

Grande è la confusione. Ma, al contrario di quanto direbbe Mao Tse-Tung, la situazione non è eccellente. Quantomeno non lo è per l'Italia, che sta assistendo quasi impotente alla nuova crisi in corso in Libia, con l'avanzata del generale Haftar verso Tripoli che sta di fatto rischiando di consegnare a una nuova guerra civile il paese nordafricano a poche centinaia di miglia di mare dalle coste italiane.

LIBIA, I RISCHI PER L'ITALIA TRA INTERESSI ECONOMICI E L'ARRIVO DEI RIFUGIATI

Tra gli interessi economici e umani (che comprendono i tanti lavoratori civili e i 400 militari che si trovano a Misurata) sul territorio libico e il rischio sempre più concreto di una nuova ondata di sbarchi di quelli che da migranti diventerebbero a pieno titolo rifugiati (e ai quali dunque il governo farebbe molta più fatica a opporre il mantra dei "porti chiusi") per l'Italia i rischi sono tanti e tali da mettere in discussione la tenuta stessa del governo.

LIBIA, I PAESI CHE SOSTENGONO HAFTAR

Il tutto mentre continuano ad aumentare le voci (e gli indizi, se non prove) del coinvolgimento diretto di paesi terzi nell'operazione lanciata da Haftar. Un coinvolgimento esplicito da parte di alcune potenze del mondo arabo, in primis l'Egitto. Domenica Haftar ha incontrato il presidente Al Sisi al Cairo, con quest'ultimo che ha ribadito il suo sostegno politico all'azione del generale. Dall'Egitto arriverebbero aiuti non solo politici ma anche militari, come avrebbe raccontato, secondo il sito Libyastudies, un mercenario catturato dai combattimenti e proveniente proprio dall'Egitto.

LE PEDINE DELLA FRANCIA SUL CAOS IN LIBIA

Lo stesso mercenario avrebbe raccontato della presenza sul campo di consiglieri militari francesi, che sarebbero operativi sul suolo libico. La Francia ha sempre negato di sostenere l'operazione di Haftar, né tantomeno di essere coinvolta in essa a nessun livello. Lo aveva fatto anche pochi giorni fa quando si era diffusa la voce di un consiglio militare a Bengasi con la partecipazione di francesi e di una visita del figlio di Haftar a Parigi per ricevere il consenso finale prima dell'attacco. Una voce sostenuta anche dallo stesso governo Serraj, che aveva convocato anche l'ambasciatrice francese. Un governo che, almeno a livello ufficiale, continua a essere appoggiato dalla stessa Francia. La missione di Haftar ha in ogni caso qualche riflesso positivo per gli interessi francesi in Africa, anche perché può portare qualche stabilità nelle zone di confine con altri due paesi chiave, Algeria e Ciad. In particolare, è proprio nel sud della Libia che operavano i ribelli ciadiani "neutralizzati" da un'azione militare francese negli scorsi mesi.

IL RUOLO DELLE POTENZE DEL GOLFO E IL DIALOGO USA-HAFTAR IN OTTICA ANTI ISIS

Ma la partita è ancora più vasta. Appare acclarato il ruolo delle potenze del Golfo, con Emirati Arabi Uniti e (soprattutto) Arabia Saudita che avrebbero sostenuto economicamente le mire di Haftar per la loro ostilità ai Fratelli Musulmani. Un appoggio che imbarazza coloro che sostengono che la missione di Haftar sia positiva nell'ottica di una lotta al radicalismo islamico. Una linea sposata in pieno dall'Egitto e in parte persino dagli Stati Uniti, che nonostante continuino ad appoggiare formalmente il governo di Serraj non hanno trascurato il dialogo con le altre forze presenti in Libia, compreso Haftar, proprio in ottica anti jihadista e anti Isis che, come dimostrato dall'attentato della scorsa settimana, è ancora operativo sul suolo libico.

LE MIRE DELLA RUSSIA DI PUTIN SU LIBIA E AFRICA

Anche la Russia ha mantenuto un doppio canale di dialogo tra Tripoli e Bengasi. Ma, al di là delle smentite ufficiali, sembra proprio che le preferenze di Mosca ricadano ancora una volta su Haftar, come dimostrerebbe l'utilizzo non ufficiale di mercenati del gruppo Wagner, team di contractors vicino al Cremlino. In ballo ci sarebbe la possibilità di una maggiore presenza russa nel Nord Africa (si parla della promessa di un porto), tema che è diventato un pallino di Vladimir Putin

L'ITALIA DIALOGA CON QATAR E TURCHIA, MA LA SOLUZIONE DIPLOMATICA SEMBRA COMPROMESSA

E l'Italia? Il governo Conte sta provando a fare quadrato con tutti coloro che propendono per una situazione politica. In Europa sembra aver incassato la sponda della Germania, mentre continuano i contatti con il Qatar, aperto sostenitore di Serraj insieme alla Turchia. Allo stesso tempo, come dimostra prima il vertice di Palermo e poi gli incontri degli scorsi giorni, il governo ha cercato di riallacciare (tardivamente) le relazioni anche con Haftar dopo aver puntato a occhi chiusi su Serraj negli anni scorsi. Ma il timore è che sia troppo tardi per riuscire a ottenere una soluzione diplomatica. E l'Italia, insieme ovviamente alla Libia, potrebbe pagarne il prezzo.

twitter11@LorenzoLamperti

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